Barry Seal – Una storia americana, di Doug Liman, la contro-epica del self-made-man a stelle e strisce tra Carter e Reagan

Sul suo account Twitter, @TomCruise, l’attore statunitense si presenta comeAttore, produttore, corro nei film dal 1981. Qualche tempo dopo, in un suo editoriale dell’estate del 2018, Rotten Tomatoes ha svelato come il successo di un film con Tom Cruise protagonista è direttamente proporzionale alle scene in cui corre. Se dovessimo basarci unicamente sui chilometri percorsi, beh, Barry Seal – Una storia americana (2017) sarebbe tutt’altro che un film memorabile; eppure, l’opera di Doug Liman, pur non facendo correre praticamente mai il nostro, ha il pregio di mostrarci l’altro lato del Cruise attore-corridore: l’intensità recitativa e l’istrionismo.

Non aspettatevi un action compassato e intrighi internazionali; Barry Seal si incanala più nei binari delle contro-epiche delle rockstar del crimine, di un linguaggio filmico tra i toni de Quei bravi ragazzi (1990) e una scalata degna del Tony Montana di Scarface (1983). A cambiare però è l’inerzia, un saliscendi emozionale tra i federali e gli albori del Cartello Colombiano; in mezzo il “bravo ragazzo” Seal, in una scalata al successo tra droga, armi e denaro riciclato.

Una scena di Barry Seal - Una storia americana

Come detto, beh, Cruise non corre poi tanto; nella sua seconda collaborazione con Liman dopo Senza domani (2014) però, mantiene intatta la tradizione del voler realizzare, da sé, i propri stunt. Tom Cruise è infatti un pilota qualificato, ha realizzato da sé tutte le adrenaliniche sequenze di volo – autentico vanto dell’opera del cineasta della trilogia di Jason Bourne (2002-2007).  Eppure, nonostante il tono vivace, la lavorazione di Barry Seal è stata macchiata da un evento traumatico; durante l’ultimo giorno di lavorazione (11 settembre 2015) infatti, lo stuntman Alan D. Purwin e Carlos Berl sono morti in un incidente aereo dovuto a cattive condizioni meteo. L’aereo in questione era il N164HH, il velivolo leggero usato dal Seal di Cruise lungo la pellicola.

L’originale Barry Seal 

È un profilo interessante quello di Barry Seal. Nato in Louisiana nel 1939, ammesso alla Louisiana Army National Guard nel 1961 dove prende parte al Q Course senza completarlo; nel 1964 diventa tecnico di volo della Trans World Airlines, venendo rapidamente promosso fino a diventare tra i più giovani piloti della compagnia aerea. Vi resta per otto anni finché, nel 1972, non viene licenziato perché coinvolto in un traffico di esplosivi con il Messico.

Dalla fine degli anni Settanta inizia l’ascesa di Barry Seal, prima contrabbandando marijuana, poi cocaina; fino a divenire mercante d’armi quando, nel 1980, viene trovato in possesso di un fucile M-1 – e infine arrestato. Dagli anni Ottanta Seal inizia la sua collaborazione florida con il Cartello Colombiano; usando come base la Louisiana e l’Arkansas per dirigersi tra Bogota e Panama.

L'originale Barry Seal

Nel 1984 venne arrestato a Fort Lauderdale per riciclaggio di denaro e smercio di Quaalude e condannato a 10 anni; contattò così la DEA per offrirsi come informatore, svelando così la coltre attorno all’Iran-gate e al coinvolgimento della CIA in merito all’aver armato i Sandinisti del Nicaragua. Le sue rivelazioni furono preziose per la lotta alla droga del Governo Reagan, ma lo resero un bersaglio per il Cartello – finendo assassinato il 19 febbraio 1986 da dei sicari assunti dai Fratelli Ochoa.

Nel cast del film di Doug Liman figurano Tom Cruise, Domhnall Gleeson, Sarah Wright, Jesse Plemons; e ancora Caleb Landry Jones, Lola Kirke, E.Roger Mitchell, Jayma Mays e Alejandro Edda.

Barry Seal – Una storia americana: la sinossi del film di Doug Liman

1979, Jimmy Carter è il nuovo Presidente degli Stati Uniti e davanti alla nazione parla di “crisi di fiducia” in riferimento alla crisi degli ostaggi iraniana; crisi diplomatico-politica sorta tra la nazione a stelle e strisce e l’Iran quando degli studenti occuparono l’ambasciata statunitense a Teheran prendendovi in ostaggio 52 membri dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981.

In un momento di totale incertezza, Barry Seal (Tom Cruise), scaltro piloti d’aerei di linea, sposato con Lucy (Sarah Wright) viene scoperto, contattato e reclutato da Monty Schafer (Domhnall Gleeson); agente CIA sornione e senza scrupoli, che lo ingaggia per missioni sotto copertura. Giunto in Nicaragua però, Seal inizia a collaborare con i contras in lotta con i sandinisti; e in seguito come contrabbandiere d’armi e di droga per il Cartello di Medellìn di Jorge Ochoa (Alejandro Edda) e Pablo Escobar (Mauricio Mejìa) e infine come informatore della DEA. Ascesa e caduta straordinaria di uno dei personaggi più incredibili degli anni Ottanta americani.

