Monkey Man, la recensione del film di Dev Patel

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Monkey Man è l’esordio alla regia del candidato premio Oscar Dev Patel.
Tra i giovani attori britannici più promettenti, Patel vanta negli ultimi anni la partecipazione a numerosi progetti autoriali di successo, dal debutto sul grande schermo The Millionaire di Danny Boyle, passando per Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2021) e collaborando nel 2023 con Wes Anderson nei cortometraggi The Wonderful Story of Henry Sugar e Poison.
Con Monkey Man, presentato al South by Southwest a marzo, l’attore britannico scrive, dirige e interpreta un sorprendente action movie dalle sfumature thriller e noir con la co-produzione del maestro dell’horror Jordan Peele.

Di cosa parla Monkey Man?

Kid (Dev Patel) è un giovane solitario che si guadagna da vivere attraverso i combattimenti clandestini in una metropoli indiana di finzione, indossando una maschera da gorilla sotto lo pseudonimo di Monkey Man. Il suo scopo principale è quello di vendicare la madre, assassinata di fronte ai suoi occhi da un poliziotto senza scrupoli. La vendetta lo porterà a compiere un viaggio infernale negli anfratti del potere, combattendo nemici violenti e stringendo alleanze inaspettate.

Il piccolo Kid cresce con i racconti della mamma sulla leggenda indiana di Hanuman, un personaggio eroico del Ramayana, uno dei testi fondamentali dell’induismo. Personificazione di saggezza e devozione, Hanuman è dotato di un elevatissimo potere spirituale e si presenta come un antropomorfo metà uomo metà scimmia. È a lui che Kid si ispira nel suo viaggio dell’eroe tormentato, deciso a vendicare la madre diventando accidentalmente anche un simbolo della ribellione degli oppressi contro il potere religioso ed economico.

Alcuni temi del film

Sono i temi della famiglia, delle radici e della cultura induista che caratterizzano un lungometraggio ispirato e perfettamente congruo al genere di appartenenza. Scene di combattimento mozzafiato, azione, sangue, inseguimenti automobilistici rocamboleschi rendono Monkey Man un film action di altissima qualità, arricchito da una riflessione anche sociale e culturale. La vicenda si svolge infatti sullo sfondo di una comunità piegata da un potere economico senza scrupoli, dove le lande dei nativi come Kid vengono espropriate dal governo e distrutte per gli interessi personali dei potenti.

Questo aspetto in realtà si collega in modo preciso all’attualità del continente indiano, da decenni lacerato dalle lotte intestine tra contadini e Stato e più in generale tra forze dell’ordine impunite e violente e cittadini comuni. Patel in più punti inserisce clip di found footage di queste lotte, sottolineando un notevole intento di denuncia realistico-documentaria, permettendoci di leggere il lungometraggio anche sotto una chiave sociale.

Perché vedere Monkey Man?

Patel non è nuovo all’action: il suo secondo lungometraggio da giovanissimo è il discusso live action de L’ultimo dominatore dell’aria (2010) di M. Night Shyamalan e negli ultimi anni l’attore ha collaborato anche con Neil Blomkamp come protagonista del suo scifi d’azione Humandroid (2015).

Inoltre, Dev Patel è uno sportivo, cintura nera di taekwondo il che lo rende perfettamente credibile e a suo agio nelle sequenze di combattimento magistralmente coreografate risultando un eroe spietato e assolutamente concentrato. La regia del film è ritmata e si coordina con un montaggio serrato, che sembra mettere in ordine l’azione in un connubio di spettacolarità visiva non scontato

Le citazioni ai grandi capolavori action sono evidenti, tra cui senza dubbio – e lo fa esplicitamente – John Wick (con cui infatti condivide due dei produttori, Basil Iwanyk ed Erica Lee), ma a volte tende anche al thriller di Fincher e Soderbergh e al revenge movie come Kill Bill.
Il riferimento alla cultura induista è poi interessante a livello sociale, ma va oltre, infatti il film introduce una comunità religiosa di hijra dedicata ad Ardhanasrishvara, la divinità metà Shiva e metà Parvati, un unione di maschile e femminile, saggezza e fertilità. La comunità hijra, che include individui che non si riconoscono nel genere maschile né femminile, è nel film un altro dei target del governo autoritario-fascista, ma è proprio lì che il solitario e perseguitato Kid troverà asilo.

Monkey Man dunque porta avanti un discorso sociale non superficiale, senza però distaccarsi dal suo fulcro action, in un esordio alla regia sorprendente che rinnova gli schemi del genere pur restando coerente alla sua struttura.