Venezia 73: VOYAGE OF TIME di Terrence Malick, la recensione

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Terrence Malick Voyage of Time - Life's Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Voyage of Time - Life's Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Voyage of Time - Life's Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Voyage of Time – Life’s Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Il cinema di Terrence Malick o si ama o si odia. Voyage of Time è il classico film che non fa nulla per distaccarsi dal percorso fideista e artistico inaugurato dal regista con The Tree of Life. Pensato come un documentario da mostrare nelle sale IMAX, il lungometraggio è invece un’espressione fortemente autentica e sentita della filosofia di Malick. Forse il culmine di un viaggio culturale durato 20 anni, o per lo meno la chiusura di un discorso cosmogonico sostenuto dall’autore. L’opera mostra infatti le origini del pianeta e l’evoluzione delle specie animali che lo abitano. La voce fuori campo di Cate Blanchett commenta le inquadrature evocative e bellissime, ponendo interrogativi che costituiscono l’essenza dell’essere persona.
Voyage of Time va vissuto come esperienza estatica, inno assoluto alla vita e alla meravigliosa complessità della creazione. La filosofia del cineasta appare, in un primo momento, semplice e banale. Chi siamo? Da dove veniamo? Chi ci ha creati? Sono domande fondamentali, alla base della ricerca umana, che sicuramente non ha inventato Malick. Quello che è però sconvolgente è la capacità di suggerire risposte, inserendo contemporaneamente altre questioni, tramite l’accostamento di fotogrammi e suoni.
Prese singolarmente infatti le immagini di Voyage of Time non sarebbero altro che sfondi per PC di grande effetto ma con uno sguardo più acuto andrebbero indagate in profondità nel loro contenuto e nella loro composizione. Il sole, simboleggiante la forza creatrice, è quasi sempre presente quando viene mostrato il graduale cammino dell’uomo verso l’impadronirsi della terra che l’ha generato. Le sezioni auree, emblema di perfezione armonica sovrannaturale, si fanno segno di un mistero insoluto. Una volta compreso il loro significato, le sequenze vanno messe in rapporto con le successive, con le quali danzano in armonia e creano un significato ulteriore e più elevato.
Voyage of Time - Life's Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Voyage of Time – Life’s Journey / Photo: courtesy of La Biennale di Venezia
Ancora una volta la voce narrante suggerisce una domanda e la risposta viene comunicata attraverso le sensazioni. Terrence Malick ha la straordinaria capacità di mostrare un occhio di un dinosauro facendoci vedere una galassia, di dipingere neuroni e suggerire mondi. Quello presentato al Lido di Venezia è molto di più che un mero documentario, è un progetto ambizioso che vuole essere discusso, contestato, odiato e amato alla follia. È una ricostruzione accurata è ingrandita dei primi passi di quello straordinario protagonista che il mondo in cui viviamo: gli effetti speciali sono precisi ed è difficile distinguerli dalle riprese reali. L’uomo primitivo è ripreso con una chirurgia anatomica, così come ogni riferimento poetico è legato a concetti scientifici come la contrazione del tempo in prossimità dei buchi neri o il processo di cambiamento fisiologico da animale ad essere umano. Secondo Malick, Dio è donna, è generatività, ma anche madre accogliente e nel suo abbraccio noi cresciamo, ci sentiamo pronti ad allontanarcene, ne siamo dipendenti e terrorizzati.
Voyage of Time è un soave encomio d’amore a cui bisogna abbandonarsi con fiducia, un vero e proprio excursus visivo e fantastico (non ci sono dialoghi, solo versi filosofici che interpellano lo spettatore). Una testimonianza di cinema assoluta, di quell’arte che mostra l’impossibile, ci fa ascoltare i rumori di una cellula che cresce, stimola le percezioni grazie all’accostamento di suoni, luci, forme e colori. Non è un film, Voyage of Time. È qualcosa di più. Una magnifica opera non narrativa, più vicina all’universo della video arte e alla filosofia che all’intrattenimento. Piacerà molto anche ai bambini. Loro, a differenza di molti adulti, sono ancora in grado di porsi domande.
Gabriele Lingiardi

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