Hi Score Girl: l’anime sui videogiochi anni ‘90

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Hi Score Girl

Hi Score Girl

Erano tutti lì nella memoria. Qualcuno dimenticato, qualcun altro giocato per poco tempo prima che lo cambiassero e di cui non ricordavamo il nome. Altri scolpiti indelebilmente con le immagini dei suoi protagonisti con i quali siamo cresciuti. Noi e loro per ritrovarceli invecchiati e per niente somiglianti interpretati da attori come Van Damme.
Sono i videogiochi anni ‘90, quelli arcade. Ve li ricordate? C’è chi si prendeva del tempo al ritorno da scuola per sfidare gli amici o più semplicemente se stesso negli spazi affollati delle vecchie sale giochi. Per immergersi in un mondo che fosse solo suo e in cui, grazie ad abilità, strategia, rapidità e un bel mucchio di monetine a portata di mano, si poteva sperare di raggiungere il Final Round.
Perché game over era una mazzata, insopportabile, un affronto a tutti gli sforzi profusi per arrivare a quel maledetto livello finale. Di ragazze neppure a parlarne e invece la protagonista di Hi Score Girl trasmesso da poco da Netflix è proprio una ragazza: Akira. Affiancata dal giovane Haruo, un patito, come lei, dei videogame arcade, prima e della loro versione per console dopo; ma sempre con un legame indissolubile per quel mondo variopinto, suggestivo e caotico delle sale giochi. È qui che si incontrano. Mentre Haruo gioca di fronte a ragazzi che fanno la fila e che, ai suoi occhi, si trasformano in un pubblico di tifosi assiepati dietro le sue spalle per sostenerlo e incoraggiarlo. E poi compare Akira; e tutto cambia.
Ci immergiamo nei videogame anni ‘90 e ci stupiamo di fronte alla mitica carrellata dei titoli più famosi. Un po’ come accadeva qualche anno fa con il film Ralph Spaccatutto della Disney, una piccola enciclopedia dei videogame anni ‘80 dalle tipiche atmosfere disneyane. Hi Score Girl se ne discosta sia per il suo sviluppo seriale, sia per il linguaggio impiegato, piuttosto esplicito, ma per niente volgare. E infine per la trama che segue la crescita dei protagonisti durante le fasi più dure e importanti delle loro vita.
Una crescita a cui si intrecciano le innovazioni tecnologiche nel campo dei videogiochi. Si passa dalle sale arcade all’avvento delle prime console casalinghe che riproponevano tutto il fascino dei giochi arcade da giocare direttamente a casa propria. Un percorso che naturalmente ha proseguito ben oltre gli sviluppi narrativi di Hi Score Girl (perlomeno in questa prima serie) e che ha trovato negli accessori di realtà aumentata come i visori Oculus GO nuovi e potenti strumenti per proiettare l’utente in una dimesione virtuale estremamente realistica. Fino ad arrivare alle attuali piattaforme di gaming online come SportPesa una vera e propria ludoteca dedicata ai giochi da casinò e non solo che offre agli utenti nuove esperienze ludiche in uno spazio digitale coinvolgente e appassionante.
Il gioco si è poi oggi declinato in mobilità con case di sviluppo come Gameloft che propongono videogame dedicati esclusivamente ai dispositivi mobili come tablet e smartphone.
Un mondo che cambia, ma che vede negli anni ‘90 il suo nucleo fondativo, nei giochi arcade. Un immaginario nel quale seguiamo la crescita dei protagonisti e della loro relazione.
Una maturazione che va di pari passo con i titoli e le sfide che li vedono ora avversari ora alleati. Senza anticipare nulla, ma volendo dare qualche chicca al futuro spettatore, assistiamo a un’improbabile partita tra Guile e Zangie, quest’ultimo un personaggio di Street Fighter che per quanto burbero e dall’aria minacciosa, non era proprio il combattente top della mitica saga. E poi in una giornata di pioggia compare Splatter House e il suo protagonista con maschera che affronta nemici degni del miglior film horror. Ci troviamo ad affrontare dilemmi epici che ripropongono i dubbi e le frustrazioni di tanti anni fa, quando con poche monete in tasca e ancora meno tempo a disposizione, bisognava scegliere tra giocare a un videogame oppure all’altro. Come nel caso di Haruo: Ghost ‘n Goblins oppure Final Fight?
Ognuno dei dodici episodi ha un titolo che molti di noi ricordano bene. E quindi assistiamo a un Round 1, Round 2 fino ad arrivare al conclusivo (ma lo sarà davvero?) Round 12. Perché il gioco, così come la storia che questi giochi racconta, sembra non avere ancora nessuna intenzione di finire.