I 10 migliori film del 2019

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10 migliori film
10 migliori film
Lo sentite il primo, timido, petardo che rimbombando da lontano, mette sull’attenti tutta la città? È il segnale che ci comunica l’imminente chiusura del sipario su una performance che, dopo 12 mesi, sta consumando il suo ultimo atto. Il 2019 è stato un anno pieno di cinema, partito un po’ in sordina per poi concludersi con una carrellata di film pronti a lasciare per sempre la propria impronta nella memoria collettiva e nel cuore degli appassionati.
Decidere quali siano i 10 migliori film del 2019 è un po’ come stabilire se  vuoi più bene a mamma o papà. L’indecisione regna sovrana tanto da rendere assai più complicato un lavoro di selezione che fino a giugno ci appariva pressoché scontato e semplice.
Dopo infinite riunioni di redazioni, e interminabili conteggi, ecco a voi la classifica dei 10 migliori film del 2019 secondo CineAvatar.
Buone feste, buon cinema, e che il 2020 sia un anno illuminato da schermi cinematografici pieni di film meravigliosi.
  1. Dolor y Gloria
Dolor y Gloria
Antonio Banderas in Dolor y Gloria
Raccontare la vita che scorre è un dono; narrare la propria a volte è un’esigenza. Pedro Almodóvar prende la macchina da presa e con Dolor y Gloria scrive con l’inchiostro della pellicola cinematografica la propria confessione. Una riconciliazione con se stesso, una liberazione dai propri peccati e un perdono dei propri errori. Il dolore di ieri può tramutarsi nella gloria di domani, e così con il suo nuovo film il regista spagnolo realizza una delle sue pellicole più intimiste, e per questo commoventi ed eleganti, della sua intera carriera. Il tutto coadiuvato dalla presenza di Antonio Banderas, suo alter-ego finzionale dalla bravura accecante.
  1. Ritratto della giovane in fiamme
Dalla nostra recensione a cura di Marco Tomasoni
Delicato ma potentissimo, Ritratto della giovane in fiamme non si adegua al topos, sempre più in voga e monotono, della vicenda “scandalosa” nel mondo ingannevolmente puro e raffinato del XVIII secolo. L’ultima opera di Céline Sciamma è diretta in modo magistrale, con una messa in scena e una resa fotografica degna dei grandi maestri del cinema in costume. Il godimento, tuttavia, non si limita alla dimensione estetica: il film si evolve come una riflessione intima sul potere salvifico dell’arte e della rappresentazione. E non è un caso che il fil rouge dell’opera sia il parallelismo tra Orfeo-Artista/Poeta-Soggetto osservante e Euridice-Protagonista dell’opera d’arte-Oggetto dell’osservazione.
  1. Toy Story 4
Toy Story 4
Dalla nostra recensione a cura di Gabriele Lingiardi
Toy Story 4 (…) è una bomba emotiva che esplode quando meno ce lo si aspetta. Un capolavoro di sensibilità nella scrittura e nella messa in scena che riesce a replicare con il maggior realismo possibile i sussulti della vita. In Toy Story 4 ci sono sequenze comiche che arrivano a tendere la mano come può fare l’amico che ti distrae dalla tristezza. Ci sono momenti di suspense in cui l’ansia è sostituita alla frustrazione del raggiungimento di un obiettivo. Le lacrime, ci sono e sono bellissime, sincere e per nulla ricattatorie, arrivano inaspettate con due/tre parole dette dal personaggio giusto al momento giusto.
  1. The Irishman

Dalla nostra recensione a cura di Giulio Burini
Nel corso della significativa durata di 209 minuti, Scorsese sperimenta con giovanile curiosità tutto quello che il genere gangster può ancora offrirgli, per quanto riguarda tecniche di narrazione, tempistiche, rapporti umani e, soprattutto, punto di vista. I toni ironici che caratterizzavano “Quei Bravi Ragazzi” (1990) lasciano spazio a un sentimento di profonda tenerezza nei confronti dell’intero coro di antieroi che si muovono sulla scena. Ognuno di essi è provvisto di una nuova identità, un nuovo ruolo nella storia ma, in fondo, sono sempre loro… gli stessi vecchi gangster nei confronti dei quali è impossibile non provare un sentimento di empatia, quale che sia l’oscuro e violento mondo dal quale sono emersi. Il bene e il male, come recitava il sottotitolo di The Departed (2006), convivono costantemente in questi figli legittimi della legge del più forte, proiettati in un sistema malato ma non privi di un proprio distorto senso dell’onore.
  1. Noi & Parasite
noi poster
Dalla nostra recensione a cura di Teresa Gallo
Il doppelgänger è semplicemente un nostro doppio la cui immagine viene riflessa su uno specchio: è un’analisi di noi stessi, delle nostre paure, degli istinti e delle brutalità, ma anche delle nostre speranze. Un confronto che spesso temiamo, ma che dovremmo imparare ad affrontare.
Parasite
Dalla nostra recensione a cura di Elisa Torsiello
Istantanea della diseguaglianza sociale che strattona e strangola l’attualità coreana in primis, e figlia di quella paura dilagante già tradotta in immagine cinematografica da Jordan Peele in US, Parasite gioca su nemesi e riflessi speculari di due mondi in perpetua collisione. E così le finestre su cui si aprono le abitazioni delle due famiglie reduplicano un’altra superficie riflettente come quella della cinepresa e, in seconda istanza, dello schermo cinematografico su cui si staglia la corsa alla rivincita personale di Ki-Woo.
  1. Avengers: Endgame

