RomaFF11: 3 GENERATIONS – Una Famiglia Quasi Perfetta, la recensione

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3 GENERATIONS
Elle Fanning, Naomi Watts e Susan Sarandon in 3 Generations-Una Famiglia Quasi Perfetta
“Non ho avuto una giornata sbagliata… ho avuto un’esistenza sbagliata!”
Avevamo lasciato la giovane Elle Fanning nella Los Angeles al neon rosso sangue di Nicolas Winding Refn (The Neon Demon, 2016) e la ritroviamo ora al centro del delicato quadro familiare dipinto dalla regista inglese Gaby Dellal (Angels Crest, On a Clear Day) che porta avanti la rassegna ‘Alice nella Città’ all’interno dell’edizione 2016 della Festa del Cinema di Roma.
3 Generations-Una Famiglia Quasi Perfetta (About Ray, in originale), girato nel 2015 ma presentato in anteprima mondiale solo al recente Toronto International Film Festival, si pone allo spettatore come pellicola apparentemente incentrata sullo spinoso tema del cambio di sesso (in questo caso, stiamo anche parlando di una ragazza poco più che adolescente) ma non lascia passare molto tempo che, poste con molta calma tutte le carte in tavola, fiorisce in un intreccio di sentimenti genuini e appaganti, rivelando il suo vero intento: trasporre in immagini la forza spirituale del più improbabile e (almeno sulla carta) problematico dei nuclei familiari.
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Elle Fanning in 3 Generations-Una Famiglia Quasi Perfetta
Ray (guai a chiamarla Ramona) è un’introversa studentessa di New York che sente di essere, in realtà, un ragazzo imprigionato da sempre in un corpo femminile. Fino ad ora, la crescita e lo sviluppo interiore di Ray sono stati seguiti passo dopo passo dalla madre single Maggie (Naomi Watts), dalla nonna Dolly (Susan Sarandon) e dalla compagna di quest’ultima, Frances (Linda Emond), che, coabitando sotto lo stesso tetto di un’adorabile palazzina nella Grande Mela, hanno visto prendere vigore dalle dolci forme della loro Ramona una nuova personalità sempre più definita e convinta del proprio status di colonna maschile nelle quotidiane dinamiche casalinghe.
Naomi Watts e Susan Sarandon dimostrano un’invidiabile chimica di scena che riesce a drammatizzare e alleggerire allo stesso tempo (il tutto entro limiti sapientemente controllati) il susseguirsi di fin troppo semplici dinamiche narrative ma è Elle Fanning, ancora una volta dopo The Neon Demon, a catturare la nostra attenzione, incarnando perfettamente l’esplosiva manifestazione di sentimenti, ambizioni, rancori e (perché no?) pulsioni sessuali lasciati sopire all’ombra di un’età anagrafica alla quale c’illudiamo non possano appartenere. Peccato quindi che, come avvolta da una calda coltre di velluto, l’opera di Gaby Dellal finisca perlopiù con l’attutire l’eco di queste emozioni, preferendo regalarci facili sorrisi al coinvolgerci in elucubrazioni di più ampio respiro. Non è detto che la formula utilizzata non possa, ad ogni modo, dimostrarsi utile a introdurre determinate tematiche individuali al pubblico dei più giovani.

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