Intervista all’attore Matteo Pasquini

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Matteo Pasquini

Abbiamo intervistato l’attore Matteo Pasquini, che presto vedremo nel corto horror di Claudio Chiaverotti MUSA COMES HOME, e in RETURN TO SILENT HILL.

Buongiorno Matteo! Come, quando e con quali film nasce la tua passione per la Settima Arte?

Buongiorno Massimo, e grazie per questa bella opportunità di dialogare con te e i lettori di CineAvatar!

Sono sempre stato affascinato sia dalla capacità del cinema di raccontare e far vivere storie, sia dalla complessità del processo cinematografico. Dalla scrittura e preproduzione via via fino al montaggio, queste storie hanno bisogno di decine e decine di professionisti e artisti per venire alla luce. Sin da piccolo ricordo ero uno degli ultimi a lasciare la sala dopo una proiezione. Mi leggevo ammirato tutti i titoli di coda! E mi immaginavo pure io nella lista, cosa avrei provato ad essere anche io parte di quella complessa macchina da sogni. Ancora oggi quando guardo un film non mi perdo l’opportunità di onorare fino all’ultimo tutti quelli che ci hanno lavorato. La sola differenza è che ora qualche volta il mio nome nei titoli di coda c’è davvero. 

La tua prima e più grande passione rimane, credo d’aver capito, quella per il teatro, arrivata ben prima del cinema. Ce ne puoi parlare?

Difficile dire per me dire se io ami più il teatro o il cinema, dipende dai periodi (e dai progetti). Una cosa è certa, il mio percorso attoriale è partito con la  recitazione per il teatro. Ed è stato un incontro fortuito. A Mestre, dove vivevo allora, stava partendo un nuovo percorso formativo per attori, tenuto in lingua inglese da Brad Sisk. Un mio amico mi chiese di accompagnarlo a una lezione dimostrativa. È stato un colpo di fulmine, anche grazie alla passione e alla qualità dell’insegnamento di Brad. Grazie a lui ho scoperto i rudimenti del mestiere dell’attore, focalizzato sulla recitazione teatrale e il method acting di origine statunitense.

Con quale opera hai esordito nel mondo del cinema?

Dopo vari anni in cui sono stato attivo solo come attore per il teatro, ho cominciato a partecipare a qualche piccolo progetto cinematografico indipendente. Penso il primo in assoluto sia stato il corto “The Champ” realizzato a Berlino nell’ambito di un festival. Una vita fa… Poi più di recente alla Mulholland Academy of Acting (MAA) di Amsterdam mi sono “riqualificato” per la recitazione davanti alla MDP. Da lì ho cominciato a lavorare più per lo schermo che per il teatro. Colgo l’occasione per salutare Alex Murphy, il miglior insegnante di recitazione che io conosca a nord delle Alpi. 

Hai lavorato soprattutto con produzioni, indie e non, ubicate all’estero. Per quale motivo?

Mi definisco un attore “europeo”, avendo partecipato a progetti in vari paesi recitando in inglese, francese e italiano. E nei prossimi mesi per la mia prima volta saró il protagonista di un lungometraggio in lingua olandese. Tutto questo in parte è dovuto al fatto che, come ho detto prima, ho imparato a recitare in inglese prima che in italiano. Inoltre ho un amore particolare per le lingue e trascorro una buona parte dell’anno all’estero.

Hai partecipato anche ad alcune produzioni italiane, soprattutto horror. Ci puoi parlare dei due lungometraggi “La cura del male” e di “The Grieving”?

Hai citato due progetti che mi stanno parecchio a cuore. La Cura del Male mi ha permesso di conoscere ed apprezzare il lavoro del regista Mattia Bello e del suo team, nonché gli ottimi attori con i quali ho condiviso i giorni di riprese. Il film uscirà tra pochi mesi, dapprima nel circuito festival. È un avvincente horror-thriller incentrato sulle storie di alcuni giovani e giovanissimi, che si intrecciano con un disegno “diabolico” (non fatemi dire di più…). Questa produzione per me è l’esempio di quanto professionalità e solida visione registica possano far dimenticare per un attimo di non avere a disposizione budget hollywoodiani. Comunque una bella scena in elicottero mentre sorvolo le colline venete me la sono portata a casa.

