Addio al maestro Francesco Rosi, il regista visionario del cinema d’inchiesta

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Francesco Rosi - Festival di Venezia
Il cinema italiano dice addio ad una delle personalità più importanti del panorama artistico e nazionale del dopoguerra, il visionario Francesco Rosi.
Il regista e sceneggiatore napoletano si è spento a Roma all’età di 92 anni lasciandoci in dono il suo cinema e le suoi brillanti film che ha raccontato i decenni più bui e turbolenti del nostro Paese.
Rosi inizia la sua carriera come aiuta regista in teatro, ma il cinema è l’arte che più lo affascina e intraprende così un percorso che lo porterà a lavorare con i più grandi rappresentanti della settima arte degli anni ’50.
Il suo esordio dietro la macchina da presa inizierà a fianco di Luchino Visconti con La terra trema (1948) e Senso (1953), e dedicatosi poi alla sceneggiatura di Bellissima con Anna Magnani e al soggetto del successivo Processo alla città (1952), comincerà a collaborare alla realizzazione di pellicole importanti come I vinti  di Michelangelo Antonioni e Proibito di Mario Monicelli. È però il 1958 l’anno che segna la sua completa trasformazione da regista con il film La sfida.
Interessato alla società e ai suoi mutamenti intraprenderà, negli anni sessanta, la strada del cinema d’inchiesta con il film Salvatore Giuliano (1962) che racconta la vita del bandito utilizzando un espediente narrativo innovativo come il flashback e guadagnandosi due riconoscimenti significativi come l’Orso d’Argento al Festival di Berlino e il Nastro d’Argento.
Il suo film più celebrato, Le mani sulla città, considerato il capostipite del genere a sfondo politco insieme a Salvatore Giuliano e interpretato da Rod Steiger, viene presentato nel 1963 in concorso alla 24esima edizione della Mostra di Venezia dove conquista il prestigioso il Leone d’oro.
Negli anni Settanta consolida i temi di denuncia della società con Il caso Mattei (film sulla morte di Enrico Mattei, Palma d’oro al Festival di Cannes) e Lucky Luciano entrambi interpretati, magistralmente, da Gian Maria Volontè.
A 75 anni gira la sua ultima fatica, La tregua, tratta dal romanzo di Primo Levi, con il quale ottiene un David di Donatello come miglior regista consacrandolo nell’olimpo dei personaggi più illustri del cinema per quel suo modo di fare arte, così puro, così vivo, così vibrante.
Buon viaggio Maestro…