Un’epidemia di zombie ha colpito New York ed è a un gruppo di giovani che spetta il compito di mettersi in salvo dai terribili non-morti. No, non è un film di George Romero, ma è l’esordio di sua figlia Tina, Queens of the Dead, presentato alla ventesima Festa del Cinema di Roma, una spassosa commedia horror dalle tinte queer.
Di cosa parla il film?
Brooklyn è infestata da un’epidemia di zombie assetati di sangue e ossessionati dai propri smartphone che in una serata drag assediano il club queer di Dre (Katy O’Brien). La donna insieme ai suoi ballerini, suo cognato e agli altri dipendenti del bar dovrà trovare il modo di scappare e di portare in salvo la sua famiglia.

Scream queers
L’horror ruota da sempre intorno al concetto dell’alterità, non è quindi un caso che molte storie horror siano state lette come allegorie gay, basti pensare per esempio a tutta la figura del vampiro, da Carmilla a Intervista col vampiro o anche al Frankenstein di James Whale. Anche la figura dello zombie ha origini lontane radicate nel voodo caraibico, le quali hanno portato spesso a letture politiche anticolonialiste. È proprio George A. Romero che nel 1968 con il suo La notte dei morti viventi propone un’interpretazione attenta ai cambiamenti della società americana dell’epoca con le lotte anticapitaliste, pacifiste e antirazziste. La ricontestualizzazione nello scenario contemporaneo delle battaglie per i diritti LGBTQ+ di Queens of the Dead è dunque un aggiornamento fruttuoso che prosegue la tradizione dell’horror politico. Senza scomodare la lunga storia del queer horror, il film di Tina Romero fonde quindi zombie movie con home invasion e survivalist horror, presentandoci un ensemble di vivacissimi personaggi pronti a lottare per la propria vita. In questo contesto, l’aspetto dell’attacco dall’esterno risulta particolarmente interessante se coniugato in chiave queer, poiché permette di operare riferimenti con l’orrore della vita reale, come il terribile attentato al Pulse di Orlando del 2016.

Un b-movie con tutti i crismi
Seguendo lo spirito degli anni Sessanta, Queens of the Dead è un b-movie con le sue ingenuità, ma che porta accenni di novità agli stilemi del genere traendo dall’esperienza di Tina Romero come dj e artista a New York. È infatti centrale il tema della dipendenza dalle droghe, che sembrano essere origine dell’epidemia zombie ma anche quello della dipendenza dai telefoni: i non-morti si muovono lentamente come tradizione ma sono costantemente impegnati a scrollare e a fare selfie. Lo smartphone diventa però allo stesso tempo anche arma innovativa, poiché con il GPS attraverso Tinder i protagonisti possono scovare gli zombi nascosti nelle vicinanze.
Queens of the Dead è un film destinato a tutti, ma che si lascia guardare con molto affetto da chi ha familiarità con il linguaggio e la cultura queer. Citazioni a Mean Girls e a Marsha P. Johnson sono accompagnate da un cast pieno di icone LGBTQ+ dal calibro di Katy O’Brien, già co-protagonista di Love Lies Bleeding, Jack Haven, star di Atypical e I saw the tv glow, Nina West, concorrente di RuPaul’s Drag Race 11 e Dominique Jackson, incredibile coprotagonista di Pose. Gli amanti di Romero ameranno il cameo di Tom Savini, che interpreta un sindaco decisamente poco ortodosso.
Com’è il film?
Il film è una buona commedia horror esilarante che ricontestualizza lo zombie movie nella scena del clubbing queer newyorkese proponendo allo stesso tempo una storia accorata di comunità e di famiglia con un finale speranzoso che apre a possibili sequel. La colonna sonora trae dall’immaginario vampiresco anni Novanta, un synth dark curato dai Blitz//Berlin, compositori delle musiche di trailer di film celebri come Velvet Buzzsaw e Alien:Earth. Gli effetti speciali e il sangue lasciano il posto ai glitter e alle parrucche, in un’opera prima camp e sgangherata alla quale è difficile non volere bene.
Fonte immagini: Festa del Cinema di Roma
