IL NEMICO INVISIBILE, la recensione

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Il regista di American Gigolò Paul Schrader torna dietro la macchina da presa per dirigere Il Nemico Invisibile (in originale Dying of the Light), thriller dai toni cupi e nostalgici con protagonista Nicolas Cage, privo di entusiasmo e del tutto in ombra, che appare quasi “invisibile” agli occhi del pubblico.
Evan Lake, agente della CIA, dopo aver subito un forte trauma durato 22 anni a causa delle torture inflitte dal jihadista Mohammad Banir, che lo tenne in ostaggio per diversi giorni, viene costretto dai suoi superiori ad accettare la pensione precoce, per via dei suoi squilibri mentali. Lake venne salvato tempestivamente dalle forze speciali, ma nella sua mente è ancora viva la convinzione che Banir sia ancora vivo, e aiutato da collega ed amico, rischierà la sua vita pur di trovare ed eliminare il suo nemico.
La storia risulta debole e sprovvista di spessore, come se l’intero cast fosse visibilmente assente e non provasse nessun coinvolgimento emotivo durante la recitazione, limitandosi ad interpretare la propria parte, senza aggiungere quel tocco di professionalità in più per cercare di sollevare le sorti, avverse sin dalla partenza, della pellicola.

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Nicolas Cage (Il mistero dei Templari, The Rock) sembra totalmente disinteressato ed apatico, come se il suo solo scopo di partecipazione al film fosse dettato da ragioni puramente economiche. Non convince neanche nel suo rapporto con personaggio interpretato da Anton Yelchin (Cuori in Atlantide, Il luogo delle ombre), troppo freddo e distaccato, per poter affermare che il loro legame non viva un per niente di buona salute.
L’unica nota positiva, che fa eccezione in tutto l’arco narrativo, è rappresentata dall’attrice francese Irene Jacob (Arrivederci ragazzi, Film Rosso), che aiuta i due agente nella loro missione nonostante una presenza troppo fugace per essere considerata di rilievo.
Nel complesso anche la regia di Schrader è inspiegabilmente asettica e distaccata: lo stesso cineasta, per motivi a noi sconosciuti, non è stato in grado di dirigere un cast che sicuramente avrebbe potuto e dovuto far valere con maggior incisività il proprio contribuito.

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Un motivo valido che potrebbe però giustificare in parte il risultato finale della pellicola riguarda proprio il taglio finale operato dalla produzione: i problemi sono iniziati agli albori del progetto quando venne scelto il visionario regista Nicolas Winding Refn, poi rimasto misteriosamente escluso e coinvolto in qualità di produttore esecutivo. Ma subito dopo la diffusione di poster e trailer durante il battage pubblicitario, Schrader, Refn, Cage e Yelchin manifestarono il loro dissenso, disconoscendo la versione del lungometraggio distribuita nelle sale, a causa di un montaggio ‘manomesso’ dai produttori, colpevoli di aver agito senza il nulla osta e la supervisione del regista, proprio come avvenne nel 2015 con il tormentato e poco riuscito (per non dire per nulla) Dream House.
Come protagonisti furono inizialmente scritturati Channing Tatum ed Harrison Ford, che, col senno di poi, avrebbe sicuramente dato al film una marcia in più. Se Il Nemico Invisibile verrà bocciato, siamo certi che non influirà in maniera terribilmente negativa sulla reputazione di Schrader, il quale attendiamo al più presto in un nuovo determinato riscatto.

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