IL PICCOLO LORD, la recensione del classico di Natale con Alec Guinness e Rick Schroder

Il Piccolo Lord di Jack Gold è senza dubbio uno dei grandi classici di Natale. Il film del 1980 con Alec Guinnes ed un giovanissimo Rick Schroder (al suo secondo film dopo Il Campione di Bernardo Bertolucci che gli valse un Golden Globe) è uno dei più attesi dal pubblico durante le feste, con migliaia di appassionati superati numericamente solo da quelli di Una Poltrona Per Due.
Il romanzo per ragazzi del 1886 di Frances Hodgson Burnett ha accompagnato intere generazioni e come Il Canto di Natale di Topolino, anche questo film rappresenta il calore della comunione nell’amore, sentimento che a Natale è più vivo che mai.
Cedric Errol è un bambino americano di 7 anni di buon cuore, amato da tutti e soprattutto dalla madre, rimasta vedova molto giovane. Il padre era un inglese, figlio minore del misantropo Conte di Dorincourt con cui aveva scisso ogni rapporto a causa del matrimonio con la donna, senza alcun lignaggio ma forte e determinata. Alla morte per malattia dell’ultimo figlio, il nonno decide di conoscere il nipote, lord Fauntleroy, ultimo erede naturale. Col tempo il piccolo Lord riuscirà a sciogliere con la sua bontà il cuore di ghiaccio del nonno.
Adattato dalla scrittrice per la tv Blanche Hanalis (sviluppatrice della celebre serie La Casa nella Prateria) ed accompagnato dalle musiche solenni di Allyn Ferguson, il film, pur essendo un classico per famiglie, vive di un eccessivo, e a tratti stucchevole, sentimentalismo incarnato in quel piccolo biondino con cui è difficile empatizzare.
Ma la fantasia di grandi e piccini vola grazie all’evocativo castello di Belvoir, nel Leicestershire, con i perfetti green british delle campagne inglesi; il sogno di ogni bambino si concretizza nella sfavillante Dorincourt, dove tutto sembra essere possibile.
Il successo planetario del film di Jack Gold ha un nome: Alec Guinness. L’attore britannico, uno dei più grandi del XX secolo, offre un’interpretazione eccellente. Dietro quegli occhi di ghiaccio intransigenti, incorniciati da besettoni e baffi d’epoca, si cela un uomo “dormiente” che aspetta che qualcuno scalfisca quella corazza di aristocratica fattura.
“Quando sarai conte, cerca di essere più umano di come sono stato io”

Il piccolo Fauntleroy si impone inconsciamente a ogni adulto che incontra sul suo cammino. La purezza del giovane yankee dissolve la polverosa etichetta aristocratica e la proietta verso il rinnovamento.
Il vecchio conte dove ha fallito coi suoi figli riesce a farcela con questo ragazzo, il sopraggiungere della vecchiaia per un uomo della sua levatura lascia spazio a una seconda chance, perché per quanto un carattere sia forte e “preparato” a una vita di solitudine, “nessun uomo è un’isola“, come citava il cinico Hugh Grant (un personaggio molto simile al vecchio conte) in About a Boy, attribuendo il verso a Jon Bon Jovi e non al Devotions Upon Emergent Occasions (1624) di John Donne.
Cosa rende Il Piccolo Lord un film natalizio a tutti gli effetti? I buoni sentimenti? In effetti basterebbero questi, come per Arma Letale o Die Hard – Trappola di Cristallo (e non dite che non sono film di Natale) per renderlo un film perfetto da vedere durante le festività invernali. Ma la vera ciliegina sulla torta è l’happy ending che si sigla con il pranzo di Natale e la riconciliazione fra la madre di Cedric e l’ormai ex-burbero conte.
Se non avete mai visto Il Piccolo Lord questo è il periodo più adatto per rimediare, magari davanti a una cioccolata calda e insieme alle persone più care. Se siete dei giovani genitori ancora meglio, umanità, gentilezza e perdono sono sentimenti da insegnare ai più piccoli anche attraverso un’opera come questa.

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