GEMINI MAN, la recensione di un film (di Ang Lee) che uccide se stesso

Clive Owen col Will Smith ringiovanito di Gemini Man

Gemini Man è il classico caso di film che si dirige contro un muro con la convinzione di poterlo sfondare, senza però riuscirci.
L’ultima fatica del regista Ang Lee (premio Oscar per Brokeback Mountain e Vita Di Pi) punta tutto sull’esperienza visiva. Dimenticandosi però, nel processo, di coinvolgere lo spettatore nella storia che racconta.
Non basta il solito ottimo Will Smith e nemmeno la volontà di creare un quadro visivo spettacolare (purtroppo, appunto, solo la volontà…): Gemini Man fallisce su ogni piano.
Se la storia è piuttosto banale e le poche svolte interessanti cadono nel nulla, l’impianto scenico non riesce a tenere in piedi l’idea da cui parte.
DUE FACCE, STESSA MEDAGLIA
Will Smith interpreta Henry Brogan, un meticoloso assassino, uno di quelli che – per conto del governo – fanno fuori i “cattivi”. Ma quando scopre di essere stato usato dai suoi capi per eliminare un innocente ritenuto scomodo, dovrà nascondersi e cercare la sua giustizia contro tutto e tutti.
Soprattutto contro se stesso, dato che – in un twist prevedibile anche se non fosse il cardine della campagna pubblicitaria – il sicario mandato per ucciderlo è un clone dello stesso Henry…
Il vero motivo d’esistere di Gemini Man non è di certo lo svolgersi poco inventivo degli eventi, non sono i personaggi già visti e rivisti in mille salse in altri film o le pillole d’introspezione posticcia del protagonista. No, il vero, unico “arché” del film è lo sdoppiamento/ringiovanimento di Will Smith girato con tecniche innovative, a 120 frame al secondo. Il maggior numero di frame (cosa già tentata con scarso successo da Peter Jackson con Lo Hobbit) permetterebbe – secondo gli autori – un’esperienza più immersiva, pur rischiando il cosiddetto “effetto telenovela”, con una fluidità più realistica ma meno “cinematografica”.
Il che pone anche un problema logistico, visto che le sale attrezzate per la corretta proiezione a 120 fps sono, in tutto il mondo. Praticamente una manciata.
Ma, sorvolando per forza di cose sulla questione velocità, che cosa offre Gemini Man? Non molto, purtroppo.

La versione ringiovanita di Smith è, purtroppo, lontana dal risultare realistica. Il Peter Cushing/Tarkin di Rogue One e il Kurt Russell ringiovanito di Guardiani Della Galassia Vol. 2, per esempio, sono entrambi infinitamente superiori a quanto si veda qui.
Siamo ai livelli del non proprio realistico Robert Downey Jr. ringiovanito in Captain America Civil War.
Purtroppo, tutti gli effetti del film soffrono di un’enorme mancanza di verosimiglianza. A causa di un’animazione che ignora totalmente la massa dei corpi sullo schermo, le motociclette sono leggere come carta; braccia e gambe sembrano avere un po’ troppe giunture ed elasticità e via dicendo.
L’occhio umano, ormai anestetizzato dagli effetti digitali, è in grado di cogliere subito se qualcosa non si muove come dovrebbe. Il risultato, ovviamente, spezza ogni possibile sospensione d’incredulità.
Sempre restando nei paragoni, persino il “burly brawl” del tanto (ingiustamente) vituperato Matrix Reloaded, con le sue centinaia di Smith digitali, è ancora oggi, oltre 15 anni dopo, più realistico e visivamente interessante di qualsiasi scena d’azione di Gemini Man.

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