UNA POLTRONA PER DUE, la recensione della commedia cult di John Landis

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Una Poltrona per Due

Siamo ormai giunti al culmine delle feste e, come avviene ogni Vigilia, tutti noi aspettiamo trepidanti il Natale sapendo di avere un solo obiettivo comune da portare a termine, una missione imprescindibile.
No, non si tratta dei soliti regali dell’ultimo momento o delle abbuffate estenuanti al tavolo dei parenti, cercando di mantenere una parvenza di dignità, ma il tradizionale appuntamento con il capolavoro della commedia firmato John Landis: Una Poltrona per Due (1983).
Se oltreoceano a scandire l’atmosfera natalizia sono pellicole come La Vita è Meravigliosa o, che ci crediate o no, Trappola di Cristallo – Die Hard, da noi Una Poltrona Per Due è diventata un’incrollabile certezza trasmessa in televisione da oltre vent’anni… ed è facile intuirne il motivo.
Nonostante non si tratti di un film prettamente sul Natale, Landis confeziona una commedia dai buoni sentimenti, ricca di attori e comprimari incredibili, senza rinunciare a un pizzico di quella critica sociale che ha reso le sue opere dei capisaldi del genere.
Questa rivisitazione in chiave eccentrica del romanzo Il Principe e Il Povero di Mark Twain parte da un presupposto molto semplice per articolare un film fatto di continue situazioni tragicomiche, dove si ride parecchio ma si riflette allo stesso tempo, come una vera e grande commedia dovrebbe fare.

Una Poltrona per Due

Dan Aykroyd e Eddie Murphy interpretano due personaggi completamente agli antipodi: il primo è un lanciatissimo agente di cambio con una carriera assicurata presso la Duke & Duke, una prestigiosa società dell’alta finanza, il secondo un clochard di colore che chiede l’elemosina ai margini dei marciapiedi, tentando di sopravvivere tra le strade di New York.
A causa di un incontro casuale, i due diventeranno le vittime inconsapevoli di una bizzarra scommessa ideata dai famigerati fratelli Duke (Don Ameche e Ralph Bellamy), i due magnati proprietari della società, che attueranno uno strampalato esperimento sociale per scambiare le vite di questi ignari personaggi.
Louis Winthorpe lll (Aykroyd) si ritrova improvvisamente sul lastrico, quando i fratelli Duke riescono a incastrarlo per traffico di droga, finendo per perdere il lavoro, la casa, e perfino la fidanzata, mentre Billie Ray Valentine (Eddie Murphy) verrà assunto al posto di Louis, godendosi tutti i privilegi del caso.
Quando però i due scopriranno la scommessa, dovranno unire le forze per farla pagare ai Duke e vendicarsi dei torti subiti.

Una Poltrona per Due

La forza del film risiede nel rapporto di contrapposizione che accomuna i due protagonisti e che si trasforma man mano in una sorta di unione, simbolo di rivalsa sociale per entrambi, allontanando pregiudizi e luoghi comuni sulla condizione umana e dimostrando che, a volte, il contesto e la situazione economica di una persona ne determinano purtroppo il giudizio e la sorte.
La chimica che si innesca tra Murphy e Aykroyd è qualcosa di imperdibile e la regia di Landis, nonostante risulti più posata e meno graffiante rispetto a quella che caratterizza precedenti lavori, regala momenti di pura goliardia (basta citare la famosa scena del treno per tornare alle atmosfere più “selvagge” di Animal House), pur rivolgendosi a un target diverso dal suo solito, ovvero le famiglie.
Una sorta di favola dei tempi moderni che non risulta mai troppo sdolcinata o gratuitamente buonista ma che prende ispirazione dal classico racconto popolare di rivalsa per lanciare qualche frecciatina alla società dell’epoca, e perché no, anche a quella odierna.
Innumerevoli le pellicole che hanno preso ispirazione da questa tematica – citiamo tra tutte Una Vita Da Cani (1991) di Mel Brooks, altra metafora geniale sui generis.
Se Una Poltrona Per Due fa così tanto share al calare di ogni Vigilia significa che, ancora oggi, siamo affascinati dal cambio di prospettiva che questi film propongono nei confronti dei nostri singoli status sociale… ed è piacevole prendersi e prendere un po’ in giro le nostre idiosincrasie nei confronti degli altri, le piccole cose che vorremmo poter cambiare, pur sapendo che non è sempre possibile ma ricordando che, alla fine, ci troviamo tutti sulla stessa barca o, per meglio dire, sulla stessa “poltrona”.