Intervista a Giorgio Finamore

Abbiamo intervistato l’artista veneziano Giorgio Finamore. Ecco cosa ci ha raccontato!

Quando e come nascono la tue passioni per la pittura, la scultura e il disegno?
Come probabilmente ti sarà capitato di sentire anche da altri lavoratori del settore artistico, questo genere di passioni si sviluppa ben presto a livello individuale, e il più delle volte nasce proprio quando si è bambini; si viene folgorati da qualcosa, che ti spinge a creare; prima scarabocchiando, poi facendo emergere delle forme, e poi via via con l’osservazione del mondo che diventa sempre più attenta, dettagliata, precisa. Si inizia a copiare quello che si vede, nascono e si sviluppano le idee, ci si interessa al lavoro di artisti che ti hanno preceduto e così via; ci si documenta molto, sempre. È stato così anche per me, che da bambino ero affascinato dai mondi fantastici del mio inconscio, e dalle suggestioni provenienti soprattutto dai libri illustrati e dal cinema fantastico. Alla scultura mi ci sono avvicinato molto recentemente. Tecnicamente non mi occupo di classica scultura, ma di modellazione in argilla, ed assemblaggio di materiali di recupero, al fine di riproporre “a tutto tondo” quelle visioni e soprattutto quei corpi che rappresento nelle mie opere grafiche.
Hai studiato all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Quanto hanno contato gli studi nella tua formazione artistica?
Dopo il Liceo iniziai a lavorare a vari progetti di grafica, che poi è rimasto il mio lavoro che ho sempre portato avanti fino ad oggi, parallelamente all’arte e all’illustrazione, quindi l’Accademia a Venezia la iniziai con un paio di anni di ritardo. Forse fu utile per staccare un po’, e per darmi del tempo per prepararmi meglio a quel tipo di scuola. Onestamente ti dirò che furono anni davvero bellissimi (parliamo della fine degli Anni Novanta), duri ma anche divertenti. Frequentai il corso di Scenografia, e potei approfondire molti argomenti che già mi interessavano, soprattutto la Storia dell’Arte, Teatro e Cinema. Ebbi la fortuna di avere degli insegnanti e maestri validissimi, e molti stimoli anche dal gruppo di compagni di quegli anni. Per tornare al senso della tua domanda comunque, studiare è fondamentale; studiare sempre, anche al di la’ degli insegnamenti accademici, universitari. Tutta la vita è studio e sperimentazione, e non si finisce mai.  

Che ruolo ha avuto, se ce l’ha avuto, il fascino incontestabile di una città come Venezia, dove vivi e lavori, nella tua arte?
L’arte il più delle volte è molto connessa alle tue origini, quindi in una sorta di percorso autobiografico, la città di Venezia ha rivestito un ruolo di imprescindibile importanza per il mio lavoro. Molte volte mi chiedono di questo aspetto, perché probabilmente emerge dal lato decorativo delle mie opere. Io per la precisione vivo e lavoro a Mestre, e ho più volte descritto come anche il contrasto tra Venezia e il polo industriale di Porto Marghera (qui a due passi), abbia generato in me l’idea per una rappresentazione che tende ad unire in un cyborg ambientale e mentale, due realtà molto vicine territorialmente e molto distanti scenograficamente. Quindi da una parte la luce e il sogno veneziano, con l’architettura, le atmosfere, il barocco, i riflessi, il gotico, la bellezza, il trionfo; dall’altra l’incubo tecnoindustriale fatto di lamiere, tubi, ciminiere, ruggine, vapori. Ecco, penso che l’insieme di questi elementi possa dare un’idea precisa delle suggestioni che ho trovato nel posto in cui vivo.
Giger e Bosch sembrerebbero le fonti d’ispirazione principali delle tue illustrazioni. Ci puoi elencare quali sono gli artisti e/o movimenti artistici che ti hanno ispirato e influenzato maggiormente?
Hai ragione, indubbiamente loro sono stati due fondamentali esponenti dell’arte fantastica,  che hanno aperto le danze ad alcuni miei processi mentali già fin da giovanissimo, maestri di un Fantastico “oscuro” che in quanto tale non poteva far altro che affascinarmi ed illuminarmi fin da subito. I mondi artistici che mi hanno sempre interessato sono proprio quelli che hanno avuto un forte legame con la poetica dell’immaginario e del grottesco. Per questo mi ha sempre interessato il periodo del Sublime nel XVIII Secolo, che pur essendo nato in pieno Illuminismo, si contrapponeva al paesaggismo (cosiddetto “Pittoresco”), facendo emergere una sensibilità per l’oscuro, l’orrore, e la paura. Per chi lo teorizzò, ovvero Edmund Burke a metà Settecento, era “sublime” tutto ciò che potesse rappresentare idee di terrore, pericolo e dolore. Siamo quindi in un momento assolutamente horror, dal quale di lì a poco sarebbe anche nata la letteratura gotica. Si alternano quindi visioni di paesaggismo catastrofico apocalittico, come per esempio William Turner o Joseph Wright of Derby, ad artisti come Johann Heinrich Füssli, che sondano il più profondo buio della psiche. Ma i movimenti e gli artisti che mi hanno influenzato sono davvero tantissimi, e non posso non citare il Surrealismo per il tema dell’enigma e del sogno, e l’Espressionismo per le forti componenti di delirio e di accusa alla società; entrambi i movimenti non solo per la pittura ma anche per il cinema. Ma gli artisti che amo sono davvero tanti: Maurits Cornelis Escher, Gustave Doré, Alberto Martini, per citarne solo alcuni.

