MARRIAGE STORY, la recensione del film di Noah Baumbach

Marriage Story

La recensione di Marriage Story presentato a Venezia

Una coppia in crisi. Un matrimonio che non riesce a trovare la scintilla che dona linfa e vitalità al rapporto. Un figlio a carico che diventa il centro di due metà in lotta tra loro.
Marriage Story è la storia di molti. Una realtà oggi preponderante. Charlie (Adam Driver), regista teatrale emergente e Nicole (Scarlett Johansson), attrice nella compagnia di lui, sono sposati da diverso tempo e hanno un bambino di otto anni, Henry. All’apparenza sembrano la coppia perfetta, ma in realtà il loro matrimonio è giunto ormai a un binario morto e i due hanno deciso di separarsi in modo e intraprendere strade diverse. Tuttavia, ciò che all’inizio appare come una separazione tranquilla e civile, presto sfocia in una battaglia tra le due parti per l’affidamento e il rapporto col bambino, andando a scoprire nervi e comportamenti nascosti tra i due coniugi.
Marriage Story

Scarlett Johansson e Adam Driver in una scena della pellicola

Il film è incentrato su un tema molto attuale, quello di tante coppie che, per vari motivi, decidono di divorziare; spesso con figli a carico, che immancabilmente, ne vengono a soffrire. Per raccontare questa realtà, il regista Noah Baumbach snocciola il racconto lungo il corso della causa legale che vede i due coniugi impegnati ad affrontare. La messa in scena è basata sui dialoghi, serrati e taglienti, che delineano fin da subito i caratteri dei protagonisti e il loro rapporto. Marriage Story è una storia dai risvolti agrodolci che mescola, con ironia e irriverenza, le emozioni riportando alla mente film come Io e Annie e Kramer contro Kramer.
Dalle prime inquadrature, grazie alle musiche e alle atmosfere che ricordano le pellicole di Woody Allen degli anni ’70, lo spettatore diventa partecipe della vita di coppia e percepisce il senso autentico dell’amore tra i due. Ma dopo l’incipit idilliaco emerge la realtà nuda e cruda della fine del matrimonio. Proprio l’inizio del film è ciò che fa trasparire chi sono Charlie e Nicole, pieni di difetti e di pregi, e come si sono innamorati, ma fanno intendere anche il perché abbiano deciso di separarsi. Da questo momento viene delineato un rapporto che progressivamente si sgretola e va a pezzi. Assistiamo ai loro lati negativi e nascosti, alle loro mancanze e fragilità in un gioco, a volte cinico e insensibile, a volte drammatico e malinconico.
Charlie inizialmente è concentrato prevalentemente sul suo lavoro da regista, mentre Nicole è in cerca della sua strada da attrice nel mondo di Hollywood. I dialoghi e la rappresentazione delle scene ricordano un’opera teatrale a cui lo spettatore è chiamato ad assistere.
Adam Driver e Scarlett Johansson sono perfetti nei panni dei due protagonisti, entrano in contatto con loro e riescono a trasmettere mille sfumature ed espressioni nelle loro performance. Ecco allora che il dramma non vuole essere una denuncia del divorzio, ma piuttosto un’esplorazione del rapporto che si crea tra due persone innamorate, ma disilluse e ferite, che in quanto umane, sono capaci di ferirsi reciprocamente nell’intimo, come in una lunga ed estenuate battaglia. Presentato in concorso alla 76. Mostra del Cinema di Venezia.

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