Aladdin (2019), la recensione del live action Disney

Aladdin, la recensione

Aladdin, il live action Disney, nelle nostre sale

Come per altri grandi Classici Disney, anche per Aladdin è arrivato il tempo di tornare al cinema con una veste tutta nuova in live action.
Chi è cresciuto tra anni ’80 e ’90 e ha amato la versione animata uscita nel 1992 ricorderà canzoni come Notti d’Oriente, Un amico come me, Il principe Ali, Il mondo è mio, per citarne solo alcune, e molte altre che ci hanno fatto cantare ed emozionare in tutti questi anni. Oggi, Disney riporta in auge questo mondo incantato tratto dal racconto persiano Aladino e la lampada meravigliosa appartenente alla raccolta di fiabe orientali Le mille e una notte.
Per chi non conoscesse la storia, Aladdin narra di un giovane straccione che vive tra le strade della città immaginaria di Agrabah, in cui, per sopravvivere, è costretto a commettere piccoli furti, insieme alla sua fidata scimmia e amica Abu. Un giorno, al mercato, il duo si imbatte nella principessa Jasmine, figlia del Sultano, sotto mentite spoglie, fuggita da Palazzo e decisa a conoscere la vita al di fuori delle mura della corte. Tra Aladdin e Jasmine scatta subito la scintilla, finché lei non è costretta a far ritorno a casa e il giovane ne scopre la vera identità. È in questo frangente che Jafar, il Gran Visir, ingaggia Aladdin per aiutarlo a recuperare una misteriosa Lampada custodita nei recessi della Caverna delle Meraviglie. Infatti solo il cosiddetto diamante allo stato grezzo, cioè una persona umile che cela in sé un grande valore, è in grado di entrarvi. Dopo essere stato avvertito di non toccare nulla all’infuori della Lampada, il giovane riesce a recuperare l’oggetto, ma Abu, incantato e tentato dai tesori della Caverna, tocca un diamante e la grotta inizia a crollare intorno a loro. È in questa circostanza che la Lampada, venendo sfregata, si rivela essere magica e custodire un Genio in grado di esaudire tre desideri. Assieme a un Tappeto Volante, la combriccola riesce fortunatamente a scappare e il Genio, attraverso uno dei desideri, trasforma Aladdin nel “principe” Alì, cosicché possa conquistare la principessa. Tuttavia, una volta a Palazzo, Jafar, che lo credeva morto, scopre in poco tempo la sua vera identità ed è deciso a distruggerlo per impossessarsi della Lampada e mettere in atto i suoi piani malvagi.
aladdin genio

Will Smith nei panni del Genio della lampada in Aladdin

Guy Ritchie, a cui è stata affidata la regia del remake, non è nuovo del mestiere e sa come svolgerlo. Lo spettatore fin da subito viene immerso nelle atmosfere incantate del regno di Agrabah, accompagnato dalle note tanto amate e conosciute delle musiche del cartoon del 1992. Ciò che subito risulta evidente è come la storia non cerchi di imitare il cartone animato, ma abbia una nuova linfa ed energia. Questa connotazione è presente anche nelle canzoni che, pur riprendendo le versioni originali, vengono pervase da un ritmo tutto hip-pop al passo coi tempi. In questo Will Smith, che interpreta il Genio, è perfettamente a suo agio. Basti ricordare la scena nella Caverna delle Meraviglie quando canta e balla sulle note di Un amico come me.
Ecco che proprio il duo formato da Aladdin (Mena Massoud) e il Genio, il cui personaggio sembra cucito apposta sulla pelle di Will Smith, risulta pienamente convincente regalandoci gag e situazioni esilaranti, come la scena inedita della festa a Palazzo. Assieme a loro, l’ancella della principessa, Dalia, interpretata da Nasim Pedrad, rientra perfettamente nella storia e ci regala momenti comici degni di nota. L’attrice infatti non è nuova al genere (basti pensare al suo ruolo nella serie tv New Girl) e, pur essendo il suo un personaggio originale, ci si dimentica di questo e si è solo felici di averla a bordo. Purtroppo a non convincere appieno sono Jasmine (Naomi Scott) e Jafar (Marwan Kenzari). La Principessa infatti, seguendo la corrente recente delle eroine indipendenti, vorrebbe essere un personaggio fuori dagli schemi e guerriero, un carattere che vuole la sua indipendenza, a discapito delle regole di corte che le impongono di doversi sposare con un vero principe. In realtà tutto ciò non emerge e Jasmine viene rilegata alla mera fanciulla dagli occhioni dolci che fa capitolare l’eroe. Jafar risulta un nemico stereotipato e macchiettistico, quasi comico. Il Tappeto Volante e la scimmietta Abu invece, che prendono vita grazie alla CGI, si uniscono alla coppia Aladdin-Genio, per aumentare la comicità e donare alla pellicola un lato nostalgico ed emotivo.

Aladdin (Mena Massoud) mentre recupera la Lampada magica

Guy Ritchie confeziona un prodotto che intrattiene grandi e piccini, il cui pregio è quello di far avvicinare le nuove generazioni a una favola senza tempo, facendo riscoprire i sogni e i luoghi incantati che hanno accompagnato le fantasie di intere generazioni a bordo del Tappeto Volante.

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