ENTOURAGE-Il Film, la recensione

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Dopo la fortunata serie televisiva creata da Doug Ellin e trasmessa negli USA tra il 2009 e il 2011 sulla HBO, ecco arrivare al cinema il lungometraggio che prosegue le vicende del giovane Vincent Chase (Adrian Grenier) e del suo gruppo di amici.
La sua carriera di attore è ormai consolidata e ora si prepara a fare il debutto alla regia, anche se le cose non sembrano facili come sembrano: il suo agente Ari Gold (Jeremy Piven) mette pressione al giovane cineasta affinché rispetti le tempistiche, ma Vincent ha bisogno di tempo per completare il film. Gold si rivolge così a Larsen McCredle (Billy Bob Thornton), produttore della pellicola, anche se non ha mai partecipato alle riprese e non ha mai visionato una scena, per chiedergli altri soldi necessari per la conclusione del progetto. Alle prese con degli affari urgenti, Larsen lascia l’incarico al figlio Travis (Haley Joel Osment), al quale chiede di non dare denaro a Gold, fino a quando non avrà visto con i propri occhi il materiale girato. Ari Gold è costretto così ad accettare la proposta e Travis nega l’aiuto al giovane Chase, poiché ritiene che l’opera sia alquanto pessima. Ma alla fine la verità verrà a galla: Travis rifiuta il suo consenso per via di una relazione avuta con uno degli attori del cast. E, come se non bastasse, le sorprese non finiscono qui…

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La versione cinematografica di Entourage percorre la direzione di un’opera ‘briosa’ e brillante in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico, soprattutto di genere maschile, per le numerose scene di sesso esplicito presenti e riprese in ogni angolazione.
Ma nonostante la sua comicità grottesca ed esasperata, il film mostra i reali problemi che Hollywood deve costantemente affrontare per la realizzazione di un lungometraggio, e ciò fa comprendere al meglio quanto gli autori, i registi e gli attori siano continuamente pressati dai produttori, veri Capi Supremi del grande schermo. In definitiva, una critica al sistema e al mondo del cinema che si auto-cita e parla di sè in prima persona.

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Dopo la sua prima prova da regista cinematografico in Amore tra le righe (1998) e la regia televisiva di Entourage, Doug Ellin ci riprova con questa commedia piccante volta a sdrammatizzare lo stress della vita quotidiana e della routine hollywoodiana. Tuttavia, l’operazione non è completamente riuscita: si respira ancora una sorta di atmosfera semi-televisiva soprattutto per quanto riguarda la parte dei titoli di coda, dove il film termina con una sigla che sembra essere realizzata appositamente per il piccolo schermo.
Probabilmente l’intenzione di Ellin era quella di costruire una storia che proseguisse la narrazione ‘seriale’ sfruttando le potenzialità del cinema attraverso la sua ‘magia’, ma la sensazione che traspare al termine del film è quella di essere rimasti per 105 minuti comodamente seduti sul divano di casa nostra, con il dubbio di aver assistito ad una mega puntata pilota di una nuova stagione della serie.
Soffermandoci sul cast, spiccano invece nomi di rilievo qual Billy Bob Thornton (Larsen McCredle) e Haley Joel Osment (Travis McCredle), che sicuramente contribuiscono ad alzare gli indici di gradimento, e per finire i fantastici cammei di Mark Wahlberg (produttore reale del film), Liam Neeson, Pharrell Williams, Jessica Alba e della sublime dea londinese Emily Ratajkowski.

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