Gli artisti in genere non amano essere etichettati, o auto-etichettarsi, in uno stile preciso, ma se proprio dovessi farlo, la tua etichetta sarebbe quella del realismo magico, un po’ gotico e un po’ cyberpunk?
Sicuramente il gotico domina l’estetica ed il concepimento dei miei lavori, ed è la parte di riferimento più antica e più estetizzante. Poi c’è un lato più moderno, attuale ed insieme futuristico, che è tutto ciò che ruota attorno al tema del corpo e del cyborg, e quindi indubbiamente anche il cyberpunk che oltre alla fascinazione puramente estetica, pone diverse questioni sulle tematiche sociali e politiche della nostra epoca. Il mio lavoro si basa su questo, ma ogni artista vede e realizza il proprio mondo a suo modo, quindi le etichette portano sempre all’inganno. Il realismo magico è un argomento molto ampio. Forse potrei accettare di più quella del Surrealismo.
 Ci puoi raccontare della tua collaborazione col collettivo artistico padovano “Dusty Eye”?
Ah, quanto amo quei ragazzacci! Nacque tutto come una collaborazione, e finì per diventare una grande amicizia che dura ormai da quasi dieci anni. Ci siamo conosciuti a Padova, e abbiamo pensato che sarebbe stato delizioso unire le nostre menti per fare qualcosa di creativo insieme. Dopo qualche sperimentazione abbiamo realizzato un progetto molto ampio intitolato “Arcane Shadows”, ovvero quaranta quadri dedicati alla mitologia greca, realizzati tra fotografia e pittura digitale, che abbiamo più volte proposto in esposizioni al pubblico. I progetti dei Dusty Eye si sono poi susseguiti, e ho avuto modo di partecipare a “La maniglia della prospettiva totale” e recentemente a “Il migliore dei futuri possibili”, più che un progetto artistico, un mondo parallelo, fatto di targhe commemorative di fatti ancora non accaduti, reperti provenienti direttamente dal futuro, e una moneta dell’anno 2504 chiamata Ukron, che io, anzi, un mio clone di quell’anno ha graficamente realizzato. Dato che non posso dilungarmi nelle spiegazioni vi rimando a www.dustyeye.com per tutti i dettagli!