Una scena di Barry Seal - Una storia americana

Tra Boogie Nights e Blow: il biopic secondo Doug Liman

Già dalle primissime battute di racconto si può intuire il tono narrativo de Barry Seal; il logo Universal che da contemporaneo torna con il suo layout degli anni Settanta, e una codifica d’immagini per entrare nel mood del periodo sulle note di A Fifth of Beethoven. Mangianastri, Sugar Ray Leonard e infine la nomina di Jimmy Carter, a cui Liman affida l’apertura di racconto:

“Esattamente tre anni fa vi ho promesso un Presidente che prova il vostro dolore e condivide i vostri sogni; oggi devo mettervi in guardia su un pericolo gravissimo per la Democrazia Americana. Per la prima volta nella storia la maggioranza del nostro popolo pensa che i prossimi cinque anni, saranno peggiori dei precedenti cinque anni“.

Una sigaretta, una cloche, da auto-pilota a “manuale”; e Liman configura in una regia di primissimi piani claustrofobici una presentazione “deduttiva” del Seal di Cruise tra una routine massacrante e poca intimità con la moglie Lucy della Wright. Poi un chivas con ghiaccio, You Sexy Thing degli Hot Chocolate e l’ingresso scenico dell’agente FBI Schafer di Gleeson; attraverso cui Liman alza la posta in gioco tra regia veloce, e una fotografia blu avvolgente. Così facendo, il cineasta de Go – Una notte da dimenticare (1999) dispiega l’elemento relazionale alla base del racconto; configurando, di riflesso, il background caratteriale e relazionale di Barry Seal attraverso un linguaggio filmico vivace e dal ritmo netto.

Tom Cruise in una scena di Barry Seal - Una storia americana

Nel declinare il suo primo turning point infatti; Liman pone le basi di una contro-epica del self-made-man arricchendola di senso nell’abbandono di un lavoro sicuro per una via avventurosa. Espediente attraverso cui operare di digressioni temporali tra passato e presente; elementi figurativi e improprie rotture di quarta parete al sapore di Boogie Nights (1997) e Blow (2001).

Il valore della contro-epica del Sogno Americano

Come spesso succede per i biopic atipici infatti, si sente quell’atmosfera vivace da grande cinema; una piccola esperienza sensoriale che Liman arricchisce di musica pop-rock, soggettive dal muso dell’aereo e ritmo frenetico. L’ingresso scenico del Ochoa di Adda alza sensibilmente la posta in gioco, in una contro-contro-epica che arricchisce di senso il racconto di Barry Seal; configurandolo, di riflesso, come ipotetico prequel tematico di Narcos (2015-2017) – dove è interpretato da Dylan A. Bruno. Il cineasta de Jumper (2008) pone così una netta contrapposizione tra la contro-epica federale e quella da narcotraffico intrecciandole nello sviluppo del secondo atto; attraverso cui dare colore al racconto tra Ronald Reagan, Bonzo la scimmia sapiente (1951) e i Sandinisti del Nicaragua, e di riflesso, all’agente scenico del Seal di Cruise.

Liman alza così la posta in gioco, arricchisce di elementi similari e paralleli la narrazione; e giustifica legalmente la contro-epica sulle note di Hooked on Classics. L’intreccio progressivo delle componenti federali e da narcotraffico fa progressivamente evolvere la contro-epica in epica a pieno titolo; una giustificazione malevola che trova infine disgregazione in una climax costruita gradualmente di acquisti eccentrici, DEA, e ribaltamenti di fronte. Espediente sagace con cui il cineasta di Senza Domani disgrega l’unità familiare e ribalta l’inerzia delle gesta di Seal; accrescendo così il suo ruolo di pedina a tutto campo che va di pari passo con un graduale incupimento del tono del racconto.

Un’opera sottovalutata con un Tom Cruise sorprendente

A detta di Doug Liman, Barry Seal – Una storia americana è “una bugia divertente basata su una storia vera“; e in effetti è forse il miglior modo per poterlo definire confrontando morfologicamente il Barry Seal “originale” con quello di Tom Cruise. Eppure, come dicevamo in apertura, l’opera di Liman ha il merito di mostrarci il lato più istrionico e intenso del Cruise-attore; in un ritorno in cabina di pilotaggio a trent’anni da Top Gun (1986) che è recitazione fisica, ma anche capacità di saper passare dal comico al drammatico grazie a un prodigioso lavoro d’immedesimazione.

Un’opera falsamente atipica Barry Seal – Una storia americana, e invece fortemente rievocatrice di grande cinema tra atmosfere alla Boogie Nights, un tono pop alla Scorsese e una scalata al potere “alla De Palma” – ennesima tacca sulla cintura di un eccellente mestierante come Liman, e di un Cruise che conferma il saper scegliere, sempre, progetti artisticamente invitanti e incisivi.