LA LLORONA – Le lacrime del male, la recensione “piangente” dell’horror di Michael Chaves

La Llorona – Le lacrime del male

La Llorona – Le lacrime del male

C’era una volta qualcuno felice. Poi accadde qualcosa, quel qualcuno si fece consumare dalla rabbia e divenne uno spirito in pena. Oggi gira a caso punendo degli innocenti per ciò che ha fatto e sofferto.
Sì, è vero, è una trama generica: potrebbe andare bene per descrivere una quantità imbarazzante di film horror. Ma, purtroppo, è anche quello che ci troviamo davanti guardando La Llorona –Le lacrime del male.
California, anni ‘70. Anna (Linda Cardellini) è un’assistente sociale e una delle famiglie che segue è un caso particolare. Quando i figli vengono separati dalla madre per sospetto di abusi (e dopo la loro morte), Anna scopre che quelle violenze non erano di natura umana. I suoi stessi figli, inoltre, sono oggetto delle attenzioni della Llorona, spirito errante di una madre che uccise i propri figli, “condannata” a farlo in eterno.
Già dalle prime scene è facile intuire come il film, prodotto da James Wan e diretto da Michael Chaves (esordiente alla regia), non offra spunti di originalità rispetto alla miriade di pellicole già viste negli ultimi anni. Neppure il fatto di essere vagamente collegato all’universo di The Conjuring eleva La Llorona dalla sua genericità.

La Llorona – Le lacrime del male

La realizzazione, che visivamente sembra far intuire un qualche potenziale inespresso, è dozzinale e il film non riesce a imprimersi, nel bene o nel male, in alcun modo nella memoria dello spettatore.
Gli unici tentativi di spaventare il pubblico sono degli ormai scontatissimi jump scare, quintessenziale piaga dell’horror moderno che ha completamente dimenticato le lezioni sulla suspense offerte dal maestro Alfred Hitchcock. Non basta far dire ai protagonisti che sono in ansia per trasmettere ansia a chi sta guardando. Non aiuta nemmeno un comparto di attori gettati allo sbaraglio, dimostrando come Chaves sia ancora molto acerbo nel dirigere i suoi interpreti. Dopo i primi tremiti della trama, infatti, diventa quasi caricaturale come ogni interpretazione sia perennemente spinta al massimo dell’intensità, togliendo enfasi a quei momenti che la richiederebbero e rendendo a volte risibili gli altri.
Tuttavia il film scorre placidamente fino alla fine, complice una durata modesta, e si ha l’impressione di aver visto un mediometraggio, attutendo quindi in parte la delusione. La Llorona non lascia un buon retrogusto, ma nemmeno l’amaro in bocca. In un certo senso, sarebbe meglio ricordare un film per la sua mancanza di bellezza che non ricordarlo affatto.
Solo una domanda ci si pone al termine della visione: ha senso, nel 2019, continuare a produrre film così “by the book”, senza un sussulto di originalità dall’inizio alla fine?

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