Reader Player One: “Cuore e Acciaio” di Mauro Gervasini

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Cuore e Acciaio
Cuore e Acciaio

Titolo: Cuore e Acciaio. Le arti marziali al cinema

Auttore: Mauro Gervasini

Casa editrice: Bietti

Pagine: 153

Prezzo: 18 euro

Cuore e Acciaio di Mauro Gervasini (edito da Bietti) è uno di quei testi che a prima vista mette un po’ soggezione. Non capita spesso di avere a che fare con un argomento così specifico come quello de “le arti marziali al cinema”, e per chi non è molto avvezzo all’argomento è facile tirasi indietro dall’acquisto. Se poi ci aggiungiamo termini specifici, e nomi di attori e film sconosciuti ai più, andarsi a confrontare con un testo del genere potrebbe incutere non poca apprensione e paura per non riuscire a cogliere appieno l’unicità e l’amore per l’argomento trattato. Quello che rischia di avvolgere il libro di Gervasini non è che altro che un pregiudizio, uno sguardo superficiale destinato a scemare a ogni capitolo, così da rivelare la vera natura di un testo interessante, non sempre facile da affrontare (lo ammettiamo), eppure capace di invogliare anche lo spettatore neofita a visionare pellicole a cui altrimenti non si sarebbe avvicinato.
Se Cuore e Acciaio si presenta come un testo riuscito è soprattutto alla capacità di scrittura di Mauro Gervasini: rifuggendo da didascalismi e spiegazioni enciclopediche, l’autore sistematizza ed esplica con semplicità termini accessibili a tutti, scavando a fondo al significato delle parole, e a quella differenza che caratterizza pratiche per noi occidentali rientranti erroneamente nel macro-genere delle “arti marziali”. Ciò che rende però unico e coinvolgente questo testo è l’invidiabile abilità di Gervasini nel preparare il lettore ai film presi in esame, anticipando con un’esauriente esposizione ogni tipo di tecnica riscontrabile al centro delle stesse pellicole (king-fu, jujitsuwu shu) senza dimenticarsi di volgere il proprio sguardo a qualche nozione storica, essenziale soprattutto per un capitolo come quello dedicato ai samurai. Ecco perché Gervasini non si limita a stilare una sterile compilazione di titoli e relative critiche, incapaci di offrire altrimenti un qualcosa in più dal punto di vista teorico ed estetico all’interno del panorama cine-letterario. Proprio pensando a coloro che vorrebbero avvicinarsi, o magari non ci avevano ancora mai pensato, al mondo delle arti marziali dentro e fuori dal cinema, il giovane critico affianca a ogni disamina un comparto teorico semplice e facilmente comprensibile. Così facendo, Gervasini va a rafforzare il bagaglio culturale di spettatori già appassionati al mondo delle arti marziali, e allo stesso tempo cattura l’attenzione di coloro che si limitano a conoscere il cinema di Kurosawa Akira, Bruce Lee, Jackie Chan, iniziandoli a questo nuovo panorama cinematografico.

Nel dispiegare il proprio discorso, Gervasini suddivide il proprio Cuore e Acciaio in quattro capitoli, ognuno dedicato a un argomento specifico disaminato a fondo e in tutte le sue correnti, da quelle storiche a quelle cinematografiche. Si parte dal rapporto tra jujitsu e judo, per poi passare al mondo dei Samurai lungo un percorso che segue l’evoluzione del Budo in relazione ai cambiamenti storici del Giappone così come sono stati narrati al cinema. Il terzo capitolo nasce come un sentito omaggio a Bruce Lee, per poi sfociare in un trattato sullo sviluppo del cinema marziale in Cina (interessante a tal proposito come Gervasini sia riuscito a captare e spiegare con estrema semplicità le differenze stilistiche tra Lee, Jackie Chan e Jet Li, in base alle tecniche marziali apprese). La parte conclusiva è invece dedicata al cinema occidentale di arti marziali e alla rappresentazione della violenza sul grande schermo nell’epoca post-11 settembre 2001.
Concludendo, possiamo facilmente affermare che l’obiettivo prepostosi da Gervasini nella sua “Nota d’autore” è stato ampiamente raggiunto: Cuore e Acciaio è una corretta, ispirata e rispettosa rappresentazione delle arti marziali al cinema.
Allo stesso tempo, sebbne si proponi come un “must” assoluto per gli amanti del settore, il testo va anche ad estendere il proprio target di riferimento coinvolgendo lettori abitaulmente poco interessati all’argomento trattato. Certo, l’assimilazione di certe terminologie richiede un po’ di tempo, e le 120 pagine di testo possono a volte sembrare 300; termini affrontati poco prima e non ancora memorizzati, portano infatti il lettore a tornare indietro e rileggere interi paragrafi, rallentandone la lettura e bloccare il ritmo; ciononostante una volta fattasi l’abitudine, la lettura scorre fluida e agile, arricchendo di nozioni inedite una vasta gamma di (nuovi) appassionati.