Un folk horror estivo

Anche se c’è stato qualche miglioramento negli ultimi anni, è fatto noto che storicamente l’Italia soffra la drastica variazione di affluenza in sala che si registra tra i mesi freddi e quelli estivi. Tralasciando qualche grosso blockbuster dall’incasso sicuro, le distribuzioni tendono a evitare luglio e agosto per l’uscita dei titoli di maggior richiamo, e le sale si limitano a riproporre i film della stagione passata o di seconda fascia. C’è però l’altra faccia della medaglia. In pochi, infatti, sottolineano come sia il periodo dell’anno più stimolante per il grande pubblico per cercare chicche e scoprire rarità la cui visibilità sarebbe probabilmente preclusa nelle altre stagioni.

Ed è proprio questo il caso di Hokum, folk horror di ambientazione irlandese diretto da Damian McCarthy, al suo terzo lungometraggio dopo gli apprezzati Caveat (2020) e, soprattutto, Oddity (2024). Ohm Bauman (Adam Scott), scrittore di successo con problemi di alcolismo e depressione causati da un evento traumatico del passato, si ritira in un isolato hotel irlandese, per spargere le ceneri dei genitori prematuramente scomparsi e trovare finalmente una degna conclusione al suo ultimo romanzo. Ben presto, però, si rende conto che il soggiorno sarà meno rilassante del previsto, tra omicidi, apparizioni e una vecchia strega che infesta l’albergo…

Non si può certo affermare che finora sia stata un’annata scadente per il cinema horror, tanto dal punto di vista del riconoscimento critico quanto da quello del riscontro al botteghino (si pensi, per esempio, al successo planetario dei vari Obsession, Backrooms, 28 anni dopo: il tempio delle ossa, Send Help…). Hokum rappresenta in un certo senso la ciliegina sulla torta per il genere di questa prima parte di 2026.

Adam Scott nei panni dello scrittore Ohm Bauman – Foto: Hokum, la recensione del film con Adam Scott

Atmosfera inquietante, tra alti e bassi

Il punto di forza più evidente del film è l’ambientazione. McCarthy adatta una scrittura frizzante e briosa a uno scenario, declinato in chiave horror, che rimanda continuamente alla tradizione folkloristica irlandese. Prati verdi e barbe rosse, leggende popolari e affabilità delle persone: tutto ciò che abitualmente si tende ad associare all’Isola di Smeraldo viene qui trasfigurato, plasmando una particolarissima atmosfera di terrore claustrofobico e ancestrale (pur con qualche piccola parentesi comica, di cui il cinema horror di oggi sembra proprio non poter fare a meno). Sotto l’aspetto narrativo, ottima è l’idea di affiancare alla dimensione soprannaturale la vicenda più “terrena” dell’omicidio che vede coinvolto il personale dell’hotel.

Anche se è apprezzabile che Hokum si presenti come un film senza troppe pretese, che voglia raccontare una storia spaventosa e saldamente legata alle dinamiche proprie del genere, proprio qui stanno i maggiori scivoloni. Il costante, esplicito utilizzo di cliché narrativi (lo scrittore depresso e alcolizzato che si ritira in un luogo isolato), tecnici (jump scares a go go) e situazionali (Halloween, l’hotel infestato) rende il tutto a tratti un po’ ridondante, dando alla storia un tono parodistico sicuramente non voluto e non necessario.

Adam Scott nei panni dello scrittore Ohm Bauman – Foto: Hokum, la recensione del film con Adam Scott

In conclusione, Hokum, pur non avendo eccessivi picchi né verso l’altro né verso il basso, rappresenta un buonissimo esempio di intrattenimento estivo, in grado a più riprese di far trattenere il fiato e causare qualche salto sulla poltrona. Non bisogna aspettarsi un capolavoro, ma un vivace saggio di bravura di uno dei registi più in rampa di lancio nel cinema horror contemporaneo.

REVIEW OVERVIEW
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Colonna Sonora
Interpretazioni
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Marco Tomasoni
Through the darkness of future past the magician longs to see. One chants out between two worlds. FIRE WALK WITH ME.
hokum-la-recensione-del-film-con-adam-scottHokum, pur non avendo eccessivi picchi né verso l’altro né verso il basso, rappresenta un buonissimo esempio di intrattenimento estivo, in grado a più riprese di far trattenere il fiato e causare qualche salto sulla poltrona. Non bisogna aspettarsi un capolavoro, ma un vivace saggio di bravura di uno dei registi più in rampa di lancio nel cinema horror contemporaneo.