VIA DALLA PAZZA FOLLA, la recensione

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Via dalla Pazza Folla è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Thomas Hardy portato sul grande schermo dal regista Thomas Vinterberg. La trasposizione del romanzo, già avvenuta nel 1967 con il film di John Schlesinger, ha un compito estremamente arduo; quello di trasmettere attraverso le immagini la profondità delle parole del primo successo letterario dello scrittore britannico. Qui il risultato è solo parzialmente riuscito.
La storia è incentrata sulla figura di Bathsebah Everdene (Carey Mulligan), giovane donna che si ritrova proprietaria terriera in un’Inghilterra vittoriana maschilista. L’indipendenza e l’emancipazione che sono i concetti chiave del libro, nella pellicola vengono marginalmente toccati e lasciati un po’ in disparte concentrandosi molto di più sui rapporti amorosi.
Al centro della vicenda, infatti, c’è una liason d’amore, una di quelle che superano gli anni, le difficoltà e che aspettano il momento giusto per sbocciare, quelle che fanno innamorare in tutte le epoche; il dramma romantico e melò che funziona sempre, per intenderci.

via dalla pazza folla Mulligan

Bathsebah ha tre pretendenti, il pastore Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), il ricco William Boldwood (Micheal Sheen) e il sergente Frank Troy (Tom Sturridge), figure che rimangono però marginali e caratterizzate in maniera superficiale e stereotipata.
Il film, infatti, è completamente in mano a Carey Mulligan che dà vita a una protagonista coraggiosa e fragile, che combatte contro la società e i suoi sentimenti. La candida attrice londinese riesce a sostenere il racconto non con qualche difficoltà ma avvalendosi di una interpretazione molto intima e personale che restituisce allo spettatore dolcezza, vulnerabilità e, al tempo stesso, forza d’animo.
La messa in scena è uno dei punti più curati e riusciti della pellicola. Sfumature dai colori caldi e pittoreschi paesaggi incorniciano le vicende romantiche e drammatiche conferendo un’aurea onirica e di sospensione nel tempo. È come fissare un quadro di Monet ed essere trasportati in un ricordo fermo del passato che sembra vivo e riesce a farci sognare ad occhi aperti, ancora oggi.

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