Avengers: Endgame

Dalla nostra recensione a cura di Michela Vasini
Nulla è lasciato al caso e ogni mondo conosciuto fin qui si ritrova e rivive in queste battaglie finali grazie all’ammirabile capacità di creare un equilibrio perfetto oltre la più grandiosa aspettativa. Se in alcuni punti pesa un po’ la mano del politicamente corretto strizzando l’occhio, nemmeno troppo velatamente, al Girl Power, non delude la chiarezza e la genuinità del racconto che va oltre qualunque cosa mai realizzata prima. Si sentono i brividi lungo la schiena quando tutto si incastra alla perfezione.
  1. Joker

Joker: per Joaquin Phoenix è stata ''una delle esperienze più grandi della sua vita''

Dalla nostra recensione a cura di Elisa Torsiello
Lontano dal Joker di Jack Nicholson, astratto e colorato come i quadri che lo attorniavano, quello di Phoenix si impronta su un’interpretazione ancora più sommessa di quella di Heath Ledger. Il suo Arthur Fleck è una miccia silenziosa pronta a esplodere. La sua ascesa al regno della follia è una danza, la stessa che caratterizza il cinema (non a caso definito proprio “cine-balletto”) di Charlie Chaplin. Come Charlot, Fleck si eleva a rappresentante dei deboli, degli inascoltati, dei reietti, di coloro che vivono all’ombra del successo privati eternamente del sorriso; un’analogia sottolineata dal film stesso che ripropone, in una scena meta-cinematografica ad altra tensione, la proiezione di Tempi Moderni. Vagabondo dell’oscurità, ai fiori di Charlot Joker preferisce le pistole, armi ribelli di una fetta sempre più ampia di società strangolata da debiti, diseguaglianze e ingiustizie.
  1. L’ufficiale e la spia
Dalla nostra recensione a cura di Elisa Torsiello
J’Accuse si alimenta dunque della stessa sostanza che l’ha generata: uno spazio claustrofobico, chiuso, di uomini che si ergono a detentori della verità e pronti a tutto, anche a mentire davanti al fatto compiuto, pur di mantenere integre le proprie reputazioni. Ma come ben mostrato da Polanski, basta anche una ripresa dal basso, o un’inquadratura angolata, perché questo fragile castello venga detonato in mille pezzi. Un’operazione che solo poco registi sanno fare.
  1. C’era una volta a Hollywood

Once Upon a Time in Hollywood

Dalla nostra recensione di Andrea Rurali e Marco Tomasoni
Tarantino mescola eventi, situazioni e personaggi reali ad altrettanti fittizi, prende la storia, la mastica e la sputa fuori secondo la sua icastica visione (la “ricostruzione” dell’eccidio del 10050 di Cielo Drive è portentosa). Inutile sottolineare come non si tratti dell’ennesima ricostruzione malinconica del tempo che fu: spoglio da patine sentimentali, il film ci mostra lo sfavillio delle insegne delle sale e dei ristoranti di Los Angeles, le feste e lo star system, ma anche l’ipocrisia che si cela dietro questo mondo e, soprattutto, il ruolo sostanziale delle produzioni televisive e cinematografiche grossolanamente ricordate “di genere” o “di serie b” che, invece, sono linfa vitale e a cui Tarantino rende meritato onore. […]
C’era una volta a Hollywood è una carezza romantica al cinema popolare più bistrattato e antielitario, ai suoi generi, ai mestieranti dimenticati, agli attori sotto scacco dello star system. Una lode autentica al glorioso western, un omaggio al (e per il) cinema sul viale del tramonto.
  1. Marriage Story – Storia di un matrimonio
Dalla nostra recensione a cura di Teresa Gallo
Adam Driver e Scarlett Johansson sono perfetti nei panni dei due protagonisti, entrano in contatto con loro e riescono a trasmettere mille sfumature ed espressioni nelle loro performance. Ecco allora che il dramma non vuole essere una denuncia del divorzio, ma piuttosto un’esplorazione del rapporto che si crea tra due persone innamorate, ma disilluse e ferite, che in quanto umane, sono capaci di ferirsi reciprocamente nell’intimo, come in una lunga ed estenuate battaglia.
EXTRA CLASSIFICA: JOJO RABBIT
Il film di e con Taika Waititi uscirà nelle nostre sale a febbraio 2020. Un’opera da non perdere, ironica e intelligente, capace di celare dietro l’apparente agiografia del nazismo una feroce satira del regime. Un ribaltamento sarcastico di un universo che non cede a morire, con cui, sorrisi dopo sorriso, fare a pezzi l’ideologia che ne sta alla base, ingigantendo ogni suo punto debole e di orrore così da sconfiggerlo del tutto.