Reader Player One: The Fincher Network di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo

Titolo: The Fincher Network. Fenomenologia di David Fincher

Curatori: Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo

Casa editrice: Bietti

Pagine: 105

Prezzo: 14 euro

Su David Fincher in Italia si continua a scrivere troppo poco. Sembra un paradosso, ma è così. Un regista, quello di Fight Club e The Social Network (ora rilanciato dalla serie Netflix Mindhunter), che ama affrontare generi diversi, piegandoli sempre alla propria visione autoriale, che tanto ha da offrire, ma che in pochi hanno analizzato. Ecco perché il lavoro collettivo curato da Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo, intitolato “The Fincher Network” (Bietti Heterotopia), è a oggi un’opera essenziale e immancabile sugli scaffali di ogni appassionati non solo di questo regista, ma del nuovo cinema americano.

The Social Network, 2010

Suddiviso per aree tematiche volte a indagare con acume e intelligenza i più disparati aspetti della produzione fincheriana, il libro vanta le firme di alcuni dei più acuti e preparati critici e studiosi contemporanei di cinema in Italia. Partendo dalla prefazione a cura di Mario Sesti, per poi passare al capitolo introduttivo con cui Donati e Gagliani Caputo iniziano il lettore allo stile di questo regista, l’opera riesce a tracciare con semplicità e dovizia di informazioni ogni tratto fincheriano, anche quello più difficile da cogliere perché celato da uno stile in continuo mutamento.
Se Francesco Del Grosso tenta così un’analisi del rapporto tra i personaggi e il pubblico in chiave di immedesimazione spettatoriale, Roy Menarini traccia le coordinate spaziali degli ambienti oscuri, claustrofobici creati da Fincher, e il modo in cui i personaggi li attraversano. A Daniele Dottorini è invece capitato uno degli argomenti più ostici da analizzare quando si parla di un cineasta come David Fincher; il concetto di autorialità. Fincher è un regista alquanto sfuggente, incapace di essere incasellato in un solo genere, affronta vari mondi narrativi modellando il proprio stile in base alla situazione da immortalare e alla tipologia di storia da ricreare. Eppure permangono delle costanti – come quelle del gioco – a sottendere tutto l’universo fincheriano che Dottorini riesce  a individuare e, con semplicità, a spiegare.

Seguono i capitoli dedicati alle diverse figure femminili che abitano il mondo cinematografico di David Fincher a cura di Marcello Gagliani Caputo, all’analisi di mutamento ed evoluzione del genere thriller quando posto tra le mani di uno stessa regista come Fincher a opera di Claudio Bartolini (l’autore si concentra sulle differenze e analogie che separano Se7en e Zodiac), il leitmotiv del senso di colpa colto con grande attenzione e altrettanto ben esposto da Roberto Donati, le tenebre che avvolgono lo spazio e la mente dei personaggi di Andrea Fontana e lo studio delle location come ambienti soffocanti e claustrofobici (e per questo perfettamente aderenti alle diverse psicologie attanziali) firmato da Danilo Arona.
Nella sua piccolezza (il libro consta solo 105 pagine) “The Fincher Network” rivela un’infinità di spunti di riflessioni e di avanzamenti teorici impossibili da riassumere in questo articolo. Il lettore, soprattutto se appassionato dell’opera di questo cineasta, troverà nascosto dietro ogni singola parola un universo in cui immergersi e grazie al quale riguardare con occhi nuovi la produzione del regista di Denver. I concetti sono ben esplicati, i collegamenti ben compiuti e le teorie mai banali ma fondanti su una visione passionale e attenta, frutto di conoscenze e letture mai superficiali ma condotte con brillante acume.
Fincher

Se7en, 1995

Unica pecca la mancanza di una versione aggiornata. Fermo al 2011 “The Fincher Network” annovera come ultima pellicola analizzata The Social Network; troppo poco per un’opera dedicata a un regista che nel corso degli ultimi otto anni ha sfornato film come Millenium e Gone Girl, senza contare il già citato Mindhunter e le prime due puntate di House of Cards (di cui è anche produttore esecutivo).
Ciò non scalfisce il giudizio più che positivo riguardo a questo piccolo, ma intenso volume. Uno studio da recuperare assolutamente.

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