Come nasce l’idea che sta alla base di “Biomechanical Circus” (Logos Edizioni)?
È nato tutto mentre mi facevo il caffè e guardavo la caffettiera; ho pensato ad essa, così come agli altri elettrodomestici, al fatto che le macchine hanno una loro funzione, così come una forma che le caratterizza, un vero e proprio corpo. Loro sono come noi, ognuna con un corpo diverso, ognuna specializzata in una certa “competenza” lavorativa, malfunzionamenti compresi! Mi è subito saltata in mente l’immagine del circo, come un’allegoria, che avrebbe potuto rappresentare  al meglio questo legame. Non un circo qualsiasi, ma uno show nel quale le attrazioni sono esseri biomeccanici, proprio per esaltare il rapporto simbiotico tra l’uomo e la tecnologia;  un rapporto che, per l’appunto, mette in scena l’uomo come una macchina, programmato a svolgere determinate mansioni, schiavizzato dal lavoro, intrappolato in un certo contesto sociale, controllato e costretto dalla burocrazia e dal consumismo. Ecco, quindi l’uomo che usa la tecnologia per costruire il robot (ricordiamo l’origine della parola ceca “robota”,  ovvero “persona sottoposta al lavoro pesante”) servitore che lo dovrebbe aiutare, per tutta una serie di aspetti diventa assimilabile a codesta macchina, fino ad un estremo ribaltamento dei ruoli.
Nel disegno e nella pittura, che tecniche preferisci adottare?
Per quanto riguarda il disegno manuale mi piace lavorare a matita, e per un lungo periodo ho disegnato con la penna biro; ma ancora oggi è una tecnica che mi da’ una certa eccitazione e soddisfazione; anche perché adoro il bianco e nero. Poi però lavoro molto anche con la pittura digitale che mi permette di essere più immediato per i progetti editoriali illustrati; e anche quando lavoro sulle foto che scatto alle modelle delle mie opere, la stessa tecnica mi dà delle possibilità estreme che riesco a raggiungere solo nel contesto digitale, anche per la miriade di dettagli di cui sono composte le mie strutture stilistiche.
L’illustrazione “Giorgio Finamore’s XMas From Hell 2013”, che trovo splendida, assolutamente geniale, è ispirata ai film horror trash degli anni 80?
Ti confesso che sono dovuto andare a vedere quale fosse quella del 2013 (!), perché come saprai “Xmas From Hell” è una serie che ho iniziato una ventina di anni fa, e ogni anno, a Natale (fino a che non mi stancherò!) propongo un’illustrazione, quindi poi rischio di fare un po’ di confusione. E’ una sorta di tradizione, una cartolina d’auguri che tende a far riflettere su alcune contraddizioni, che vuole cercare di far riattivare i neuroni assopiti dalla patina di buonismo mieloso e ipocrita che vediamo nel genere umano soprattutto in quel periodo chiamato “Natale”. Quella del 2013 è quella dei pacchi regalo assassini, “liberati” dal sacco di Babbo Natale, che si scagliano con violenza contro i bambini. Il cinema trash e splatter anni ‘80 è molto presente anche in altre immagini… quella in particolare mi ricorda un po’ il moltiplicarsi dei Gremlins, quindi sì, come ispirazione siamo assolutamente lì!

