STAIRS, la recensione del cortometraggio di Angelo Giordano

stairs

Una scena del corto Stairs di Angelo Giordano

Stairs è il suggestivo cortometraggio scritto e diretto da Angelo Giordano.
Interpretato da Gianluca Giordano, il corto prende spunto dal trauma che ogni lavoratore deve affrontare ogni mattino quando si deve svegliare, preparare e andare a lavorare.
Il ritmo cadenzato che ci circonda e permane nella vita quotidiana viene esaltato e drammatizzato dal passare delle ore. Il tempo, limbo di paranoia e disperazione, è scandito dai grandi orologi che accompagnano il protagonista.
Stairs è girato in un suggestivo bianco e nero, un omaggio al passato che sembra strizzare l’occhio al più sperimentale Orson Welles. Sono pochi i tratti di colore, spesso rigorosamente di rosso, che si frappongono a questa scelta registica, in cui la morte si infrange contro la ripetitività diventando l’unica via d’uscita da una labirintica e onirica “perdita del tempo dell’esistenza”.
Il corto diviene così un ritorno al simbolismo e al surrealismo di inizio ‘900, da Dalì a Buñuel (con il suo Un chien andalou), ma anche una deferenza al cinema solenne di Ingmar Bergman e David Lynch.
Stairs è un’opera classica, in bilico tra sogno e incubo, da cui è difficile fuggire e riprendere contatto con la realtà. Il corto di Giordano è una lunga corsa tra le scale di una spirale distorta che accompagna e scandisce la nostra vita.
Di seguito il trailer:

https://youtu.be/ShlKWRztkHc

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