MAZE RUNNER: LA RIVELAZIONE, un indeciso finale di saga – Recensione

Maze Runner la rivelazione recensione

Dylan O’Brien, Giancarlo Esposito e Rosa Salazar in un’immagine di Maze Runner: La Rivelazione

Quando nel 2014 uscì il primo Maze Runner: Il Labirinto fu una sorta di fulmine a ciel sereno.
Arrivò quasi troppo tardi per saltare sul vagone di successo del filone “young adult post-apocalyptic dystopian sci-fi” (una definizione da sola più lunga di quanto questi film abbiano davvero da dire), dopo che le vampate di Hunger Games e Divergent avevano già iniziato a sopirsi. In compenso, a differenza di questi, offriva un setting più interessante dal punto di vista del mistero e dell’atmosfera.
L’esordiente regista Wes Ball era riuscito a dosare ottimamente gli elementi fantastici e orrorifici della storia riuscendo nell’impresa di tenere lo spettatore incollato alla poltrona. Un cast di ottimo livello – che avrebbe pagato alla grande nei seguiti – faceva il resto. La suggestiva “claustrofobia all’aperto” della radura incasellata nel misterioso labirinto aveva fatto centro.
L’anno successivo, con Maze Runner: La Fuga, la storia si è espansa verso i lidi più classici del cinema post-apocalittico. Tolto l’elemento che rendeva il primo film così particolare, la caduta nel cliché e nel déjà vu (pur tra paesaggi visivamente riuscitissimi) era inevitabile.
Infine, Maze Runner: La Rivelazione aveva il compito di chiudere il cerchio, possibilmente senza cadere negli errori del secondo capitolo.
Ci è riuscito? Sì… e no.
Maze Runner La Rivelazione recensione

I protagonisti di Maze Runner: La Rivelazione

MAD MAX: MAZE ROAD

Il terzo e ultimo capitolo della saga labirintica è un continuo alternarsi di ottimi momenti e cadute evitabili, sia sul fronte della storia che su quello dell’esecuzione.
Se la prima sequenza è effettivamente mozzafiato, con un inseguimento a rotta di collo alla Mad Max, dal momento in cui il film inizia a rallentare si perde inevitabilmente nella terra degli spiegoni. Qui sta il problema principale che affligge tanto il cinema al giorno d’oggi: l’incapacità di comunicare per immagini. Il bisogno di spiegare banalmente attraverso dialoghi forzati tutto quello che sta succedendo uccide il senso narrativo. In questo, Wes Ball avrebbe potuto effettivamente prendere spunto da George Miller e lasciare che fossero i contrasti ambientali a parlare. La necessità di costruire la trama attorno al classico pretesto “infiltriamoci nella super-protetta base nemica” tronca il fiato ancora prima che l’avventura inizi.
Il film, a parte la durata eccessiva, rappresenta un miglioramento rispetto al capitolo precedente.
Dylan O’ Brien è molto efficace nei panni di un Thomas disilluso e il suo apporto emotivo al personaggio riempie lo schermo. Tutto il cast di contorno, pur con qualche cliché di troppo, funziona senza difetti. Visivamente il film offre dei momenti coinvolgenti: c’è una certa cura per gli effetti e per le scenografie che spesso non è presente in questo genere di film.
La trama semplicistica e a volte forzata tende paradossalmente a risolversi a tratti molto velocemente per poi piantarsi troppo a lungo: che sia un problema di montaggio o una scelta precisa, va a sicuro detrimento del lungometraggio. Alla fine della visione si avverte una certa stanchezza.
Maze Runner La Rivelazione recensione

I protagonisti di Maze Runner: La Rivelazione

VIA D’USCITA

In conclusione, pur rimanendo un prodotto tutto sommato modesto, riesce a intrattenere senza troppe pretese. I fasti del primo lungometraggio, dovuti forse più alla sorpresa del soggetto e a un’esecuzione meno ingessata, sono lontani. Ma anche il senso di noia del secondo capitolo sono dimenticati.
Poteva sicuramente esserci un modo migliore, più spettacolarmente “globale” di concludere la saga, ma forse è ingiusto pretendere di più. Rispetto alle “rivali” che hanno proliferato in questi anni, quella di Maze Runner rimane, con tutti i suoi difetti, la più originale, godibile e meglio eseguita.

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