Ho apprezzato molto anche il tuo manifesto illustrato della commedia teatrale di Natalino Balasso “La cativissima – epopea di Toni Sartana”…
Grazie. Con Natalino Balasso ci siamo conosciuti diversi anni fa, e lui, fra l’altro, accettò alla richiesta di posare nel progetto “Arcane Shadows”, di cui ti parlavo prima, che realizzai insieme ai Dusty Eye (fu per noi uno strepitoso Eolo, dio dei venti). Qualche anno dopo, per l’appunto, mi propose di realizzare, nello stile pittorico dei manifesti noir del passato, la locandina per due delle commedie teatrali che mise in scena tra il 2015 e il 2017 della serie “La cativissima”. Fu una bellissima esperienza collaborare con lui, che è una persona che ci mette davvero tanta passione artistica nelle sue produzioni.
Ci puoi parlare del libro illustrato “Inner Oz – Dorothy’s nightmare”?
“Il mago di Oz” è una storia che mi ha fin da piccolo sempre affascinato e terrorizzato. Ho iniziato nel 2012 la realizzazione di una serie di tavole dedicate ai vari passaggi del racconto, includendo nel progetto anche alcuni frammenti dal secondo e dal terzo libro di Frank L. Baum (i libri di Oz in realtà sono una quindicina). Ho voluto rappresentarlo alla mia maniera, immaginando una Dorothy un po’ più matura rispetto alla bambina dei racconti, che si ritrova ad anni di distanza, sempre con questa ossessione per Oz, che finisce per dominare i suoi incubi e la sua psiche. Per realizzarlo mi sono ispirato molto a un film che da bambino mi inquietò per le sue scene allucinanti e le atmosfere molto tetre, ovvero “Return to Oz” di Walter Murch, del 1985 (che uscì in Italia con il titolo “Nel fantastico mondo di Oz”).  
Il 2017 è invece l’anno di “Movieman”, in collaborazione con Alberto Lavoradori…
Per me è stato un progetto importantissimo, molto articolato e molto personale. Con Alberto ci eravamo conosciuti solo qualche anno prima di far uscire il libro, che è nato proprio dalle nostre prime discussioni avute sui temi artistici a noi cari, e sulla crisi dell’arte in quest’epoca troppo basata sulla standardizzazione e su un appiattimento generale dello stile. “Movieman” si presenta come un “ibrido”, è un po’ un romanzo, e un po’ un libro illustrato, ed è stato concepito dal nostro profondo sentimento di adorazione per una certa Fantascienza. Forse la Fantascienza per noi più “vera”, non quella delle astronavi e dei mondi alieni, ma quella che riguarda più l’essere umano da vicino, quella che stiamo vivendo sulla Terra, basata sull’impatto della tecnologia su noi stessi e sulle nostre scelte, nelle nostre città, noi nostri microcosmi, nella quotidianità. “Movieman” è appena uscito nella sua seconda edizione, e si può acquistare sul sito della casa editrice Weird Book, www.weirdbook.it

Stupenda, a mio parere, è anche la tua copertina del libro di Joe R. Lansdale, “Christmas with the Dead”, complimenti!
Ti ringrazio molto! E’ stata una bella emozione quando Luigi Boccia della Weird Book mi ha proposto alla fine dell’anno scorso, di realizzare, oltre alla copertina, anche delle illustrazioni per questo racconto di Lansdale mai pubblicato in edizione italiana; e non mi pareva vero di poter lavorare sul testo di uno scrittore talmente interessante e suggestivo come lui. Il libro comprende anche la sceneggiatura originale del film che il figlio di Joe, Keith, ha scritto e dovrebbe mandare in produzione in USA. Il racconto è ambientato a Natale, ed è una strana vicenda che ha come protagonista un sopravvissuto ad una tempesta elettrica che ha trasformato gli esseri umani in zombi. A Joe Lansdale, questa edizione illustrata del suo piccolo racconto è piaciuta molto, e questo per me è stato il complimento maggiore.

Il cinema ha influenzato la tua arte? Se si, attraverso quali film e generi?
Il cinema è stato fondamentale per sviluppare in me fascinazioni e coinvolgimenti di ogni tipo. Io sono cresciuto sostanzialmente negli Anni Ottanta, un’epoca di grandi film fantastici che non potevano non alimentare visioni in qualsiasi bimbo. Fin dal primo film che vidi al cinema, quando mio fratello mi portò, ancora molto piccolo, a vedere “L’Impero colpisce ancora” capii l’importanza della fantasia e di avere una predisposizione ad assimilare e a godere per l’universo del fantastico. Gli Anni Ottanta furono anche importanti per quei temi che poi si sono rivelati le mie ossessioni, ovvero il corpo, i cyborg, la mutazione, la simbiosi uomo-macchina, e mi riferisco all’importanza di registi come David Cronenberg e Shinya Tsukamoto.
Questa ovviamente è la base di partenza, ma adoro il cinema di diverse epoche, e mi è sempre piaciuto recuperare e vedere il più possibile. Una vasta importanza l’hanno avuta anche i film espressionisti da Lang a Murnau; e poi registi come David Lynch, Stanley Kubrick, Alejandro Jodorowsky, Terry Gilliam, Sergio Leone, Federico Fellini, Guillermo Del Toro, John Carpenter, Béla Tarr, Sergej Paradzanov, ed è meglio che mi fermi qui… la lista sarebbe lunghissima. Il cinema è stata una grande scuola.
Cosa ne pensi del cinema horror degli ultimi anni?
Ultimamente è molto molto difficile trovare horror che, come succedeva con registi tipo Romero o Hooper, abbiano una forte componente destabilizzante, sovversiva e un certo peso politico, che io penso essere elemento fondamentale per la perfetta riuscita di un film di questo genere. In ogni caso, nonostante tutto, l’horror continua a vivere. Forse, a dirla tutta, negli ultimi anni ho anche notato una certa intensificazione di opere degne di nota, e come spesso accade, soprattutto provenienti dalla cinematografia indipendente. Purtroppo questi film sono sempre più nascosti e soffocati da prodotti mainstream che di horror non hanno quasi nulla se non i cliché triti e ritriti, e che purtroppo spopolano tra i ragazzini inesperti e modaioli che del genere non ne sanno nulla, e che si accontentano solo di qualche jumpscare, il più delle volte pure prevedibile. Questi film mediocri e senza personalità godono di una distribuzione nelle sale che rende praticamente impossibile far arrivare i film più originali e interessanti; magari apparentemente più faticosi o violenti da vedere per il grande pubblico ormai diseducato. Il più delle volte bisogna ricorrere al sottobosco del web, o comprarli dall’estero, ma penso tu lo sappia bene!

