OCEANIA, la recensione del film Disney di Ron Clements e John Musker

Oceania - Foto: Ufficio Stampa

Oceania – Foto: Ufficio Stampa Disney

Oceania è un ciclone di pura potenza cinematografica!
Insieme a La La Land, presentato quest’anno alla Mostra di Venezia 2016, il nuovo gioiello d’ animazione Disney appartiene a quella nicchia di opere che riescono a unire alla perfezione i frammenti musicali, che diventano il vero cuore del film, e l’azione. I suoni e le canzoni non sono usati solamente come indicatore geografico, nonostante nascano da un incontro culturale tra la popolazione delle isole del Pacifico e il team creativo di artisti, ma vengono montati come parte attiva e integrante della rappresentazione. Se in molti cartoon gli intermezzi cantati corrispondono ad un rallentamento nello svolgersi della vicenda, in Oceania (il cui titolo originale è Moana) sono pura ebbrezza visiva ed espediente per accelerare il racconto. Tutto questo sarebbe già sufficiente a rendere il lungometraggio un ottimo prodotto di intrattenimento ma, i registi Ron Clements e John Musker e la produttrice Osnat Shurer non si sono fermati in superficie e hanno dato ad ogni canzone un’estetica propria ed originale.
Vaiana (Auli’i Cravalho) è una giovane principessa, per quanto lontana dai canoni a cui siamo abituati, che intraprende un viaggio nell’oceano per trovare il semidio Maui (Dwayne Johnson) e costringerlo ad aiutare la popolazione a combattere una maledizione che, lentamente ma incessantemente, sta facendo morire le isole su cui si sono insediati.
Siamo su un terreno non particolarmente innovativo: le vicende hanno l’essenza delle leggende e, per tanto, restituiscono il senso di un deja vù. In particolare, si percepisce un ritorno a schemi più convenzionali, e quindi meno interessanti, per una ventina di minuti nella parte centrale della pellicola. Ma nonostante questa breve parentesi, Oceania raggiunge le vette dei migliori Pixar, creando personaggi incredibili ed emozionando sin dalle battute iniziali.
Il mare, metafora dell’ignoto della vita, dei confini da superare per raggiungere il mondo adulto, è a tutti gli effetti un protagonista attivo. Tecnicamente la vastità dell’oceano, difficilissima da rendere in computer grafica, è frutto di un lavoro formidabile. Nella dinamica del film è straordinario come una massa d’acqua riesca a regalare , in apertura, uno dei migliori momenti visti sullo schermo negli ultimi tempi.
Oceania - Foto: Ufficio Stampa

Oceania – Foto: Ufficio Stampa Disney

Vaiana, più che Maui, è coinvolgente e bellissima. È caratterizzata dalle sue imperfezioni che la rendono visivamente eccezionale: le braccia sono ‘morbide’, le proporzioni del corpo la fanno apparire robusta ma viva. L’originalità di Oceania risiede nel carattere della sua protagonista. Nessun personaggio femminile Disney aveva mai affrontato le avversità come Vaiana e, forse, nessuna era stata più affascinante. Dimenticate le classiche principesse, i loro canoni ineccepibili, la loro esistenza lineare. La novità, dolcemente femminista (o meglio, femminile) di Vaiana, può essere riassunta in uno splendido dialogo tra lei e sua nonna. La ragazza è indecisa tra lo spingersi a largo o seguire le opinioni degli adulti che la vogliono proteggere. La nonna la intima di andare, mettersi alla prova e superare le proprie paure. Un consiglio folle secondo il modello attuale della società ma… “sono la matta del villaggio, è questo il mio mestiere”.
Oceania dunque va fino in fondo nella messa in scena cinematografica, esalta la forza del grande schermo quale unione di immagini e suoni, per invitare i giovani spettatori a non temere quella splendida follia che è l’immergersi nel mondo. Il viaggio, come per Ulisse, fa perdere gli amici, gli aiutanti e la propria reputazione. Così anche per Vaiana e Maui ogni ostacolo e momento di isolamento saranno un espediente per sconfiggere i propri demoni e trovare sé stessi.
Consigliato a: chi non ama i film musicali, vi ricrederete!
Gabriele Lingiardi

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