The Grieving è un film italo-americano girato a Torino in lingua inglese. È un progetto dal respiro molto internazionale, un horror soprannaturale che punta ad una distribuzione negli USA e in molti altri paesi, come accaduto al suo predecessore Sound of Silence. Ma per me parlare di produzioni alle quali ho partecipato vuol dire prima di tutto parlare delle persone che le hanno rese possibili (torniamo al mio interesse per i titoli di coda). Per The Grieving non posso dunque non citare i “T3 directors”, ossia Alessandro, Stefano e Daniel, che hanno congiuntamente curato la regia. Sul set vederli lavorare è stato come vedere tre pittori che, strato dopo strato, aggiungevano la propria pennellata fino ad arrivare ad un unico ed armonioso risultato finale. Il film ora è in postproduzione e dal girato che ho visto sarà un vero spettacolo, anche grazie all’eccellente prestazione della protagonista Penelope Sangiorgi.  

Altra recentissima produzione tricolore alla quale hai partecipato è quella di “Musa Comes Home”, per la regia del famoso fumettista Claudio Chiaverotti, ideata e sceneggiata dallo scrittore, fumettista e sceneggiatore Stefano Fantelli. Ci puoi raccontare che ruolo avevi?

Un progetto durante il quale mi sono divertito veramente molto. Claudio e Stefano sono un duo davvero affiatato e durante le riprese ho apprezzato molto la loro apertura a valutare idee e interpretazioni provenienti da noi attori. Sul set c’è stata grande collaborazione e libertà. Non posso rivelare molto della trama, posso solo dire che la storia segue le vicende di una coppia, interpretata da me e dalla bravissima Roberta di Somma, una coppia che deve far fronte a un mondo piombato improvvisamente nel terrore e nella violenza perché… Beh, lo vedrete da voi. Un piccolo aneddoto legato a questa produzione e che ancora ricordo con un sorriso: quando Claudio mi chiamò qualche giorno dopo il casting per dirmi che mi avevano scelto per il ruolo del protagonista maschile, prima di chiudere la videochiamata mi disse: “scusi se glielo dico… un complimento… lo sa che lei ha veramente una faccia da horror?”. Uno dei migliori complimenti che io abbia ricevuto da un regista! Ma per la cronaca devo aggiungere che ho anche recitato in commedie e altri generi.

In arrivo tra poco anche l’attesissimo terzo capitolo di “Silent Hill”, dove tu hai un ruolo piccolo ma significativo. Raccontaci tutto, siamo molto curiosi.

L’esperienza con “Return to Silent Hill” mi ha colpito su vari livelli. Alcuni esempi: essere scansionato in 3D e incontrarmi sul set con un “me stesso” in resina, vedere il maestro Roberto Campanella coreografare le creature di Silent Hill, recitare con Jeremy Irvine (che nel film ha la parte del protagonista), scoprire quanto all’avanguardia siano gli studi di posa in Serbia… Ma soprattutto mi ha colpito vedere Christophe Gans in azione, con il suo stile registico preciso ed efficiente, ma che allo stesso tempo lascia spazio e infonde sicurezza negli attori anche nel più concitato dei giorni di riprese. Il film dovrebbe uscire anche in Italia alla fine della primavera. Da non perdere! Una curiosità: nella versione originale in lingua inglese mi vedrete e sentirete nei panni del personaggio “The Homeless Man”, ma paradossalmente nella versione in italiano, mia lingua madre, verrò doppiato!

“Out for Vengeance 1 e 2”, due produzioni di film action non proprio indie, anzi, con un cast hollywoodiano di tutto rispetto. Come andò in quell’occasione?

Se dici Out for Vengeance dici Salar Zarza, il deus ex machina dietro al progetto. Sceneggiatore, regista, attore protagonista, stuntman, co-produttore. Ho una grande ammirazione per la sua tenacia nel portare avanti il progetto, e per il fatto di essere rimasto una persona accessibilissima e altruista dentro e fuori dal set. Vedrete un film spettacolare, con tante scene d’azione e la partecipazione di noti esperti di arti marziali, ma anche un film che esplora il lato umano dei personaggi. Ho avuto il piacere di incontrare sul set attori di Hollywood e celebrità olandesi che appariranno nel film, in gran parte girato nei Paesi Bassi. Io recito la parte di un agente dell’Interpol, ruolo che pur già presente nel capitolo 1, diventerà piú importante nel capitolo 2. Quest’ultimo dovrebbe entrare in pre-produzione a breve, mentre il primo capitolo di Out for Vengeance avrà la sua premiere all’inizio del 2024.

