BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE, luci e ombre dell’umanità

Photo: courtesy of Warner Bros. Italia

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Dopo l’annuncio al Comic-Con di San Diego del 2013 e numerosi easter egg disseminati in Man of Steel, approda sul grande schermo Batman v Superman: Dawn of Justice, un blockbuster cupo e decadente che concede lampi di luce e colore per equilibrare il quadro narrativo, costruito secondo l’archetipo di un thriller politico con intrusioni fantasy che giustificano l’origine fumettistica di una storia e suoi personaggi, Batman e Superman, eternamente idolatrati da intere generazioni.
A salire in cattedra e a condurre le sorti della pellicola è l’eclettico Zack Snyder, autore anticonformista e pioniere di un personale credo artistico che ha messo in campo nelle sue precedenti opere come 300 e Watchmen, tratte dalle pagine di meravigliosi graphic novel amati da milioni di fan.
Batman V Superman è un cinecomic denso e articolato di argomenti, governato da un filosofia bipartisan atta a incentivare lo spettatore a schierarsi a favore del suo eroe preferito, confezionando uno spettacolo d’intrattenimento a 360° che offre lo spunto per aprire ad una meta-riflessione su temi attualissimi come la sicurezza, la coscienza, la libertà e l’onnipotenza divina, messa a confronto con la condotta dell’uomo fragile e segnato dal dolore.
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Rispetto a L’Uomo d’Acciaio, uscito nel 2013, il film vede l’ingresso di nuovi attori discussi e acclamati nel mondo di Hollywood: Ben Affleck nei panni di Batman, Jesse Eisenberg in quelli di Lex Luthor e la splendida modella israeliana Gal Gadot nel ruolo della super-amazzone Wonder Woman. Le tre new entry con i rispettivi ruoli sono tra i punti di maggiore forza della rappresentazione: sono personaggi davvero ben scritti, calibrati e mai banali.
Affleck, punzecchiato da una frangia di detrattori del web che avevano ipotizzato l’esito fallimentare del suo ruolo dato il flop con Daredevil e il confronto con il Christian Bale di Nolan, è il cavaliere più oscuro mai visto finora e non fa rimpiangere le versione precedenti, bensì le riscrive, tanto da creare il profilo dell’antieroe ancora più dark, anarchico e diabolico di sempre. Il suo Batman è un terrificante giustiziere della notte, violento e pragmatico nei suoi modi, che rispecchia straordinariamente i canoni estetici della controparte ‘letteraria’ creata da Bob Kane e Bill Finger, e cela dietro la maschera il volto di un uomo ormai logoro dai combattimenti che non si fa scrupoli a oltrepassare il limite morale dell’omicidio e, nonostante il suo passato tormentato, nutre dentro di sé un autorevole senso di giustizia, custodia e vigilanza. I dialoghi con Alfred, incarnato da Jeremy Irons molto paterno e presente, sono momenti nei quali emerge tutta l’umanità di Bruce Wayne che aiuta a dare profondità al ricco miliardario.
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Psicopatico e rapsodico nelle sue elucubrazioni mentali, Jesse Eisenberg dà vita ad giovane Lex Luthor che, sin dalle battute iniziali del lungometraggio, manifesta il lato contraddittorio e bipolare di un individuo squilibrato e divorato dalle ambizioni, con con manie di grandezza da perfetto megalomane. È lui l’ago della bilancia che sconvolge gli schemi e minaccia l’ordine pubblico avvalendosi di un Mostro di kryptonite come Doomsday, impossibile da controllare. Ma la vera sorpresa è la splendida Gal Gadot, sensuale ed accecante nelle sue movenze, che viene lanciata all’interno del film in modo coerente, sovvertendo l’idea secondo la quale l’inserimento di troppi supereroi insieme poteva generare un risultato alquanto “indigesto”. Con il piede tarato sull’acceleratore, Snyder accompagna l’entrata in scena dell’attrice nei panni dell’alter-ego di Diana Prince, sulle note della colonna sonora (firmata da Hans Zimmer e Junkie XL) che spezza il ritmo del duello nell’epilogo.
Photo: courtesy of Warner Bros. Italia

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Distante dall’approccio ‘edulcorato’ e tradizionale utilizzato da Disney e dai Marvel Studios, l’ultima fatica di Snyder trova nell’universo Warner Bros./DC l’ambiente adatto per esprimere una precisa visione stilistica delle opere, rifiutando l’omologazione e la consueta etichetta di prodotto dozzinale e poco originale. Malgrado alcune imperfezioni nello script e un segmento finale ipertrofico, plasmato da elementi fantascientifici, Batman V Superman vive il suo apice di tensione ed esplosività emotiva nella prima parte, durante la quale Bruce Wayne e Clark Kent (Henry Cavill) si studiano in abiti borghesi per preparare con attenzione le proprie mosse, proiettate verso l’epico scontro che si consumerà inesorabilmente sotto gli occhi pietrificati della popolazione.
Catapultato in una dimensione allegorica dove convivono falsi piegati dalla bontà e uomini ribelli disposti a tutto per diventare onnipotenti, il pubblico diventa protagonista attivo di Batman V Superman, entrando nei sogni deliranti e nella mente dei supereroi, portatori una diverso principio etico che diventa una dottrina comune davanti ad uno scopo troppo importante da raggiungere: la salvezza del genere umano e delle sue divinità.
Michele Zoani

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13 Risposte

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