LADY BIRD, il sentimento della quotidianità – Recensione

lady bird recensione

Saoirse Ronan è la protagonista di Lady Bird

Lady Bird è un’esperienza singolare, da vivere fino in fondo.
Un film lineare, se vogliamo, senza scossoni, senza capovolgimenti. Ed è proprio in questa sua semplicità che trova una dimensione grandiosa.

OPERA PRIMA (in solitaria)

Greta Gerwig, esordiente alla regia (per la precisione si tratta della sua prima regia in solitaria, dopo aver co-diretto Nights and Weekends nel 2008 con Joe Swanberg), confeziona un racconto che rischierebbe facilmente di essere ripetitivo, ma che la regista e sceneggiatrice riesce invece a mantenere emozionante. Il fatto di essere coadiuvata da una Saoirse Ronan (per sapere come pronunciare il suo nome cliccate qui) in assoluto stato di grazia evidentemente aiuta.
Mentre la storia si srotola ed emergono i vari personaggi, tutti tratteggiati con grande cura, Lady Bird procede a passo spedito.
Christine “Lady Bird” McPherson è una ragazzina come tante, incastrata in quel crepuscolo tra l’essere una bambina troppo grande e un’adulta troppo piccola. Una famiglia un po’ complicata, un turbine di amicizie e primi amori, la pesante scuola di stampo religioso creano un flusso che ripropone sempre lo stesso refrain: Lady Bird non riesce a godersi nulla.
Ed è qui che la storia eccelle e diventa qualcosa di più della somma dei suoi elementi.
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Saoirse Ronan e Laurie Metcalf nella memorabile sequenza d’apertura di Lady Bird

VOLARE ALTO

Ma perché Lady Bird è uno dei migliori film dell’anno?
Uno dei motivi è la parte mediana riuscitissima. Spesso film un po’ intimisti e “alternativi”, come in questo caso, patiscono molto la parte tra la partenza e la risoluzione. C’è spesso una buona premessa, ma un secondo frammento che decade, per poi riprendersi (nelle pellicole più riuscite) sul finale.
Qui non accade: piuttosto, la formula viene riproposta ancora a livello narrativo.
Lady Bird vive questa altalena nelle sue esperienze, scena dopo scena, situazione dopo situazione. C’è un eterno moto verso qualcosa di migliore nella sua quotidianità: appare qualcosa di bello, lei cerca di afferrarlo, ma tutto crolla. Alla fine, torna a spiccare un piccolo volo e via di nuovo, il ciclo si ripete.
C’è un’onestà di fondo che sa di vita vissuta, di piccoli tormenti quotidiani, che rende l’opera della Gerwig davvero dolce e sentita.
A volte richiama alla mente pellicole sui “dolori della crescita” come il fin troppo dimenticato The Dangerous Lives Of Altar Boys di Peter Care. La scuola cattolica, l’opprimente aria della periferia, il senso di abbandono nei confronti della famiglia…
Ma se in quel film le condizioni di vita dei “ragazzi che diventano grandi” erano più estreme e gestite con una mano più pesante, qui il tocco leggero di sceneggiatura e regia mantiene tutto in un difficile equilibrio tra ironia e sentimento.
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Saoirse Ronan in un’immagine di Lady Bird

LADY SAOIRSE

Menzione a parte per una delle più intense e coinvolgenti interpretazioni da un pezzo a questa parte: Saoirse Ronan sforna (soprattutto nei battibecchi con la madre, una Laurie Metcalf stupendamente sottotono) una performance memorabile in un ruolo che poteva essere davvero ingrato.
Il suo personaggio non ha disturbi mentali o fisici, non patisce discriminazioni o tragedie di sorta. È un ruolo in un certo senso ingrato perché non offre appigli particolari a un’attrice –soprattutto a una così giovane.
Eppure la protagonista brilla proprio nei momenti più semplici, trasmettendo anche solo con uno sguardo tutto il carico del personaggio, dimostrando una naturalezza impressionante nel padroneggiare il ruolo. Sicuramente, dopo Amabili Resti che l’ha messa in luce e Brooklyn che l’ha consacrata, qui ha fatto un salto in avanti ulteriore.
Saoirse ”Lady Bird” Ronan è di sicuro una delle migliori attrici in circolazione oggi.

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