In “The Principle” sei il protagonista. Che tipo di esperienza è stata? Di cosa parla il film?

The Principle, scritto e diretto da Alex Ockham, è stato il mio primo lungometraggio da attore protagonista. Una maratona! E il risultato globale, stando alla preview che ho visto in cabina di montaggio, è di ottimo livello. Questa produzione per me, oltre che essere stata una gran bella esperienza professionale, è stata anche un’esperienza umana. Ho vissuto per alcune settimane spalla a spalla con un cast e una crew internazionali e ho sperimentato la forza trascinante di Alex, che ci ha guidati attraverso un percorso emozionante e impegnativo.

Il film è ambientato nell’Iraq dell’immediato dopoguerra, quando le truppe regolari USA gradualmente cedevano il passo ai contractor para-militari che arrivavano a tutelare interessi privati volti alla ricostruzione del paese. Un film tra azione e dramma, ispirato a eventi reali e con un approccio a temi e personaggi mai scontato. Proprio quest’ultima caratteristica mi ha fatto innamorare del progetto quando ho letto la sceneggiatura. Io recito la parte di Stern, un contractor. Il film è incentrato sulla misteriosa missione di Stern e Fed attraverso l’Iraq, e sulle drammatiche conseguenze dell’incontro con due militari USA (Tommy e Rod). Non sono mancate scene emozionanti anche fuori dalla sceneggiatura. In particolare, durante le riprese in Spagna tra i panorami incredibili dell’ Andalusia, tra zone desertiche e canyons. Un giorno per esempio abbiamo dovuto evacuare d’emergenza il set: in pochi minuti il fondo del canyon nel quale stavamo girando, completamente secco fino ad allora, è stato invaso dall’acqua.

Anche in “Erbsünde”, horror tedesco, hai un ruolo rilevante…

La piú grande concentrazione di arti amputati e litri di sangue sparso che io abbia mai incontrato su di un set! A parte gli scherzi, questo è stato un altro progetto eccezionale. Capitanato con maestria da Ahmed Chaer, personaggio già molto noto nell’ambito del Wrestling tedesco. Ricordo notti passate a girare con appena 3 gradi sopra lo zero in una foresta nel mezzo della Germania con stuntman che volavano tra gli alberi e noi a correre dentro a bunker abbandonati. Io recito la parte di un uomo che vive da solo nella foresta e che nasconde un terribile segreto. Il prodotto finale si preannuncia di alto livello, potete già vedere un trailer che sta girando sui social.   

Hai recitato in tantissimi cortometraggi, impossibile citarli tutti, ma uno di essi immagino sia stato molto importante per te, “Vierkante Ogen”, grazie al quale hai vinto un premio come miglior attore protagonista. Complimenti!

Grazie! Vierkante Ogen è stato un progetto in cui praticamente tutto è andato secondo o meglio delle aspettative. Partendo dalla regia di Koen Janssens e Laila Fantozzi, alla recitazione, al montaggio e color grading superbo. Il film ha fatto incetta di premi al 48h Imagine film festival di Amsterdam nel 2022.

Nel futuro un’altra sfida, il lungometraggio olandese “Rattenkoning”, dove sei il protagonista, affetto da sindrome di Korsakoff. Ci puoi già dire qualcosa a riguardo?

