THE BYE BYE MAN, la recensione del film di Stacy Title

The Bye Bye Man recensione

Il poster italiano di The Bye Bye Man

È uscito nelle sale italiane The Bye Bye Man, il nuovo film di Stacy Title distribuito in Italia da Midnight Factory. Grazie alla suddetta casa, sono arrivati anche in Italia alcuni dei titoli horror più interessanti degli ultimi anni (da The Babadook a It Follows The Neon Demon, per fare due esempi).
Purtroppo non è andata allo stesso modo con The Bye Bye Man, lungometraggio che ha poco da dire. Non che manchino le idee interessanti, anzi. Le basi per dare il via a una nuova saga horror c’erano tutte.
Il modo in cui l’antagonista entra nella mente delle persone, un misto tra Nightmare di Wes Craven e The Babadook di Jennifer Kent, è molto interessante. Si può dire che, a grandi linee funzioni, così come può colpire il suo design. Peccato però che la sua storia e la mitologia del personaggio non vengano minimamente approfondite. Questa mancanza è ancora più grave se si considera  che il personaggio è ispirato a una leggenda metropolitana. Ci si chiede quindi cosa in comune con lui i treni, le monete e il cane-zombie (realizzato con una pessima CGI) che si porta sempre dietro. Sono tutti elementi che potevano essere sviluppati maggiormente e che invece sembrano inseriti senza un particolare motivo.

The Bye Bye Man

La regia di Stacy Title inizialmente sembra funzionare. Il film si apre con un piano sequenza molto particolare, tutto ambientato sotto la luce del sole. Purtroppo, giunti alla fine della storia, la sensazione è che si tratti della scena migliore di tutto The Bye Bye Man, sia dal punto di vista registico che per il suo impatto emotivo.
Se tutto il film si fosse mantenuto sul livello della prima scena, sarebbe emerso qualcosa di veramente suggestivo. Ciò non vuol dire che nel corso del lungometraggio manchino completamente idee registiche interessanti, ogni tanto qualche inquadratura e qualche movimento di macchina si fa notare, senza però raggiungere il livello della sequenza di apertura. Invece dopo pochi minuti The Bye Bye Man inizia a perdersi nei soliti cliché di genere: le sedute spiritiche, i jump scares, le visioni e via dicendo. Realtà e finzione si mescolano nel più banale dei modi possibili, senza osare mai e proponendo sempre le solite situazioni.
La trama è ridotta ad un massacro (in stile slasher) dei personaggi principali, anch’essi appena abbozzati, con cui è praticamente impossibile immedesimarsi. Non manca ovviamente il finale, col solito cliffhanger che apre le porte a un potenziale secondo capitolo, in cui potrebbero essere approfondite maggiormente le idee buone che stanno alla base di questo, purtroppo deludente, progetto.

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