Roma 2015, Focus 4: Wes Anderson e Donna Tartt incontrano il pubblico, William Friedkin e Dario Argento si confrontano e Philippe Petit torna a “volare”!

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Siamo arrivati al Focus 4 di questa Festa del Cinema di Roma 2015 e all’attesissimo incontro con l’eclettico e surreale regista statunitense Wes Anderson, insieme alla strabiliante scrittrice Donna Tartt, vincitrice del Premio Pulitzer 2014 con il romanzo Il Cardellino!
Roma è stata graziata dal maltempo e ha accolto le numerose scolaresche che sono venute alla sala Mazda Cinema Hall per la rassegna Alice nella Città a vedere il film Scout, gradevolissimo american drama diretto da Laurie Weltz e con protagonista la giovanissima India Ennenga, figlia della regista.
In una sala piena di adolescenti la regista, l’attrice e i produttori Beverley Gordon e Nicolas Emiliani hanno ringraziato i presenti e la città di Roma per averli invitati in questa occasione, ma quello che ha stupito maggiormente noi “vecchietti” è stato il coinvolgimento che sono riusciti a creare, portando i giovani presenti a stare in silenzio e a godersi del buon Cinema, un vero e proprio miracolo, in risposta alla sottovalutazione di una generazione che, invece, riserva piacevoli sorprese.
Alle 14.45 abbiamo avuto modo di assistere alla proiezione di un altro film drammatico, questa volta di produzione anglo-francesce, dai toni estremamente più disturbanti: stiamo parlando di Departure per la regia di Andrew Steggal, la storia di una madre inglese e di suo figlio adolescente che partono per il sud della Francia per preparare la vendita della propria casa delle vacanze, ricordo di tempi andati, quando la famiglia era ancora unita nell’amore. Non è mai facile il tema dello sgretolamento di un nucleo familiare, qui unito alla travagliata maturazione sessuale di un’adolescente omosessuale.
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In seguito, nella Sala Petrassi, il neo direttore artistico Antonio Monda ha condotto con grande maestria l’incontro con il regista de Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou e Grand Budapest Hotel, Wes Anderson, e con la scrittrice Donna Tartt, i quali hanno espressamente richiesto di poter interagire con il pubblico in sala rispondendo a qualche domanda, prima di mostrare l’episodio de Il Guappo con protagonista Totò, tratto da L’Oro di Napoli di Vittorio De Sica.
<<Considero il film di Vittorio De Sica come un grande libro di racconti brevi: una serie di piccoli capolavori con Totò che, con il suo volto e le sue qualità artistiche inconfondibili, è il Buster Keaton italiano.>>
Volete sapere i quattro film che ha scelto Donna Tartt?
  1. Medea di Pier Paolo Pasolini (1969)
  2. La Notte di Michelangelo Antonioni (1960)
  3. La Signora di Tutti di Max Ophüls (1934)
  4. La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (2013)
La passione per il Cinema mondiale che lega i due protagonisti dell’incontro è stata così percepita dal pubblico in sala da accrescere ancora di più l’ammirazione verso questi artisti contemporanei di raro talento.
Altro giro, altro incontro!
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Due registi mondiali hanno parlato di arte, paura e donne in un garbato meeting: stiamo parlando del Premio Oscar per Il Braccio Violento della Legge, William Friedkin, e del Maestro del Brivido italiano, Dario Argento.
A 80 anni compiuti lo scorso 29 agosto e portati divinamente, Friedkin (attualmente al lavoro sull’adattamento di The Winter of Frankie Machine, tratto dal bestseller di Don Wisnlow) è stato il vero conduttore dell’incontro, alzando il calice di champagne in un brindisi ogni volta che finiva di rispondere, creando un’energia e un interesse fra il pubblico senza precedenti.
<<Il film horror è arte. Non tanti critici lo prendono sul serio, purtroppo. Ammiro il lavoro di Dario come ammiro un’opera d’arte moderna. Sarebbe impossibile per me scegliere il suo film che preferisco: sarebbe come dover scegliere il mio Rembrandt o Michelangelo preferito.>>
Quando gli è stato chiesto il perché del successo internazionale delle sue opere, Argento ha così risposto:
<<I miei film nascono dalle paure profonde, dall’inconscio, dalla sessualità. Questo spiega perché si siano diffusi nel mondo: non raccontano storie italiane ma che sono di tutti e per tutti.>>
Il Maestro del Brivido ha voluto poi omaggiare il regista americano scegliendo un estratto del film che l’ha segnato, L’Esorcista (Antonio Monda ne ha approfittato per chiedere come facessero a creare il celebre ‘effetto gelo dalla bocca’ e Friedkin ha risposto che sul set c’erano quattro potentissimi condizionatori che portavano la temperatura anche a -40 gradi centigradi), ma ha anche detto di aver amato gli inseguimenti de Il Braccio Violento della Legge e di Vivere e Morire a Los Angeles. Il filmmaker ha così ha controbattuto;
 <<Ho filmato tre o quattro inseguimenti nella mia carriera e credo siano la forma più pura di cinema, sin dall’epoca del muto. Potresti anche togliere il sonoro e sarebbero comunque efficaci.>>
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Con il pubblico in sala ha poi voluto condividere un piacevole ricordo su Alfred Hitchcock:
<<Stavo girando l’ultimo episodio di The Alfred Hitchcock Hour. Un giorno Hitchcock viene sul set, io mi presento e gli dico quale onore sia conoscerlo. Lui mi guarda e dice: “Di solito i nostri registi indossano la cravatta.” Qualche anno dopo, la sera in cui stavo ritirando il Director’s Guild Award per “Il Braccio Violento della Legge”, lo vedo sotto il palco. Mi avvicino – indossavo uno smoking a noleggio e un papillon di quelli che si attaccano con la molletta – e gli faccio: “Che ne pensi ora della mia cravatta, Hitch?” Ma lui, purtroppo, non si ricordava.>>
Friedkin ha detto poi di essere un profondo credente e che L’Esorcista, in realtà, non ha nulla a che vedere con il genere horror (quelli li fa Dario Argento), ma si tratta di una storia sui misteri della Fede e, senza quella, il regista non sarebbe durato così a lungo; il film è ispirato alla vera vicenda di un ragazzo, vivo ancora oggi, che nel 1949 fu sottoposto a un esorcismo, uno dei pochi accettati dalla Chiesa Cattolica, e che ben presto sarà soggetto di un documentario televisivo.
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La quarta giornata si è conclusa sul filo del celebre funambolo Philippe Petit, unico arrivato a Roma per portare gli omaggi del regista Robert Zemeckis e presentare il suo ultimo lavoro, The Walkcon protagonista un ottimo Joseph Gordon-Levitt che, prendendo la parola dalla cima della Statua della Libertà, si fa egli stesso interprete e narratore delle gesta di Petit.
Al momento è giunta al termine una delle giornate più entusiasmanti di questa edizione della Festa del Cinema, giornata che ha portato con sé pochissime star d’oltreoceano ma non per questo si è rivelata d’inferiore qualità, anzi.
A presto!