VENOM, la recensione del cinecomic con Tom Hardy

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Tom Hardy e il simbionte Venom in una scena del film

Un altro personaggio va ad aggiungersi all’universo dei supereroi al cinema. Un antieroe già portato sul grande schermo, nel lontano 2007, da Topher Grace in Spider-man 3. Si tratta di Venom, il simbionte che nel film di Sam Raimi entrava in possesso del corpo di Peter Parker, facendo emergere il suo lato oscuro. A distanza di 11 anni, la creatura aliena torna sulla scena in un nuovo spin-off targato Sony.
Nel cinecomic il giornalista d’inchiesta Eddie Brock (Tom Hardy) perde il lavoro e la fidanzata, Anne Weying (Michelle Williams)in seguito alle accuse indirizzate al dottor Carlton Drake (Riz Ahmed), fondatore della società farmaceutica Life Foundation che conduce esperimenti illegali. Dopo alcuni mesi allo sbando, indagando sull’azienda, Brock finisce per essere contaminato da uno degli organismi che il dottore ha rinvenuto nello spazio. Eddie diventa il primo umano in grado di entrare in simbiosi con una delle creature, Venom, trasformandosi in un essere antropomorfo. Insieme i due dovranno imparare a convivere e affrontare lo spietato dottore, pronto a distruggere il mondo.
Venom, la recensione

Tom Hardy e Riz Ahmed in una scena della pellicola

Venom è un viaggio incompiuto alla scoperta di un antieroe/villain, un giro di giostra maldestro e scoordinato che restituisce al pubblico solo un piccolo assaggio di un personaggio ben più complesso e oscuro rispetto a quello tratteggiato da Ruben Fleischer.
Anziché incentivare il processo di crescita di un genere in debito di ossigeno, che necessita sempre più carburante creativo e idee nuove, Venom fallisce l’esame di maturità riportando il film a una dimensione adolescenziale ed edulcorata (ancor più di Spider-Man Homecoming), che stride con la filosofia del materiale d’origine (il fumetto, appunto) e mostra con fierezza la sua anima kitsch. Perché, in fondo, Venom è un film che vive nelle contraddizioni. Non solo nella storia, ma anche nella forma, nel contenuto, nello stile, nell’apparato visivo. La narrazione ripercorre le tappe del cammino di un eroe in disgrazia, che combatte con i suoi demoni interiori e cerca di redimersi.
L’impressione è quella di assistere a uno spettacolo tipicamente anni ’90, un pastiche vintage autocompiaciuto e anacronistico, che arriva sul grande schermo fuori tempo massimo, in un’epoca in cui ci si attende sempre qualcosa in più da chi realizza prodotti mainstream.
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Tom Hardy trasformato in Venom nel nuovo cinecomic

Il regista disattende le aspettative e confeziona un film basilare e asettico, sprecando le chance a disposizione e vanificando il tentativo di scuotere un filone – quello supereroistico – sempre più febbrile e represso, corroso dalla sindrome della replicabilità seriale (come il DCEU e l’MCU) e dell’esigenza di uniformare i prodotti ad un unico, e ormai superato, standard realizzativo.
Non regge nemmeno la parabola di purificazione dal male – prima – e del trionfo del bene – poi – del personaggio, che attua durante l’arco narrativo una metamorfosi morale senza un particolare motivo o una specifica ragione. Venom sembra la radiografia incompleta di un corpo atrofizzato a corto di vitalità, la serigrafia sbiadita di un film Nineties con effetti speciali posticci ed escamotage di scrittura démodé.
Adagiato in una storia che procede a rilento, e inghiotto nel vortice dell’azione chiassosa e schizofrenica, il cinecomic di Ruben Fleischer mostra, però, i suoi momenti migliori nelle brevi sequenze ironiche e nelle gag sul conflitto di personalità tra Eddie e il suo “parassita“. Al contrario, la prevedibilità della trama è, purtroppo, uno dei motivi per cui il film fatica a trovare la propria identità.
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Tom Hardy e il simbionte Venom nel nuovo cinecomic targato Sony

La figura di Venom emerge in tutta la sua “mostruosità” solo oltre la metà della pellicola. Nella prima parte, invece, i protagonisti appaiono bidimensionali e poco approfonditi, lontani dal suscitare un coinvolgimento diretto con il pubblico. Il film, inoltre, recupera la tematica dell’estinzione dell’umanità e, di conseguenza, della disperata ricerca di un posto nuovo in cui migrare. La vera domanda però che ci si pone è: ma dove è finita la nemesi dell’Uomo Ragno in questo connubio di ilarità e buonismo dell’antieroe che “mangia solo i cattivi”?
Al netto di tutto, Venom si presenta come un blockbuster caotico che strizza l’occhio al buddy movie e punta a intrattenere il pubblico dei più giovani (il taglio delle scene splatter per ottenere il PG-13 è una chiara dimostrazione). La visione è consigliata a chi desidera passare due ore all’insegna del puro e semplice divertimento, con rocambolesche scene d’azione e un sempre apprezzabile Tom Hardy.

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