TRE CUORI, la recensione

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tournage "3 cœurs"
Il cinema francese si presenta a Venezia sugli echi del rintocco di un pianoforte che accompagna l’arrivo alla Mostra di 3 coeurs, l’ultimo lavoro di Benoît Jacquot che questa volta cerca di riprendere le atmosfere tipiche della Nouvelle Vague attraverso una messa in scena più moderna, utilizzando una chiave registica d’ispirazione tradizionale ma con un tocco del tutto originale.
Una commistione di generi intricata: dramma, commedia romantica e un accenno di thriller che in parte infonde nello spettatore sensazioni contrastanti in merito agli sviluppi della storia.
Jacquot mette in scena un racconto del “what if” il “cosa sarebbe successo se” che fa riflettere su quanto la vita sia fatta di tempismo e incontri casuali che possono cambiare improvvisamente il destino.
Il protagonista Marc, interpretato da Benoît Poelvoorde, incontra accidentalmente Sylvie (Charlotte Gainsbourg) in una cittadina di provincia e trascorre una notte passeggiando e chiacchierando in sua compagnia. Il giorno seguente, i due ritornano alle proprie vite con la promessa di rivedersi a Parigi, ma il fato impedisce loro di arrivare all’appuntamento. Marc, nel disperato tentativo di ritrovarla nel frattempo incontra un’altra donna, Sophie (Chiara Mastroianni) con la quale inizia una relazione che lo porterà a scoprire un dettaglio rilevante sulla vita della sua compagna.
La realtà di un piccolo e tranquillo paese, strade semi deserte e case lussuose: sono questi i luoghi che incorniciano un film che si concentra sulle vite lente e silenziose dei protagonisti. Anime fragili in cerca di ritrovare rapporti amorosi perduti che restano sospesi ed irrealizzati nel tempo. La storia nelle relazioni tra i personaggi una sottile linea di tensione, senza sfociare in eccessi o aggressività fino al risvolto che caratterizza le battute finali. Il film ha i toni pacati del silenzio della provincia, mentre i personaggi bruciano e gridano il loro dolore interiore verso un ineluttabile fatalità che si prende gioco della loro esistenza.
Gli equivoci sentimentali trasformano la storia in un melodramma nel quale il pubblico viene reso partecipe, come se fosse presente all’interno della scena con i protagonisti e condividesse i pranzi intimi e riservati serviti da un’affascinante Catherine Deneuve sempre elegante, madre fuori e dentro lo schermo.
Una pellicola dai risvolti delicati che non riesce a coinvolgere completamente lo spettatore nel descrivere la disincantata relazione tra i personaggi legati ad una quotidianità opprimente che non lascia trasparire alcuna possibilità di uscita e di scelta.

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