God: Serengeti, alla scoperta della casa di Dio con Sharlto Copley

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god serengeti oats studios corto
God: Serengeti, il nuovo corto degli Oats Studios
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God: Serengeti, il nuovo corto degli Oats Studios

“Questa idea potevo averla anche io”.

Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase? Che si parli di arte pittorica contemporanea – spesso definita dai più come incomprensibile e replicabile – o di libri, film, canzoni, gran parte del pubblico tende a vedere la banalità nelle idee di successo.
Il fatto interessante è che, spesso, chi denuncia la banalità di certi spunti artistici ha perfettamente ragione. Avatar di James Cameron non è altro che Pocahontas che incontra Balla coi Lupi. Star Wars non è altro che Il mago di Oz in versione spaziale. Allo stesso modo, seguendo questa linea di pensiero, i tagli sulla tela di Lucio Fontana non sono altro che facili provocazioni replicabili da tutti. Spesso però, chi sminuisce i successi culturali attraverso queste argomentazioni, si sottopone involontariamente ad una domanda di ritorno: perché non l’hai fatto tu?
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God: Serengeti, il nuovo corto degli Oats Studios
Il nuovo cortometraggio degli Oats Studios di Neill Blomkamp parte da un’idea semplicissima e già messa in scena in numerose commedie: Dio non sarebbe altro che un vecchio barbuto, dedito ad osservare gli uomini solo per gioco. Insomma, la storia del mondo sarebbe governata dall’alto come in un videogioco o in un gioco di società.
Niente di originale, niente di inimmaginabile, ma realizzato come mai prima d’ora.
È qui l’essenza dell’arte. Lo stile, la forza con cui viene portata avanti un’idea. E, sebbene un’analisi critica debba storcere il naso di fronte ad un finale troppo rapido, il progetto di Blomkamp sembra sempre più destinato a rivoluzionare l’industria dell’audiovisivo.
Buona visione con il cortometraggio God: Serengeti.
God: Serengeti, ma tutte le produzioni degli Oats Studios viste fino ad ora stupiscono per la forza con cui gli effetti visivi vengono applicati alle storie.
Gli Studios svolgono la funzione di bacino di raccolta per idee, suggestioni, stili che un giorno potranno approdare al cinema. È apprezzabile, sin da ora, la perizia con cui vengono prodotti. Pur mantenendo un budget contenuto, a livello tecnico e visivo queste piccole storie sembrano perfette. Questa è la dimostrazione che a togliere risorse non sempre si ottiene un peggioramento qualitativo. Anzi, i limiti servono per trovare soluzioni alternative nella messa in scena, creano diversità, permettono (paradossalmente) una maggiore libertà.
God: Serengeti parte da uno spunto che tutti noi, in un momento o nell’altro della vita, abbiamo avuto. Ma il risultato finale è ricco di risvolti, possiede una potenza visiva strepitosa, ha una capacità di sintesi apprezzabile.
Avanti così Neill: continua a fare ciò che tutti avrebbero potuto fare ma che nessuno aveva ancora fatto.