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Titolo: Black Mirror
Autori: Fausto Lammoglia e Selena Pastorino
Casa Editrice: Mimesis
Numero di pagine: 212
Prezzo: 18 euro
Quando un libro ti prende e le sue pagine scorrono via come un fiume verso il mare trovare parole per recensirlo risulta alquanto difficile. “Black Mirror”, volume dedicato all’omonima serie TV recuperabile su Netflix a opera di Fausto Lammoglia e Selena Pastorino e pubblicato da Mimesis, è una lettura che ti cattura, ti imprigiona, ti fa sua senza possibilità di liberarsi. Capitolo dopo capitolo il testo coinvolge lo spettatore – merito anche di una scrittura fresca e interessante – e lo tiene incollato con la stessa medesima forza attrattiva generata da quello schermo nero narrato da Charlie Brooker. Analizzare una serie come Black Mirror non è cosa semplice. In essa si trovano raccolte tutte le idiosincrasie umane tra timori e ossessioni, risucchiate e rispedite al mittente da parte di una tecnologia sempre più invadente e dominante. Analizzare Black Mirror da un punto di vista filosofico, poi, è ancora più difficile. Facile cadere nella trappola dell’egocentrica ostentazione del proprio sapere, bloccando il piacere della lettura a chi, di filosofia, non ha letto neanche un libro. Lammoglia e Pastorino invece si rivelano abili narratori, attenti spettatori e ottimi comunicatori, capaci di rileggere la creatura di Brooker sotto la lente del pensiero umano.
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Dalla loro parte i due autori possono vantare un materiale di partenza ricco di contenuti, che gli permette di spaziare in ogni spettro del comportamento dell’uomo tecnologico e delle sue più celate pulsioni. C’è l’(in)capacità di commemorare, di giudicare, esprimere e controllare, azioni e necessità alla base del nostro essere umani. Lammoglia e Pastorino indagano questi temi con acume e attenzione, dedicando a ognuno di essi un macro-capitolo in cui a supportare le proprie analisi concorrono citazioni, scene o interi episodi tratti dalle quattro stagioni di Black Mirror. Prendiamo l’istinto primario dell’homo sapiens sapiens di avere tutto sotto controllo e il senso di angoscia e di ansia che ci assale quando questo bisogno viene meno. A tradurre visivamente questa innata necessità ci pensano episodi come “Arkangel”, o “Ricordi pericolosi” in cui a essere controllati fino alle più estreme conseguenze sono i lasciti mnestici del nostro trascorso. Se il ricordo sotto forma di commemorazione si tramuta, sulla spinta dell’evoluzione tecnologica, in sete di reduplicazione e riappropriazione di un qualcosa perduto, ecco che lo scorrimento della propria memoria non è più sufficiente e si entra nel mondo della realtà virtuale, dei cookie (“Bianco Natale”) e della clonazione di automi (pseudo)identici in tutto e per tutto al nostro sé reale ricreato sulla base delle impronte lasciate sulla rete (Torna da me). L’analisi di un dato aspetto non preclude l’esistenza di un altro, e così il libro di Lammoglia e Pastorino si tramuta in una fitta rete di collegamenti tra loro correlati o rimandanti ad assunti filosofici; ne deriva un ipertesto che per quanto ricco di informazioni e convincenti riletture delle storie che affollano il mondo di Black Mirror, non risultano mai caotici o difficili da comprendere.
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