LA DISEDUCAZIONE DI CAMERON POST, la recensione del film di Desiree Akhavan

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La diseducazione di Cameron Post

Cameron (Chloë Grace Moretz) è segretamente coinvolta in una relazione con una ragazza di nome Coley. Quando le due giovani vengono scoperte insieme durante il ballo studentesco, Cameron è costretta a trasferirsi nella comunità chiamata la promessa di Dio, un collegio che promette di “curarla” attraverso la terapia e la preghiera.
La linea narrativa del film, basato su un romanzo young adult di Emily Danforth e diretto dalla regista newyorkese Desiree Akhavan, sottolinea da un lato la privazione dell’espressione della propria identità sessuale durante l’adolescenza, e dall’altro il vissuto peccaminoso, quello dell’attrazione dello stesso sesso” (o SSA) che deve essere nascosto e persino corretto.
Il lungometraggio assume un linguaggio universale e racconta non solo delle ingiustizie che un gruppo di giovani è costretto a subire per via di una “diversità”, ma, soprattutto, delle emozioni che i protagonisti mettono in gioco in un ambiente conflittuale, in bilico tra fede e desiderio.
L’attualità delle argomentazioni, seppur la pellicola sia ambientata nel 1993, conferisce alla storia maggior drammaticità e sicuramente avvicina i personaggi ai giovani di oggi che ancora sono discriminati e ghettizzati soprattutto da adulti disorientati o spaventati dall’idea di vivere nel peccato.
La regia di Desiree Akhavan rimane quasi neutrale poggiando su un buon cast capace di portare in scena una vicenda credibile e lontana dai clichè di genere, anche se con qualche dramma evitabile.
La diseducazione di Cameron Post

La diseducazione di Cameron Post (2018)

Come in ogni storia legata al mondo dei giovani adulti anche nel film viene sottolineato il rapporto conflittuale tra giovani e adulti in forme molto differenti. Le figure adulte, i genitori impauriti dall’asserzione dei propri figli e responsabili della “promessa di Dio”, non sembrano possedere però la reale carica dispotica a cui sono chiamati a rispondere.
Il piano della psiche, certamente, è molto più forte del classico pugno di ferro. Non ci sono punizioni corporee o segregazioni coatte, ma il pensiero di vivere nel peccato è un tarlo fisso nelle menti influenzabili dei ragazzi e la reale crudeltà della terapia di conversione sta proprio nel condannare il non condannabile.
Le risposte dei personaggi a questo metodo innescano una rete di rapporti divisi tra solidarietà e slealtà nei ragazzi stessi. Cameron (Moretz) è una presenza tranquilla, ma scettica sulle pratiche, e rivoluzionaria nei modi di vivere il “ricovero”. Determinata a sopravvivere a una condizione ostile, la ragazza non viene mai meno ai suoi sentimenti e alla sua capacità naturale di amare una persona del suo stesso sesso. Cameron stringe così un rapporto di fiducia e amicizia con gli altri “infedeli” Jane (Sasha Lane) e Adam (Forrest Goodluck), che coltivano marijuana nei boschi e fantasticano su una vita di libertà.
La diseducazione di Cameron Post è un film che non giudica le azioni che portano all’affermazione di se stessi in quanto adulti ma, anzi, si pone in ascolto delle voci dei suoi protagonisti.

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