Con 20 milioni di euro di incassi (a crescere), terzo in Italia nel 2023 dopo Barbie e Oppenheimer, C’è ancora domani ha già fatto la storia. L’esordio di Paola Cortellesi, approdato nelle sale lo scorso 26 ottobre, si posiziona infatti per ora al 22esimo posto tra i film italiani con i migliori incassi di sempre, prima volta per una regista donna. Film coraggioso e piuttosto atipico se contestualizzato con l’ultima parte della carriera di Cortellesi, il debutto alla regia dell’attrice è stato, nelle ultime settimane, al centro di numerose riflessioni e discussioni critiche.

Qual è il motivo di questo successo?

Tra tradizione neo-neorealista e linguaggio contemporaneo, C’è ancora domani è un prodotto che sfida le logiche commerciali tradizionali del mercato italiano, abituato ultimamente a film comici spesso sguaiati e volgari. Nonostante non rinunci all’ironia con sequenze che strappano decisamente più di un sorriso, il lungometraggio dosa il suo tono drammatico e rimane in equilibrio, nella pura tradizione del cinema italiano che ha sempre saputo parlare di argomenti seri tra una risata dolceamara e l’altra.

Eccezionale imitatrice, cantante talentuosa, Cortellesi calca palchi e studi televisivi da ormai quasi trent’anni, consolidandosi come icona riconoscibile e offrendo l’immagine di donna della porta accanto dall’enorme talento comico. Oltre alla protagonista, nel film appaiono anche Valerio Mastandrea, Giorgio Colangeli ed Emanuela Fanelli, dando vita a un cast che il pubblico riconosce come garanzia di qualità. Allo stesso tempo però, Cortellesi porta all’attenzione nuovi talenti del cinema come Romana Maggiora Vergano e Francesco Centorame già visto ne Gli anni più belli e Skam Italia.

Perché vedere C’è ancora domani?

Questa operazione, che dunque si fregia delle sue personalità riconoscibili, non è però da dare per scontata. Paola Cortellesi firma una regia consapevole in tutte le sue scelte dalla messa in scena al sapiente utilizzo del bianco e nero fino agli inserti musicali, non trattenendo una sua visione -perché no- autoriale, osando e mettendo in scena un’opera personale a tutti gli effetti.

C’è ancora domani si muove appunto tra momenti drammatici, mai patetici, e scene dal respiro più leggero. Il film riesce a veicolare un messaggio importante, raccontando una realtà spesso celata dal cinema dell’epoca e spostando quindi il punto di vista sulla donna di fine anni Quaranta e la sua voglia crescente di libertà e autodeterminazione sotto il peso di una struttura familiare patriarcale imponente e violenta. La donna, quindi, è azione e fulcro anche nella messa in scena del rapporto tra madri e figlie in un continuo rispecchiarsi che spesso crea conflitti ma che in realtà è volontà di proteggersi a vicenda e mettersi in guardia dai pericoli e dagli ostacoli del mondo.

Che effetto può avere sull’industria italiana?

C’è ancora domani è un film emotivamente toccante che parla a tutti, alle anziane che hanno vissuto il dopoguerra sulla propria pelle, alle loro figlie e nipoti in un senso di sorellanza che -specialmente in tempi amari come questi- arriva dritto al cuore. C’è ancora domani dimostra che in Italia c’è un’urgenza di raccontare storie potenti e intense, affrontando tematiche coraggiose di fronte a un pubblico pronto e curioso. Paola Cortellesi è riuscita a declinare un prodotto audace ed intenso in grado di trasmettere valori importanti, rinnovando anche con originalità le forme del cinema commerciale italiano.