
Abbiamo intervistato il talentuoso regista ed attore bolognese Alessandro Leo, autore del cortometraggio “Indescrivibile” di prossima uscita. Ecco cosa ci ha raccontato!
Buongiorno Alessandro. A che età nasce la tua passione per il cinema?
Buongiorno. La mia passione per il cinema nasce quando ero piccolo, grazie ai film che mi facevano vedere i miei genitori ed i miei nonni. Quando vedevo alcune scene che mi emozionavano particolarmente mi dicevo “voglio fare anche io queste cose”. Questo pensiero mi capita di farlo anche adesso che sono passati più di dieci anni.
Hai cominciato fin da giovanissimo a recitare in alcuni corsi teatrali e cine-televisivi. Successivamente hai preso parte a molti spettacoli teatrali. Quanto è stato importante il teatro nella tua formazione artistica?
Il teatro è stato importantissimo nella mia formazione artistica (e lo è tutt’ora) perché dà conoscenze che facilitano molto l’interpretazione di un ruolo: il movimento in uno spazio, il gestire la pressione davanti a certe situazioni, l’uso della dizione italiana, l’approccio da avere verso un copione da imparare, e tante altre cose… Penso che si possa fare cinema venendo dal teatro, ma non il contrario. Bisogna però ricordarsi sempre che sono due tipi di recitazione diversi…
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Parti subito “col botto”, recitando (nella parte di Cesare Gullo) nel film tv “Il fulgore di Dony”, del maestro Pupi Avati. Immagino sia stata un’esperienza molto emozionante e formativa.
Lavorare con Pupi Avati è stato un sogno. Ricordo ancora il primo ciak ed il suo primo “AZIONE”: avevo il cuore che usciva dal petto. Oltre alle mille emozioni è stata, come dicevi tu, anche un’esperienza molto formativa: ho imparato tantissimo sia dal punto di vista recitativo che registico. Ho sempre studiato recitazione ma, dopo aver visto lavorare il Maestro Avati, ho iniziato ad approfondire, da autodidatta, la regia, che col tempo è diventata una passione grande tanto quella per la recitazione.
Nel 2019 sei protagonista e per la prima volta regista di un corto dal respiro internazionale, “Indescrivibile”. Come nasce questo progetto?
“Indescrivibile” nasce da una storia che ho scritto per un esercizio teatrale. Dopo averla conclusa decisi di leggerla alla mia famiglia, e mio nonno materno ne rimase impressionato. Non mi disse né “bella” né “brutta” ma “devi farci un film”. Io mi misi a ridere e lo presi come un complimento ma non diedi affatto peso a quelle parole. Qualche tempo dopo mi capitò di ripensarci e mi dissi che se lui si era emozionato ad ascoltare le parole che avevo scritto magari potevano fare la stessa cosa anche altre persone. Ho ripreso in mano quella storia ed ho scritto una sceneggiatura.
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Quanto è importante per te, a livello artistico, la città di Bologna, dove sei nato e cresciuto?
Bologna è la mia vita. Bologna è stata ed è il palcoscenico in cui ho vissuto le più grandi gioie della mia vita, ma anche i momenti peggiori. È una città con una grande storia, una grande cultura sportiva, artistica e culinaria, luoghi mozzafiato e tanti misteri; ogni suo angolo mi è d’ispirazione e lo si potrà capire in “Indescrivibile”.
In “Indescrivibile” hai collaborato con un regista indie abbastanza noto, Francesco Longo. Ci puoi dire qualcosa riguardo la vostra collaborazione?
Francesco è un grande regista ed un mago degli effetti visivi e della post produzione. Ogni volta che mi dice un “trucchetto” dei suoi io faccio una faccia tra l’incredulo ed il “com’è possibile?”. È il Copperfield della post produzione, d’ora in poi lo chiamerò David. Collaborare con un regista come lui alla mia prima esperienza dietro la telecamera è stato un onore; sul set lui e tutta la troupe sono stati la mia colonna portante, senza di loro questo progetto non avrebbe l’ambizione che ha oggi. Mi hanno aiutato tanto, mi hanno consigliato tanto e mi hanno sopportato tanto. Sono molto contento di questa collaborazione che è partita come una cosa unicamente lavorativa ed è diventata una bella amicizia.
Che tipo di percorso vorresti avesse il tuo cortometraggio? Lo proporrai a festival italiani e stranieri?
Il percorso che vorrei è, inizialmente, quello dei festival. Stiamo facendo fare i sottotitoli in inglese, francese, spagnolo e tedesco così da farlo arrivare a più nazioni possibili. Sicuramente lo iscriveremo in Spagna, Francia, Germania, Belgio, Austria, Gran Bretagna, USA ed alcuni stati del Sud America, poi si vedrà… Ovviamente verrà iscritto anche a tutti i festival italiani. Terminati i festival faremo una presentazione ufficiale a Bologna in cui sarà possibile acquistare la copia fisica del cortometraggio e tutti i ricavati verranno devoluti in beneficenza. Mi piacerebbe fare la stessa cosa anche in altre città italiane, ci sono già alcune possibilità…
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Quali sono i tuoi film preferiti?
Eh, bella domanda… Non è facile rispondere perché sono tanti, ne dico 5 perché sennò stiamo qui due ore. Non potrei fare una classifica, quindi li metto tutti a pari merito.
– “Ogni maledetta domenica” di Oliver Stone
– “The Hateful Eight” di Tarantino (“L’ultima diligenza di Red Rock” di Morricone mi fa venire i brividi ogni volta che la ascolto)
– “Inception” di Christopher Nolan
– “Il Codice Da Vinci” di Ron Howard
– “La vita è bella” di Benigni (l’unico film che mi ha fatto piangere)
I film italiani che ami di più?
Amo molto i film italiani dei registi che riescono a far riconoscere il loro stile sin dalle prime scene come Özpetek, Avati, Sorrentino e Garrone. Quindi (anche questi tutti a pari merito)
– “Saturno contro” di Ferzan Özpetek
– “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati
– “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino
– “Gomorra” di Matteo Garrone
Ho trovato geniale “Perfetti Sconosciuti” di Genovese: grande idea, grande cast, un solo set ed una bella sceneggiatura. Ho apprezzato moltissimo anche la teatralità che c’è, sembra di vedere uno spettacolo su un palcoscenico. Sono riusciti ad unire alla perfezione cinema e teatro, che c’è di meglio? È molto importante che ne abbiano fatto dei remake in tutto il mondo perché non succede spesso ad un film italiano e, soprattutto, ci fa capire quanto a volte basti un tavolo ed 8 attori per fare un grandissimo film.
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