Hai mai sognato di poter essere la versione migliore di te stesso? È a partire da questa domanda che si sviluppa The Substance, il nuovo film di Coralie Fargeat, vincitore come migliore sceneggiatura a Cannes e presentato alla Festa del Cinema di Roma, nelle sale italiane a partire dal 30 ottobre.
Di cosa parla The Substance?
Elisabeth Sparkle (Demi Moore) è una star del fitness televisivo ed ex attrice premio Oscar giunta ai cinquant’anni. Quando la rete decide di operare un ricambio generazionale la donna viene licenziata dal suo programma della mattina. Distrutta nel constatare la sua imminente sostituzione, Elisabeth viene a conoscenza de la Sostanza, un liquido che se iniettato promette di fornire una migliore versione di sé.
È così che nasce Sue (Margaret Qualley), alter-ego perfetto della donna, di cui può assumere le sembianze una settimana sì e una no. La Sostanza sembra aver risolto i problemi di Elisabeth che nelle vesti di Sue riprende in mano il suo programma televisivo e la sua vita, ma ben presto le cose sfuggiranno dal suo controllo.
Com’è The Substance?
Coralie Fargeat tratta il discorso sugli standard di bellezza femminili in chiave orrorifica, mettendo in scena la violenza tanto fisica quanto psicologica dei disturbi dell’immagine corporea. The Substance è body horror che indaga il corpo e le sue trasformazioni mostruose.
La regista francese affronta quindi la questione attraverso un tripudio di effetti speciali prostetici, solo il 20% del VFX è infatti digitale, in questo senso omaggiando anche un certo cinema di serie B, più Stuart Gordon e Brian Yuzna che David Cronenberg, utilizzando un impianto e un budget high art per confezionare un prodotto che va alle origini del genere.
Tra tradizione e innovazione, The Substance può rientrare anche in quella che viene definita new french extremity, nonostante sia una produzione statunitense, corrente che a ben vedere non comprende solo film horror quanto più lungometraggi crudi che sfidano i limiti della rappresentazione e di cui faceva parte anche l’acclamato Titane (con cui è facile operare paragoni nonostante il tono diversissimo, che come visto qui riprende lo scanzonato satirico e grottesco degli horror anni Ottanta e Novanta).
Fargeat cita Lynch e Kubrick, rifacendosi anche al woman’s film, al melodramma e agli studi sul post-umano per confezionare un puro film di genere dagli infiniti spunti contemporanei.

Una regista da tenere d’occhio
Fargeat è una delle registe horror più celebri di oggi grazie al suo controverso Revenge, un rape & revenge dalle tinte gore e splatter presentato al Festival di Toronto del 2017. Ciò che accomuna i due film è il gusto per l’eccesso visivo, per il B movie, per l’esibizione violenta e crudele e per la tematica che ribalta il male gaze, filtrando le vicende attraverso uno sguardo femminile non meno impietoso.
The Substance però sembra più rifarsi anche a livello iconografico al secondo cortometraggio dell’autrice, Reality+ (2013) il quale teorizza un dispositivo che permette a chi lo usa di modificare il proprio aspetto fisico, scelto con un’interfaccia alla The Sims. Di genere distopico e con un twist da rom-com, ciò che avvicina i due progetti è la riflessione sull’apparenza e sull’essere visti e su cosa siamo disposti a fare pur di essere meglio di quello che siamo, tutto da un punto di vista più che compassionevole. In questo senso The Substance sembra ricalcare un altro film grottesco con elementi di body horror, Sick of Myself (2022), che investe alcuni degli stessi temi ma in modo più universale e satirico.
Tra vecchia e nuova carne
The Substance è un film ridondante e spesso didascalico, eccessivo nelle forme e nel contenuto.
Ma come potrebbe essere altrimenti? Indagando la mostruosità del controllo del capitalismo sui corpi, esibisce enfaticamente le sue intenzioni, come esibito è lo spettacolo di carne offerto allo sguardo nell’eterocispatriarcato.
Il corpo, sembra suggerire l’autrice, è il luogo del conflitto politico tra il soggetto donna e la società con i suoi standard assurdi, ma è anche il luogo del conflitto tra la donna e se stessa, in un’infinita competizione che sfugge al controllo razionale. Giocando in modo scanzonato con questi temi, il film riecheggia anche molti slogan femministi e le opere d’arte postmoderne di Barbara Kruger.
Il corpo femminile è simbolo di mostruosità perché abietto per eccellenza e soggetto ai cambiamenti più disparati, dall’adolescenza fino alla maternità e alla vecchiaia, tanto che gli archetipi del mostruoso femminile sono sempre legati al corpo. Sembra infatti che la trasformazione di Elisabeth attraversi molti di questi archetipi, da Sue vampira mutaforme eternamente giovane alla vecchiaia del corpo stregonesco, fino a un’evoluzione postumana e aliena, mutazione frutto delle fantasie maschili.
Il discorso tra vecchia e nuova carne prende concretizzazione anche nella scelta del cast, con il duo Demi Moore/Margaret Qualley. Il film opera infatti quasi un discorso metacinematografico, come se Moore riflettesse sulla sua stessa immagine divistica, spesso al centro di polemiche e dibattiti negli ultimi trenta o quarant’anni. In particolare lo statuto iconico di Moore dagli anni Ottanta è legato a una serie di ruoli dove il corpo era lo strumento principale di indagine, da Striptease a Proposta Indecente, fino a G.I. Jane. Non è nemmeno un caso che il suo doppio perfetto si riscontri in Margaret Qualley, una delle attrici contemporanee più promettenti formatasi come ballerina e modella, ma che si sta guadagnando il suo spazio attraverso ruoli impegnativi che investono la trasformazione corporea (Maid, Kind of Kindness).
In questo modo il film critica anche l’ipocrisia di Hollywood, dando vita ad un Eva contro Eva (1950) violento e impietoso.

The Substance è un film da vedere?
Con le sue immagini taglienti e dirompenti, The Substance è un film che grida la violenza degli standard di bellezza e l’orrore dello sguardo misogino capitalizzato. In questo sistema di controllo dei corpi sembra che la migliore versione di sé sia qualsiasi versione diversa da quella attuale, confezionata e venduta come idealizzata. Il discorso si allarga e investe tutta una società di apparenza in cui l’amarsi non è più un valore. The Substance spiazza lo spettatore con la potenza delle sue immagini proponendo numerosi di spunti di riflessione e giocando con le forme dell’horror, risultando così un’opera citazionista e allo stesso tempo innovativa che sfida la rappresentazione del femminile divertendo e disgustando.
Fonte immagini: Festa del Cinema di Roma