Robert Redford: l’ultimo film del Sundance Kid

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Photo by World Travel & Tourism Council / CC BY-ND 2.0
‟Ancora due film e poi smetto” annunciava deciso il Redford ‟Sundance Kid” in un’intervista del 2016. E purtroppo per il mondo, quel fatidico giorno è arrivato.
L’artista ha scelto di chiudere la sua gloriosa carriera attoriale in bellezza congedandosi dal grande pubblico con due ruoli che resteranno inscritti nei nostri sguardi ancora per una buona porzione di tempo. Lo scorso anno al Lido di Venezia Redford ci preparava al grande addio insieme all’altra grande icona del cinema Jane Fonda nello struggente Our souls at night, film tenero e toccante diretto da Ritesh Batra con la grazia e la misura di chi sa leggere sino in fondo alle pagine di Kent Haruf, scrittore dell’omonimo romanzo a cui il film si ispira.
Quest’anno invece il commiato vero e proprio di Redford riserva un tono più icastico e netto, certamente imputabile alla differente eccentricità del ruolo in cui si trova calato.
L’ultimo film in questione, The old man & the gun nelle sale americane dal prossimo 28 settembre per la regia di David Lowery, ripercorre, rifacendosi a un articolo del New Yorker firmato David Grann, le gesta di Forrest Tucker, spericolato protagonista di una vita spartita tra carcere e fughe.
È un bagaglio denso di sogni quello che il buon vecchio Robert – 82 anni e 45 film suonati – ci lascia in eredità. Pellicole che come il suo volto limpido e cortese hanno saputo affinare e decifrare fasi altissime e irripetibili della storia del cinema americano.
Chi non ha in mente la coppia da sballo Newman-Redford nella scena finale di Butch Cassidyfilm diretto da George Roy Hill nel 1969 – darsi in pasto alle fiamme?
O come dimenticare le scene epiche de La stangata? Un film in cui incontriamo insieme allo stesso Hill la medesima coppia Newman-Redford dare forma a una commedia capolavoro ricordata ancora oggi come uno dei film più conosciuti sui giochi di carte e come esclusivo sfondo di The entertainer, una delle più celebri colonne sonore di sempre.
Completely random observation. What the hell is up with this drawing of Robert Redford on the poster/dvd box for The Sting? 1) doesn't he look like Ellen Degeneres? 2) Isn't that hat absurdly outsized for his head? This is one of those pictures you do not
Photo by kent williams Licence: CC 2.0
E a chi non si inumidiscono gli occhi al pensiero di Come eravamo – film del 1973 diretto da Sydney Pollack – una tra le love story più strazianti di sempre che rivela sin dall’inizio nella complessità delle differenze che coinvolgono le vite della Streisand-Katie e del Redford-Hubbel il sapore del rimpianto, della nostalgia e di una distanza destinata a farsi siderale.
In fondo è già l’espressione The way we were a dettare il senso più compiuto del film; quello di un dolore soffuso per un noi che sa di non poter sopravvivere.
Ma oltre la recitazione nei primi anni Ottanta la carriera di Redford sembra aprirsi a nuove e più impegnate possibilità. È qui che l’attore variando prospettiva decide di cimentarsi nella settima arte della regia ultimando il primo dei nove film che lo vedranno nei panni di direttore, Gente comune. Il film che rivela il gusto del capolavoro fin dalle prime immagini introdotte dalle note divine del Canone di Pachelbel è vincitore di quattro premi Oscar – miglior film; miglior regia; migliore attore non protagonista e migliore sceneggiatura non originale.
Tratto dal romanzo Gente senza storia della scrittrice statunitense Judith Guest, il Redford regista dimostra ben presto di avere stoffa da vendere.
Il suo sguardo, tutt’altro che ordinario, è pronto a indagare lì dove l’America tutta è pronta a tacere.  Lì nelle candide e simmetriche villette borghesi in cui si consuma l’ossessiva compulsione del sogno americano. Un sogno che al di là di ogni dissimulazione è rivolto a fallire.
Da qui in poi la regia di Redford mette a segno un colpo dopo l’altro. Si pensi all’incredibile Quiz Show del 1994 protagonista di ben quattro nomination agli Oscar, o all’opera d’arte successiva del 1995 L’uomo che sussurrava ai cavalli arricchito dalla partecipazione di una piccola Scarlett Johansson agli albori. Si vedano poi i più recenti Leone per agnelli e The Conspirator fino all’ultimo prodotto del 2012 La regola del silenzio.
Ma tornando alle dichiarazioni iniziali ‟ancora due film e poi smetto” annunciava deciso Redford circa due anni fa. ‟Una volta finite queste cose arrivederci a tutto e mi concentrerò sulla regia”.
Non ci resta che augurargli con affetto che sia così e di continuare a stupirci ancora. Ancora. E ancora.

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