Buongiorno Jessica! Quando e come nasce la tua grande passione per il teatro? Che tipo di formazione hai conseguito in questo campo?
Vorrei avere qualche aneddoto segnante della mia infanzia che fa da chiaro e tenero segno anticipatore di questa passione, ma non ce l’ho. La più noiosa realtà è che è stato un processo graduale quasi in sordina, un qualcosa che sentivo ma non ho sviluppato e approcciato subito. È stato durante gli anni dell’università che ho iniziato ad affacciarmici. La mia formazione all’inizio non è stata continuativa all’interno di una scuola ma tramite svariati workshop/laboratori di durata più o meno breve, questo penso mi abbia dato una buona capacità di passare da un approccio all’altro senza fossilizzarmi o affezionarmi a un unico metodo. Successivamente quando ho capito che questo era il lavoro che avrei voluto fare ho sentito la necessità di affrontare un percorso più strutturato, che mi potesse dare anche delle fondamenta “tecniche” che per forza di cose mi mancavano, così sono entrata all’accademia triennale del Teatro Stabile del Veneto, a Padova, dove mi sono diplomata nel 2020.
Quanto è stata importante per te a livello artistico-creativo la laurea al DAMS di Bologna?
La laurea al DAMS ha certamente arricchito la mia base teorica nell’ambito artistico (dal teatro al cinema, alle arti visive), e poi soprattutto è stata una tappa importante vivere ed essere immersa nell’humus di una città come Bologna.
Stai continuando a formarti? Come?
Sì, quest’anno ero stata selezionata per il Corso di perfezionamento del Teatro di Roma; è strutturato in laboratori a cui posso aderire quindi periodicamente mi trovate nella capitale! Quest’estate siamo andati in scena al teatro di Villa Torlonia con “Apocalisse in corso”, spettacolo nato dal lab. condotto dal regista Tommaso Capodanno e la drammaturga Matilde D’Accardi, con cui abbiamo lavorato tramite scrittura scenica e matte improvvisazioni. Ciò che ne è uscito è una drammaturgia collettiva ambientata in un condominio romano nel quale è iniziata la fine del mondo.

Reciti anche in “Corpi che raccontano”, diretto da Francesca Merli, di cosa si tratta?
È una performance ideata da Campo Teatrale in collaborazione col MUSA (Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, mediche e forensi per i Diritti Umani), volta a sensibilizzare e far comprendere come i segni del corpo e delle ossa siano uno strumento fondamentale per individuare e prevenire le violazioni dei diritti umani. Il testo è stato scritto da Riccardo Favaro a partire da referti e documenti medici reali e vede 3 personaggi raccontare ognuno la propria storia di quando era in vita. Il 30 settembre siamo stati a Lampedusa ospiti del Comitato Tre Ottobre, ma l’abbiamo portato nelle location più disparate. Il 2 novembre torneremo a Milano con una doppia data al Cimitero Monumentale.
Hai fatto anche la pubblicità del McDonald’s!
Sì, il giorno delle riprese è stata proprio una grande macchina che lavorava, è stato bello vedere una moltitudine di professionalità diverse che dovevano sintonizzarsi assieme per ottenere il miglior risultato nei brevi tempi previsti. È stato anche divertente entrare in contatto con il mondo della pubblicità: io sono appassionata di quelle vintage (più o meno trash), ho passato delle ore a guardare spot anni ’80 su YouTube quindi ora si può dire che un pezzetto di me fa parte di questo sconfinato universo.
Tornando al teatro, hai interpretato la parte di Giacinta in “Smanie!”, per la regia di Nicoletta Robello. Che genere di esperienza è stata?
Un’esperienza positiva e sfidante direi. Il progetto di Nicoletta era ambizioso e prevedeva un rimaneggiamento, assieme al drammaturgo Nicolò Sordo, delle “Smanie per la villeggiatura” di Goldoni attuando una divisione netta degli spazi (la casa di Leonardo da un lato, la casa di Filippo dall’altro), nel senso che fisicamente si svolgevano due spettacoli contemporaneamente su due piani diversi del teatro. Io interpretavo Giacinta ed è stata una bella responsabilità, gratificante anche (è stato pure divertente suonicchiare il pianoforte in scena – pur non essendo pianista). Lo spettacolo, prodotto da Archipelagos Teatro, è andato in scena nel settembre 2021 al teatro Goldoni di Venezia e purtroppo poi si è fermato. Ma chissà, magari un giorno faremo il secondo capitolo.

Hai debuttato a marzo con “Parole a vuoto” nel ruolo di Sara: raccontaci tutto!
“Parole a vuoto” è un dramma familiare che si svela tassello dopo tassello: una madre, una figlia, un’amica. Una festa di compleanno. Ma c’è anche un assente a questo ritrovo. Il piano di tensione si inclinerà fino a portare a galla domande mai affrontate da 5 anni. L’origine del progetto è stata quando con Eleonora Landi ed Elisa Pastore (le altre componenti della compagnia Versoriflesso) abbiamo letto il testo inedito scritto da Francesca Mignemi, e da lì la volontà di metterlo in scena. Il lavoro si è potuto concretizzare grazie ad una residenza artistica presso Artesia Sicilia ed è stato portato avanti senza una divisione netta di ruoli: siamo tutte e 3 in scena e la regia è collettiva. Il debutto è andato bene, con parecchi feedback positivi… ora stiamo cercando nuove date, speriamo di incontrare presto nuovo pubblico!
Quali sono i 3 dischi che ami di più? Quelli che, banalmente, ti porteresti dietro nella classica, abusatissima, isola deserta…
È molto difficile scegliere, mi aiuto circoscrivendo alla produzione italiana e sparo questi: “Io e me” di Franco Fanigliulo, “Pierrot Lunaire” del gruppo omonimo e “Tutto va bene” dei F.lli La Bionda
Hai altri progetti in vista oltre quelli teatrali/cinematografici?
In effetti sì, tra le altre cose suono il basso elettrico e da quest’anno sono nella live band del progetto PARDO, la cosa che mi piace è che la scaletta non abbraccia un solo genere musicale ma si spazia parecchio (l’album del cantautore mantovano uscirà il 15 novembre); ora siamo pronti per le date dal vivo quindi faccio un appello ai gestori dei locali in ascolto: ci siamo!

So che hai lavorato, come co-protagonista, ad un cortometraggio del regista e professore universitario Salvatore Frisina, dal titolo “Una buona idea”. Ci puoi già anticipare qualcosa?
Come prima cosa mi aveva colpito l’idea iniziale, ancora prima di leggere la sceneggiatura. Un futuro distopico in cui entro il compimento del decimo anno d’età bisogna decidere quando e come morire. BOOM! L’interesse per il progetto mi si era acceso. In questo cortometraggio sono co-protagonista assieme alla giovane attrice Sara Tandurella, che interpreta mia figlia. Lo abbiamo girato a inizio settembre ed è stata una bellissima esperienza grazie a Salvatore e a tutta la crew che hanno instaurato un clima di lavoro sereno sia in fase di prove che di riprese.
Hai voglia di salutare in qualche modo i tuoi fans e i lettori di CineAvatar?
Grazie a tutti coloro che hanno dedicato del tempo per leggerci e speriamo di incontrarci fuori da qualche teatro o sala cinematografica, ciao!