THE BOYS: la recensione della serie tratta dai fumetti di Garth Ennis

The Boys

The Boys

I tempi editoriali sono maturi e Amazon ha deciso di sfruttare il notevole interesse da parte del pubblico verso i supereroi in celluloide con The Boys, serie che mira a destrutturare tutto quello che abbiamo visto fino a oggi in materia.
Tratta dai celebri fumetti partoriti dalla mente dissacrante di Garth Ennis, arriva sul piccolo schermo (in questo caso) un nuovo modo di approcciarsi al mondo dei super e a chi, di “super”, non ha proprio nulla, ovvero noi spettatori.
The Boys centra esattamente il punto: non fa altro che ribaltare continuamente l’immagine supereroistica che Marvel e DC hanno sempre portato avanti, mostrandoci l’altra faccia della medaglia e facendoci capire subito dove voglia andare a parare la serie (fin dal primo episodio), o almeno questo è quello che crediamo all’inizio.
I Super sono i cattivi. Agiscono in nome dei soliti nobili ideali, mentre commettono le peggiori nefandezze dietro le quinte e toccherà a un gruppo di persone normali svelare il vero volto di questi idoli potentissimi e inarrivabili.
Una trama semplice e interessante che mette subito in chiaro i ruoli e le posizioni dei vari personaggi all’interno della narrazione ma che non tarderà a rivelarsi una semplice facciata.
La vera forza di The Boys, infatti, non sta tanto nell’intreccio portato avanti dai protagonisti (che funziona, in realtà, in modo altalenante), ma nel continuo stravolgere le nostre convinzioni e le nostre certezze, ribaltando quello che pensiamo di sapere fino a quel momento.
La reale presenza opprimente e manipolatoria, il vero villain della serie, non è il supercattivo di turno ma lo spettro del capitalismo che controlla le dinamiche dei personaggi, nessuno escluso.
Perché, se da una parte abbiamo l’improbabile alleanza tra un normalissimo ragazzo, la cui vita è stata sconvolta da uno di questi cosiddetti supereroi, e un gruppo di ex mercenari guidati dal rancoroso Butcher (un Karl Urban finalmente degno di nota) che ce l’hanno a morte con quest’ultimi, il conflitto guadagna maggior respiro quando ci viene mostrato che anche i super non sono altro che marionette nelle mani di
una potente multinazionale, la Vought, che non fa altro che sfruttarli a proprio vantaggio.
Capiamo lentamente che questi super esseri, violenti, volgari e deviati, non fanno altro che stare al gioco, sono delle celebrità osannate dalle masse, dei veri e propri esaltati che intervengono solamente se c’è un ritorno politico o di visibilità, anche se in fondo sanno di essere solo un numero di visualizzazioni su Youtube, facilmente rimpiazzabile in un mondo che straborda di eroi.
Le Vought Industries hanno il totale monopolio dei supereroi in circolazione e non fanno altro che sfruttarli a proprio vantaggio per acquisire consensi e maggior potere a colpi di Instagram, fumetti e blockbusters basati sulle loro gesta, in modo da irretire il pubblico che non vede altro che paillette scintillanti e tutine colorate che volano nel cielo.
The Boys Patriota

Patriota (Anthony Starr) in The Boys

Patriota (Anthony Starr, la cui performance spicca decisamente su tutti), il leader del gruppo, non è altro che la versione sadica e distorta del simbolo per eccellenza del genere, ovvero Superman. Ogni cosa che rende l’uomo d’acciaio affabile, eroico e soprattutto riconoscibile, qui fa letteralmente rabbrividire lo spettatore.
Ogni volta che vediamo Patriota sorridere a qualcuno, fare un discorso motivazionale o sfrecciare tra i grattacieli, sappiamo che qualcosa di terribile sta accadendo nella sua mente.
Questo continuo ribaltamento dei punti cardine prefissati nei primi episodi, è il grande motivo per cui la serie ci tiene incollati allo schermo. La distruzione di ogni immaginario collegato al tema del supereroe vuole, a tutti i costi, convincerci che ci sia del marcio in quei mondi spensierati e ricchi di valori, annientando ogni paragone con i film Marvel o DC.
Pellicole come Kick-Ass o l’ottimo Super di James Gunn hanno provato a fare qualcosa di simile ma qui siamo di fronte a qualcosa che va ben oltre.
The Boys, insomma, in soli 8 episodi, costruisce un immaginario solido e incredibilmente accattivante che riscrive ogni variazione sul tema vista fino a oggi, mettendo radici per una seconda stagione che speriamo sia ancora più eccessiva, estrema e fuori dagli schemi ma con una trama di fondo maggiormente strutturata e interessante.
Perché sul contesto narrativo e sulla caratterizzazione dei personaggi siamo di fronte a qualcosa di inedito in ambito mainstream: questi personaggi non hanno bisogno di nascondere la propria identità, sono esattamente come li vediamo, e speriamo di sentirne parlare ancora per molto in futuro.

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