A Burt Reynolds, un ricordo sul duro del cinema scomparso a 82 anni

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A Burt Reynolds, un ricordo sul duro del Cinema scomparso a 82 anni

Burt Reynolds è scomparso a 82 anni. Un attacco cardiaco ha fatto chiudere gli occhi sottili e penetranti del duro del cinema, un eroe per intere generazioni. Accanto a lui c’era la sua famiglia che lo ha amorevolmente accompagnato nel suo ultimo viaggio.
Ci sembra incredibile: a maggio Quentin Tarantino lo aveva scritturato per il ruolo di George Sphan (proprietario del ranch che aveva ospitato Charles Manson e la sua “Family“) nel corale Once Upon a Time in Hollywood. Il film avrebbe segnato anche il suo ritorno sulle scene in una grande produzione dopo The Last Movie Star, lungometraggio diretto da Adam Rifkin in cui veniva narrata la storia di un’anziana star sul viale del tramonto.
Purtroppo, come riportato da The Hollywood Reporter, l’attore non aveva girato nessuna scena ma non vedeva l’ora di tornare sul set, secondo quanto rivelato da lui stesso alle persone vicine.
Una lunghissima carriera per Burton Leon “Burt” Reynolds Jr. classe 1936. Nel suo futuro sembrava esserci il football professionistico ma un incidente d’auto interruppe la sua carriera sportiva.
Di origini irlandesi e Cherokee diviene popolare con la serie Hawk L’Indiano, andata in onda in Italia sul Secondo Canale (la futura Rai Due) negli anni 60.
Lavora con Sergio Corbucci in Navajo Joe, film del 1966 che lui stesso definì “il più brutto a cui ho preso parte“. Per quanto rispettasse Corbucci era solito consigliare la visione di questo film solo nelle carceri e sugli aerei, così che nessuno potesse avere una via di fuga.
Nel ’67 viene ingaggiato come protagonista di Quattro Bastardi per un Posto all’Inferno per la regia di Samuel Fuller. Il 1972 è l’anno di Un Tranquillo Weekend di Paura, diretto da John Boorman, dove recita al fianco di Jon Voight. E’ un successo di critica e pubblico che porta il film agli Oscar!
Quello stesso anno lavora con Woody Allen in Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere Sul Sesso* (Ma Non Avete Mai Osato Chiedere), quarto film del regista di New York.
Un altro successo arriva con Robert Aldrich (Che Fine Ha Fatto Baby Jane?), che lo vuole per il ruolo dell’ex campione di football Paul Crewe in Quella Sporca Ultima Meta (1974).
Con questi ruoli il suo nome si rafforza, diventando uno degli attori più pagati di Hollywood e venendo persino menzionato in canzoni come Cadillac Ranch del boss Bruce Springsteen.

James Dean in that Mercury ‘49
Junior Johnson runnin’ thru the woods of Caroline
even Burt Reynolds in that black Trans-Am
all gonna meet down at the Cadillac Ranch

(Dall’album “The River” del 1980)

Dopo aver rinunciato a divenire il successore di Sean Connery e Roger Moore nel ruolo di James Bond (“Un americano non potrà mai interpretare una spia inglese”) la sua carriera subisce un brusco arresto. Il divorzio con Loni Anderson, sposata nel 1988, diventa una vera e propria guerra senza esclusione di colpi; i continui litigi, le violenze e i conseguenti attacchi pubblici lo fanno diventare il gossip del momento.
Negli anni ’90 degli investimenti fallimentari lo portano sulla via della bancarotta: fu costretto a vendere gran parte dei suoi beni, il tutto a causa della disonestà dei suoi consiglieri finanziari.
Il destino però gli offre un’altra chance. Per Reynolds la consacrazione definitiva arriva nel 1998 con Boogie Nights – L’altra Hollywood di Paul Thomas Anderson dove interpreta il regista di film porno Paul Horner. Per quell’interpretazione magistrale riceve una candidatura agli Oscar assieme a Julianne Moore.
Burt è stato un vero “american man”, un personaggio eclettico che ha vissuto a pieno la sua vita, rinunciando a diversi ruoli che lo avrebbero portato ancora più in alto: da Han Solo a John McClane di Die Hard fino al ruolo che poi andò al bel Richard Gere in Pretty Woman. Come disse in un’intervista: Ero troppo arrogante e troppo stupido.
Buon viaggio cowboy.

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