Maschile plurale, la recensione del sequel con Giancarlo Commare

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Maschile plurale, il sequel di Maschile Singolare, arriva su Amazon Prime Video il 20 giugno.

Di cosa parla Maschile plurale?

Il film, diretto da Alessandro Guida e scritto insieme a Giuseppe Paternò Raddusa e Gaia Marianna Musacchio, ritrova Antonio (Giancarlo Commare) ora influencer della pasticceria, che vive ancora segnato dalla morte dell’amico Denis e completamente votato al lavoro.

Il destino vuole che proprio nella sua pasticceria si ripresenti Luca (Gianmarco Saurino), che ha lasciato il forno di famiglia e fa l’operatore di una casa-famiglia per giovani LGBTQIA+ insieme al nuovo compagno (Andrea Fuorto). Antonio capirà di provare ancora dei sentimenti per Luca e tenterà in tutti i modi di riconquistarlo.

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi…ritornano?

Senza scomodare troppo Antonello Venditti, la favoletta del ritorno dei grandi amori ce la siamo, più o meno, raccontata tuttə. Se da un lato, in totale contrapposizione, non si devono accettare le minestre riscaldate, dall’altro, certi affetti si ricordano con quella malinconia di aver perso qualcosa di potenzialmente inestimabile. Senza scadere nel cinismo o nella favola rosa del peggior Harmony, Maschile plurale trova gli ingredienti essenziali per bilanciare un racconto sulla ricerca dell’amore in maniera realistica e soddisfacente.

Il film funziona bene e, senza nessuna retorica, riesce a dare voce a un sentimento generazionale nostalgico e intimo. La trama si muove negli stilemi della classica commedia romantica e lo fa senza scadere nella banalità, riuscendo, anzi, a mescolare il profondo senso di malinconia e un presente incerto.

Il vivere nel ricordo dei momenti felici è un grandissimo ostacolo nella crescita di Antonio che, se nel primo film aveva lavorato su stesso, qui si ritrova a compiere quell’ulteriore passo verso la consapevolezza che nella vita, spesso, le cose non vanno secondo i piani. Anzi i piani possiamo essere noi a rimescolarli e a crearne di nuovi. Antonio affronta questo sentimento beffardo e funambolico; da un lato la voglia di tornare in quel passato conosciuto, piacevole e sicuro, e dall’altra l’ignoto, l’ansia della responsabilità e la paura di fallire.

Quel pizzico di Singolare che accoglie il Plurale

Nel film si scherza sui sequel, sulla sfida che un film deve affrontare se comparato a quello che lo precede. Il risultato non era scontato, ma Maschile plurale è un film godibilissimo che riesce a coniugare un’estetica confortante all’incertezza delle relazioni umane.

Nel titolo è racchiuso tutto il messaggio dell’evoluzione narrativa; il Plurale come il singolo che, nella piena consapevolezza della sua identità, comprende e accoglie le altre individualità, nei loro pregi e difetti, per creare profondi legami che toccano le varie sfaccettature del sentire umano. Ed è proprio nella sfera sociale che i protagonisti riescono a capire se stessi ancora di più.

Com’è Maschile plurale?

È un film sull’amore, sull’accettazione di sé e degli altri con sincera accoglienza dei propri pregi e difetti. Se nel primo film il protagonista trova la propria strada ascoltando se stesso e imparando ad amarsi, in questa seconda pellicola il paradigma dell’io diventa quello del noi.

Maschile plurale porta sullo schermo l’imprevedibilità della vita, ricordandoci che spesso le seconde occasioni hanno dei risvolti diversi da quelli immaginati e che ogni forma di amore va accolta con semplicità e senza pregiudizi. La narrazione si fa testimonianza di un passaggio, forse quello più doloroso, a un’età “adulta” che troppe volte sembra non appartenere alla generazione dei personaggi del film. Una sinfonia di nostalgia millennial che porta il protagonista alla consapevolezza amara, come quel tremendo passaggio del diventare l’adulto responsabile, di non saper far contare la propria individualità nell’insieme.

Questo percorso è tremendamente spaventoso quanto, in prospettiva, inebriante ed è così che ciò che parte come una scintilla che riaccende il desiderio di un amore difficile da dimenticare riesce a evolvere in qualcosa di totalmente inaspettato.

Il cast contribuisce in modo significativo a questo successo. Giancarlo Commare e Gianmarco Saurino sono una garanzia; la chimica e la complicità tra i due attori è il punto di forza dell’intera storia. Un grande ritorno anche per Michela Giraud, che qui prende le redini del suo personaggio con la sicurezza di una veterana. Ai volti già noti si unisce un corollario di interpreti che consolidano la buona riuscita del film; tra loro Andrea Fuorto, Francesco Gheghi, Giulio Corso, Nicole Rossi, Claudio Colica e Lidia Vitale.

A chi è consigliato?

A chi ha bisogno di riaprire gli occhi sul presente e ricordare di cercare la felicità nell’oggi e non nel ricordo di essa. Alle persone che sono cambiate e cresciute nella gioia di farlo. Ai romantici che ancora hanno fiducia e ai disillusi che invece hanno abbandonato la speranza. A chi ha abbracciato con affetto la propria evoluzione e non si sente più la persona che era quando ha visto il primo film. A tutti voi, questo film, farà sicuramente bene al cuore.