THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS, il selvaggio West raccontato dai Coen – Recensione

THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS (2018) dei fratelli Coen

Buster come Keaton. Buster come Scruggs. Buster Scruggs. Da pronunciare con la stessa enfasi di James Bond. Si, perché i protagonisti dell’ultima fatica dei fratelli Coen si muovono al ritmo country scandito nei folcloristici saloon, al passo lento e (in)sicuro di pistoleri dal grilletto facile che giocano a poker, bevono whisky e si sfidano a duello. E sfondano la quarta parete per dialogare col pubblico. È questa la cornice iperbolica di The Ballad di Buster Scruggs, western antologico in sei parti in cui i fratelli Coen esibiscono, con intelligenza e maturità, la loro innata dote di “funamboli” dei generi. Ci sono continui cambi di registro, virate improvvise nelle traiettorie registiche, che spaziano dalla commedia slapstick al musical, dal dramma intimo al gotico dal respiro vagamente deltoriano. Nel mezzo scorrono fiumi di citazioni e omaggi al western, dalle derive più comiche di Roy Colt & Winchester Jack di Mario Bava e I tre amigos di John Landis all’epica gloriosa di John FordSergio Leone.
Il mito e l’immaginario del selvaggio Ovest vengono trattati con grande rispetto dai Coen, i quali si avventurano nella frontiera della classicità senza mai rinunciare allo stile eclettico e originale che contraddistingue il loro cinema. Un cinema misurato, ma al tempo stesso innovativo, avanguardista per l’epoca contemporanea. Pionieri altisonanti del mezzo, i Coen sfuggono dai confini del cinema di suggestione per restare nella zona più confort, e a loro cara, del cinema di parola. Dialoghi, battute e scambi fulminei incorniciano un lungometraggio di ampio respiro, che si apre sulla falsa riga dei cartoon con voice over introduttivo (tipo Robin Hood di Wolfgang Reitherman) e suddivisione in capitoli (come le commedie italiane degli anni ’60 e ’70). I personaggi sono cowboy grotteschi e spavaldi, anime erranti e disordinate che cercano una collocazione nel mondo: nell’arco del film troviamo il cantore molleggiato Buster, un bounty killer col cappio al collo, il padrone opportunista di una baracca che esibisce un giovane storpio (che recita il sonetto di Ozymandias) nel suo spettacolo, un canuto cercatore d’oro, una giovane vedova con un cane che abbaia ad oltranza, e, infine, un gruppo di passeggeri in viaggio su una diligenza.

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Sono storie “verticali” che si prestano perfettamente alla serialità, brevi cronache dall’Ovest che i Coen raccontano con il loro tocco inconfondibile, in bilico tra la farsa e il semiserio.
The Ballad ok Buster Scuggs è una commistione di generi a regola d’arte, un contenitore di atmosfere avvolgenti e fascinose che si pone come divertissement leggero e spassionato. Nota a margine: trattandosi di un western prodotto da Netflix (insieme ad Annapurna Pictures), il film sarà fruibile soltanto sulla piattaforma di streaming. Un vero peccato poiché, considerato il glorioso trascorso del genere (e del suo formato), meriterebbe di arrivare al cinema ed essere ammirato nel buio della sala, davanti a uno schermo gigante e immersivo.

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