Gli incredibili 2: perché la famiglia Parr è ancora rivoluzionaria?

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Gli Incredibili 2 (2018) di Brad Bird

Due cose colpiscono particolarmente durante la visione di Gli incredibili 2 (qui la nostra recensione).
La prima è l’incredibile abilità con cui gli artisti Pixar, ancora una volta, giocano con la realtà stessa ribaltandola. Giocattoli che parlano, ratti chef, dinosauri parlanti a fianco di uomini dai comportamenti canini, mosti che hanno paura delle persone, sono questi i tasti di accensione dell’intreccio: spunti paradossali che aiutano a leggere la realtà che si cela oltre la facciata dell’animazione.
Con questo atteso, sperato, e temuto sequel Gli incredibili prevedono (ancora una volta, verrebbe da dire) i temi caldi del mondo contemporaneo. La ritrovata forza del movimento femminista ha costretto la società a rileggere, finalmente, i canoni e i pregiudizi con cui si è costituita. Il rapporto con la tecnologia, in particolare con gli schermi, sta mutando diventando sempre più complicato. Il nucleo familiare, un tempo statico, sta ora rompendo i pregiudizi legati ai ruoli all’interno di essa (mamma e papà) e approdando a una nuova complessità.
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La famiglia Parr in una foto del film Gli Incredibili 2

La famiglia di supereroi, al centro del film, non interessa agli autori della Pixar sotto l’aspetto paradossale costituito dall’avere super poteri e conseguenti super problemi. Quello è un territorio già esplorato da un altro cantore della modernità come Stan Lee.
Gli Incredibili e il suo seguito si concentrano sul contrasto tra l’eccezionalità della vita che conducono i protagonisti e il loro essere una famiglia ultra normale. Ultra perché ogni problema che i genitori e i figli affrontano quotidianamente viene ampliato e ingrandito all’inverosimile. Ma sono sfide che ognuno affronta ogni giorno, non solo contro super cattivi. Che siano i problemi economici o la fatica di crescere e accettare la personalità di un neonato, ma anche aiutare il figlio ad andare bene a scuola e accompagnare la figlia nell’adolescenza, ognuno di questi piccoli problemi costituisce il vero villain, il nemico da combattere e sconfiggere. 
Il secondo elemento che cattura l’attenzione per la sua freschezza è legato alla figura di Elastigirl. Nel primo film l’elasticità era l’estensione della dote di madre di essere ovunque, tappare ogni buco e rimediare alle emergenza. Nel tentativo di riabilitare la nomea dei supereroi e fare ritornare legale il loro agire, Helen (Elastigirl) intraprende una carriera in solitaria, rinunciando alla vicinanza con la propria famiglia.
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La famiglia Parr in una foto del film Gli Incredibili 2

Non è un concetto nuovo nel cinema basti guardare al classico È nata una stella per ritrovare una riflessione simile sul costo della carriera visto dalla prospettiva di una donna, ma viene messo in scena con una forza propulsiva pazzesca. Lo affrontiamo infatti attraverso gli occhi di Mr. Incredible. Mai in un film di animazione era stato rappresentato così bene il dilemma tra l’amore, il rispetto dell’altro e la gioia per i suoi successi, contro l’amor proprio, l’invidia dei successi altrui e il senso di inferiorità. Mr. Incredible sente su di sé il peso della società e dei suoi canoni. Elastigirl avverte il peso dell’immagine che porta e del suo significato nei confronti del mondo. I tre figli sono alla ricerca dell’identità: Jack Jack deve scoprire i suoi poteri, Violetta deve imparare a fare convivere la vita privata con quella da eroe. Flash in questo resta più sacrificato, come spalla funziona ma la sua presenza è piuttosto canonica.
C’è molto ne Gli incredibili 2 da studiare e di cui godere. Il tema degli schermi, di come la nostra vita venga mediata da essi è degna dei migliori studi sui media, nonostante uno svolgimento della trama piuttosto convenzionale.
La Pixar fa ancora centro, e lo fa alla grande. Riesce ancora una volta a creare una storia su più livelli che appaga tutti, ma veramente tutti. È questo un cinema completo, di parola e di immagini, di intrattenimento e di contenuto. È l’ennesimo, gradevolissimo, paradosso di casa Pixar.

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