 

Ti sei fatto un’idea del perché, ormai da decenni, in Italia non esista più una produzione di film del terrore degna di questo nome?
Questo argomento, non sono il primo a dirlo, come sai è molto connesso all’assopimento della massa degli spettatori, alla noia e al menefreghismo generale del pubblico sempre più massificato da prodotti seriali come i cinecomics, al cambiamento dei tempi (ci sarebbe il solito lunghissimo discorso su argomenti tipo: Netflix, serie tv, web, social network, streaming ecc), ma anche e soprattutto al sistema di produzione e di distribuzione, e al fatto che ci sono sempre meno produttori (così come anche editori nel campo dell’illustrazione ad esempio) pronti a rischiare per proporre qualcosa di diverso. Mi sembra che la massa voglia essere sempre più intrattenuta, e che sempre meno persone abbiano voglia di riflettere su un’opera d’arte più profonda, ma non per questo meno spettacolare. Forse sembrerà una banalità, ma se i reality e i talent hanno tutto questo successo in questa dannata epoca, significa che qualcosa è andato storto, che siamo nel fango in fondo a un buio pozzo. I produttori tendono ad assecondare sempre più la standardizzazione programmatica a discapito dell’originalità. Ma per nostra fortuna c’è ancora chi resiste ed esiste! 
Se fossi costretto a vivere in un’isola deserta e dovessi scegliere quale filmografia completa portarti dietro in dvd tra quelle di Argento, Fulci e Bava, quale sceglieresti?
Per quanto adori visceralmente il cinema di Argento e Bava, e nonostante in tutti i loro film ritrovi sempre dettagli che mi sfuggivano alle visioni precedenti, penso che la mia scelta ricadrebbe su Lucio Fulci, soprattutto per via della sua corposa filmografia, che comprende film che reputo veri e propri capolavori (in primis “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà”) e anche molti film, soprattutto ai suoi inizi, che non ho ancora visto. Una filmografia composta inoltre da diversi generi (commedia, horror, western…) che mi potrebbe sicuramente fare compagnia al meglio e  non annoiare mai.