In Rattenkoning saró Lars, un alcolista affetto dalla sindrome di Korsakoff, una malattia che porta tra le altre cose a disturbi della parola e della memoria a breve termine. Oltre che una “faccia da horror”, per citare il buon Claudio Chiaverotti, ho dunque forse anche un po’ una “faccia da malato”, dato che non è la prima volta che mi affidano un personaggio con disturbi mentali. Ma Rattenkoning sarà probabilmente la mia piú grande sfida ad oggi in merito a questo genere di ruoli. E sarà anche la mia  prima volta come protagonista in un lungometraggio in lingua Olandese. Sarà un ruolo molto fisico. A causa della sua malattia Lars è per lo più silenzioso: avrà solo quattro battute in un’ora e mezza di film nonostante sia presente in gran parte delle scene! Il regista Samgar Turkenburg dopo la prima fase di casting è venuto a vedermi a teatro dove recitavo in uno spettacolo di teatro fisico e grazie a quello ha preso la decisione finale assegnandomi il ruolo di Lars. Spero saró all’altezza delle sue aspettative! Le riprese dovrebbero concludersi a Febbraio 2024.

L’horror è molto seguito dai lettori di CineAvatar. Ti piace come genere? Se si, quali sono i tuoi cult horror preferiti?

Devo ammettere che l’horror non è il mio genere preferito. E questo è curioso, dato che ho lavorato in diversi horror, come ricordavi anche nelle tue domande precedenti. Ciò non esclude che io abbia visto e apprezzato film cult quali Alien, Resident Evil e Silent Hill.

Al di là dell’horror, quali sono i tuoi generi e film preferiti?

Guardo un po’ di tutto. A prescindere dal genere, un film mi piace quando ha personaggi ben caratterizzati, ottima recitazione e storie non scontate. Qualche esempio di film che mi hanno colpito nel recente passato: Interstellar (per atmosfere e storia), Drive My Car (che poesia in questo film!), Parasite (a proposito di storie non scontate) e The Covenant (per il raro equilibrio tra azione, storia e introspezione dei personaggi).   

Quali sono i 3 libri che ti porteresti nella classica isola deserta? 

Domanda difficile… Mi vengono in mente “Il deserto dei tartari” di D. Buzzati (capolavoro!), “Greenlights” di M. McConaughey (per non perdere mai l’ottimismo nella vita), e “Taglio” scritto da me (perchè in ogni caso ho un po’ di copie che mi avanzano e sia mai che l’isola non sia poi cosí deserta e riesca a piazzarne qualcuna). 

Ci sono degli attori del cinema o del teatro ai quali, anche parzialmente, ti ispiri?

Tanti! Tra gli italiani, per citarne uno: Vittorio Gassman. Una grande versatilità dal genere comico al drammatico, dal teatro al cinema. Un modello per ogni attore credo. E tra i britannici ad esempio Ian McKellen e Benedict Cumberbatch, per la loro forte presenza scenica. Ho visto Cumberbatch a teatro qualche anno fa ed è stato memorabile. Dall’altro lato dell’oceano per esempio ammiro come attori quali Leonardo DiCaprio e Matt Damon abbiano saputo evolvere in termini di ruoli nel corso delle loro carriere. Per un attore il rischio di cadere nel typecasting è sempre dietro l’angolo.

Quali sono i tuoi gusti in fatto di musica? Quanto credi che sia importante la colonna sonora in una pellicola?

Come per i film, anche per la musica sono praticamente onnivoro. Mi piace molto la musica etnica, per quello che permette di capire dello spirito di un popolo o di una regione del mondo. C’è così tanta diversità su questa Terra da rimanerne affascinati. Credo la colonna sonora sia molto importante per una pellicola. Se, diciamo, le sensazioni che arrivano al pubblico da una rappresentazione teatrale vengono soprattutto dal lavoro degli attori, nel cinema trovo spesso succeda il contrario: l’attore è certo importante, ma il grosso dell’effetto finale sul pubblico viene dalle scelte di inquadrature, luci, ambienti, e musica. Mi è capitato di vedere una pellicola in fase di montaggio senza colonna sonora e dire: così così. E poi la stessa rifinita con la musica e dire: wow! Ammiro i compositori che riescono ad aggiungere tanto alle emozioni di una scena senza imporsi: una magia funziona proprio perché il trucco è ben nascosto.

Vuoi salutare in qualche modo i tuoi fans e i lettori di CineAvatar?

Certo. Un caro saluto a tutta la comunità di CineAvatar e ancora una volta grazie mille a te Massimo per questa chiacchierata. E se qualche lettore vuole saperne di più, potete contattarmi sui social o dare un’occhiata alla mia pagina www.IMDb.me/matteo. Alla prossima e buon cinema a tutti!