MISS PEREGRINE – La casa dei ragazzi speciali, la recensione del film di Tim Burton

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Miss Peregrine - La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine
miss peregrine tim burton
MISS PEREGRINE – La casa dei ragazzi speciali
Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali poteva segnare il ritorno alla atmosfere sognanti del cinema di Tim Burton e ai temi che hanno caratterizzato la sua filmografia. Il lungometraggio, tratto dal romanzo di Ransom Riggs, racconta di una scuola, sospesa nelle epoche attraverso loop temporali, in cui sono ammessi solamente bambini dalle abilità…peculiari. Quando forze oscure minacceranno il ripetersi dei giorni e la vita dei suoi abitanti, Jacob, un ragazzo apparentemente normale, dovrà imparare a conoscere questo straordinario mondo in cui è capitato e organizzare la resistenza contro un essere maligno sempre più incombente.
La pellicola ha a disposizione come punto di partenza un materiale letterario estremamente interessante e questo gli permette di funzionare al meglio nella costruzione del cosmo fantastico. Quello che è da sempre la cifra stilistica del Tim Burton più classico, ovvero la capacità di raccontare l’oscurità del mondo sublimandola attraverso l’elemento gotico di fiabe dallo svolgimento solare, viene accolta al meglio dalla penna di Riggs. Lo sguardo del regista conserva il sapore tipico del cinema anni ’90, quello precedente all’arrivo dei supereroi, in cui le stranezze vengono indagate con curiosità intellettuale e poco per il loro contenuto spettacolare.
I bambini di Miss Peregrine, interpretata da una magnetica Eva Green, sono di gran lunga l’elemento di maggiore interesse del film. Quando infatti le vicende si dipanano, soprattutto nel terzo atto, il meccanismo narrativo si inceppa e inesorabilmente crolla in una confusione logica e in una debolezza di messa in scena sconcertanti. Se escludiamo però gli ultimi trenta minuti, caotici e irrecuperabili, La casa dei ragazzi speciali riesce a salvarsi come un blockbuster dalle enormi potenzialità espresse solo per una parte del suo svolgimento.
Miss Peregrine - La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine TM & © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation. All Rights Reserved. Not for sale or duplication.
Miss Peregrine – TM & © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation. All Rights Reserved.
L’idea di cinema del Burton degli ultimi tempi, concentrata sui freaks e sulle minuzie gotiche della rappresentazione (operate per rendere accettabili i personaggi), viene indirizzata per lo meno sui binari ferrei del romanzo. L’incontro è proficuo nella misura in cui rende convenzionale il disperato tentativo del filmmaker di ripresentare il proprio, estremo, approccio artistico. Ecco quindi che, come conseguenza della trasposizione dell’opera letteraria, la forza del lungometraggio risiede nel passaggio da un universo all’altro, nel processo (classicissimo ma sempre efficace) di scoperta dell’oltre. In un mondo in cui nulla è come sembra, posto sulle soglie dell’apocalisse, tendente all’autodistruzione ma paradossalmente conservativo, si può vedere una sublimazione del ricordo delle atrocità della storia. Non è casuale la somiglianza tra la pronuncia dei cattivi Hollowgasts, con l’olocausto. Gli spettri che si nutrono degli occhi dei bambini sono il simbolo di un’innocenza perduta, dell’incapacità di avere un contatto umano e quindi frutto della spersonalizzazione dei lager.
Miss Peregrine è infatti un film sulla guerra, sulle conseguenze delle oppressioni etniche e dell’essere “diverso”. L’orfanotrofio distrutto, in cui rivivono all’interno le anime dei bambini non voluti – in una perenne ripetizione di nascita, crescita e (quasi) morte – è un’immagine potente ed efficace. Non c’è molto altro di memorabile nella pellicola, ma la malinconia che circonda la solitudine delle vite dei suoi personaggi è un piccolo elemento dal grande valore. Il senso del pericolo, nel ricordo dell’inferno delle guerre, è un sentimento fino ad oggi che troppo si era allontanato dal cinema per ragazzi.
Consigliato a: ai ragazzi curiosi, stanchi dalle atmosfere canoniche di euforia immaginifica.
Gabriele Lingiardi

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