Quali sono i tuoi film preferiti in assoluto?
“Barry Lyndon” di Kubrick, “Brazil” di Terry Gilliam, “Eraserhead” di Lynch, “I diavoli” di Ken Russell, “Tetsuo” di Tsukamoto, “L’inquilino del terzo piano” di Polanski, “Il Casanova” di Fellini, “Il fascino discreto della borghesia” di Buñuel… eh, ma quanti ne lascerei fuori se te li dicessi comunque tutti?!
Nel campo della letteratura fantastica e horror, quali sono i tuoi autori preferiti?
Sulla letteratura ammetto di avere dei gusti e delle preferenze molto classiche. Per me è stata fondamentale in primo luogo la lettura di un genio come William Gibson, che mi ha letteralmente iniziato a un tipo di ragionamento e immaginario visionario, al quale per molti aspetti ho cercato di avvicinarmi con alcune mie rappresentazioni, soprattutto quelle degli Anni Novanta. Poi adoro Philip K. Dick, Ray Bradbury, Richard Matheson… e per l’horror non posso non menzionare quanto i libri di H.P. Lovecraft abbiano avuto su di me un impatto potente e ancora oggi carico di ambiguità e mistero. E poi certamente il buon caro Edgar Allan Poe.
Negli ultimi mesi hai curato la locandina ufficiale di un noto festival di cinema horror sudamericano…
Sì certo, il Santiago Horror Film Festival, che si tiene in Ottobre nella capitale cilena. Sono stato contattato dall’organizzazione, perché avevano visto delle mie illustrazioni, e mi hanno proposto di realizzare l’immagine ufficiale per la prossima edizione del loro Festival. Questa cosa mi ha riempito di soddisfazione, perché è molto bello quando qualcuno dall’altra parte del mondo con grande passione si fa avanti per proposte e commissioni simili. L’immagine la si può vedere sul loro sito web, o instagram ecc.

CineAvatar, come media-partner e per molte altre questioni, è legato a filo doppio col Selva Nera International Fantastic Film Festival, che si svolge ogni anno in provincia di Padova, e del quale sei uno spettatore/sostenitore. Avremo la speranza un giorno di vederti come ospite al Selva Nera? Cosa ne pensi di queste piccole realtà culturali che nascono e crescono nel nostro territorio?
Certo, grazie, prima o poi mi farebbe molto piacere partecipare, non solo come visitatore, ma magari esponendo alcune mie opere. Penso che questi festival siano linfa vitale per accrescere il livello conoscitivo di chi è già un minimo nell’ambiente, che possano far conoscere e mettere in contatto molti addetti ai lavori, ed in generale che siano delle opportunità culturali importantissime per chiunque. Per questo genere di appuntamenti dovrebbero esserci più fondi, perché chi li organizza di solito fa grandissimi sacrifici, ci lavora per un anno intero con tanta passione, e spessissimo con budget molto limitati; mentre per qualsiasi sfigatissima sagra di paese, gli assessorati alla cultura tirano fuori come niente migliaia di euro. 
Progetti futuri in cantiere?
In questo periodo sto continuando a lavorare sulla mia serie di illustrazioni tra gotico e fantascienza, che vorrei presto raccogliere in un libro, che comprenderà circa vent’anni di produzione. Ho in programma alcune prossime esposizioni, ma prima dell’ufficializzazione è inutile parlarne. E poi ho varie collaborazioni aperte per copertine di libri e dischi. In particolare la copertina illustrata per un saggio sulla serie di “Evil Dead”, edito da Weird Book. Insomma… molte cose da fare!
Vuoi fare un veloce saluto ai tuoi fan e ai lettori di CineAvatar?
Siamo arrivati alla fine di questa lunga intervista… ho provato a rispondere in modo più esaustivo possibile, anche per dare la possibilità a chi non mi conosce di avere alcune informazioni base, ed un quadro generale sul mio lavoro. Quindi, cari amici di CineAvatar e cari lettori, Vi ringrazio moltissimo e Vi saluto affettuosamente. A presto!
Il sito di Giorgio Finamore: http://www.giorgiofinamore.com/
Dove acquistare i suoi libri:
Biomechanical Circus
di Giorgio Finamore
Editore: Logos Edizioni
Link prodotto: https://www.libri.it/biomechanical-circus
Inner Oz – Dorothy’s Nightmare
di Giorgio Finamore
Editore: Dark Rainbow Pictures
Edizione limitata numerata e autografata
Ordini a: mail@giorgiofinamore.com
Link prodotto: http://www.giorgiofinamore.com/books.htm
Movieman
di Alberto Lavoradori e Giorgio Finamore
Editore: Weird Book
Link prodotto: http://www.weirdbook.it/prodotto/movieman/
Christmas With The Dead – Natale Con Gli Zombie
Editore: Weird Book
Autore: Joe R. Lansdale
Illustrazioni: Giorgio Finamore
Link prodotto: http://www.weirdbook.it/prodotto/christmas-with-the-dead-natale-con-gli-zombie/

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