La recensione dei nuovi Men in Black Internazionali

I protagonisti di Men in Black International

Sono passati 7 anni dall’ultima avventura uscita nelle nostre sale cinematografiche, ma l’umanità sembra non poter stare tranquilla continuando ad avere bisogno dell’aiuto di persone in grado di proteggerla. Stiamo parlando dei Men In Black. Uomini –e donne– addestrati a combattere gli alieni e a portare pace nella galassia tra le varie specie.
Ecco che approda quindi al cinema l’ultima loro peripezia: Men In Black: International. Il regista F. Gary Gray crea uno spin-off della saga originale per raccontare nuove avventure tratte dai fumetti omonimi.
Molly (Tessa Thompson) è una giovane donna molto intelligente e astuta che è certa dell’esistenza di altre forme di vita, nonostante nessuno le creda. Da un incontro avuto da piccola con una di queste creature e con due agenti MIB, da adulta è decisa ad entrare a far parte della squadra e riesce, quindi, con tenacia, a trovarli e a infiltrarsi nella sede di New York. Qui, il capo della divisione, l’Agente O (Emma Thompson) anziché cancellarle la memoria, decide di assumerla in prova, inviandola alla sede di Londra, dove sa esserci bisogno. Ecco allora che Molly diventa l’Agente M e si trova ad affiancare l’Agente H (Chris Hemsworth) per proteggere Vungus il Brutto, membro di una famiglia reale aliena durante una serata di folleggiamenti. Nel corso della notte la creatura viene però uccisa e prima di morire affida un misterioso cristallo a M, dicendole di non fidarsi di nessuno e facendole intuire che ci sia una talpa nella divisione londinese. Da questo momento M e H si troveranno a scappare e fronteggiare i colleghi in giro per il mondo, passando dal Marocco all’Italia, nel tentativo di sventare la nuova minaccia intergalattica.
recensione Men in Black International

Tessa Thompson e Chris Hemsworth in azione in una scena del film

F. Gary Gray non è nuovo al genere d’azione, basti pensare a film quali The Italian Job o Fast and Furious 8 e prende il testimone lasciatogli da Barry Sonnenfeld, regista dei primi tre capitoli della saga. Questa volta però il gioco cambia: innanzitutto, trattandosi di uno spin-off, i protagonisti non sono più gli impareggiabili Will Smith e Tommy Lee Jones, rispettivamente gli Agenti J e K, ma due nuovi agenti, supervisionati dall’Agente O, già presente in Men in Black 3, che diviene il ponte tra il precedente franchise e la nuova pellicola. L’altro aspetto a cambiare è il fatto che il film non è più ambientato unicamente a New York, ma diviene, come dice appunto il titolo, internazionale. Ecco quindi che il regista, prendendo sempre spunto dai fumetti di Lowell Cunningham, ci mostra altri mondi terrestri, altre basi operative, facendoci intuire così che la protezione viene da ogni dove e non unicamente dalla Grande Mela. Come accennato, il regista si è già occupato di film d’azione e di questo si tratta in questa nuova storia. Pura azione, condita da fantascienza e umorismo. Purtroppo, non arriva l’unicità delle prime pellicole, forse anche a causa della mancanza dei due protagonisti per eccellenza, forse perché ormai sappiamo. Ci saranno sempre nuove minacce aliene e i MIB le sconfiggeranno. Forse il film è condito da sempre maggiori gadget alla James Bond, in grado di fare di tutto e di più senza connotazione alcuna (basti pensare alle armi prese dalle varie componenti della macchina in una scena della storia, destrutturando così il mezzo, quasi divenisse un corpo super bionico di cui di umano non è rimasto che l’involucro).
Men in Black International

Chris Hemsworth e Tessa Thompson tra le strade del Marocco

Ciò che è certo è che i protagonisti non sono all’altezza dei precedenti, ma regalano tuttavia una buona interpretazione e alcuni siparietti comici carini, aiutati dall’alieno pedina, ultimo rimasto della sua specie, Pawny (Kumail Nanjiani), che riconosce la supremazia femminile e si autoproclama fedele servitore della sua nuova Regina, l’Agente M.
Ecco quindi che subentra un altro tema, appena accennato, ma cruciale: l’importanza del ruolo femminile. Per la prima volta si segnala il fatto che l’Organizzazione si chiami Men e non Women; Pawny deve servire, come suo unico scopo nella vita, una Regina; la cattiva contrabbandiera, che detiene moltissimo potere, è femmina e, soprattutto, per la prima volta nella saga la protagonista è una donna, che in quanto a intelligenza, supera gli uomini che compongono in linea generale il corpo dei MIB.
Per il resto la pellicola si mantiene su un piano leggero, spensierato, adrenalinico e volto a stupire più che a emozionare. Ciò che F. Gary Gray porta sul grande schermo è la volontà e la capacità di divertire grandi e piccini, fare l’occhiolino alla saga madre (basti pensare al quadro che illustra le vittorie degli Agenti J e K, eroi dei MIB) e introdurre nuove storie, che probabilmente avranno un seguito e, possibilmente, una loro linfa vitale. Ciò che poi fa piacere è rivedere insieme in azione Thor e la Valchiria più famosa dell’Universo Marvel, a cui dal 1994 appartiene anche la serie di fumetti capostipite dei Men in Black.

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