Venezia 73: i film della Mostra

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venezia 73 cineavatar mostra del cinema

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La 73. Mostra del Cinema di Venezia ha aperto i battenti e noi siamo presenti per raccontarvi le grandi emozioni della rassegna lagunare. Tra sorprese e delusioni, ecco le nostre impressioni a caldo sui film visti al Lido divisi per sezione [IN AGGIORNAMENTO…]

IN CONCORSO

LA LA LAND di Damien Chazelle

Esordio sfavillante della Mostra di Venezia che ha alzato oggi il sipario della 73esima edizione. La La Land è il film d’apertura perfetto per il festival, un manifesto limpido e incontaminato che risplende grazie all’amore per il cinema e alla sua straordinaria magia. La pellicola diretta dall’autore prodigio di Whiplash, Damien Chazelle, è un musical romantico e dinamico, a metà tra il pop e il retrò, profondamente radicato nel presente ma al momento stesso influenzato dal passato.
Illuminato dallo poetica di Gene Kelly e Stanley Donen (Cantando sotto la pioggia), La La Land è un omaggio vivace e smagliante ai grandi classici del genere targati Minnelli e Demy, che viene articolato brillantemente da Chazelle, conferma tutto il suo talento e l’intelligenza creativa. I colori di Los Angeles diventano saturi e compatti (è raro che ci siano sfumature, gli oggetti spesso sono monocromatici), sfiorano i corpi dei protagonisti e li avvolgono dolcemente, tanto da donare alle vicende quell’atmosfera onirica che ha il potere di sedurre il pubblico.
Chazelle non ha rifatto Whiplash, ma ha esplorato le origini di quel lungometraggio, raccontando la preoccupazione per la fine di comunicazione non verbale come Jazz. Magico e folgorante.

THE LIGHT BETWEEN OCEANS di Derek Cianfrance

A quattro anni di distanza dall’acuto e complesso Come Un Tuono, Derek Cianfrance torna in cabina di regia per dirigere Michael Fassbender e Alicia Viikander nell’opera drammatica The Light Between Oceans, tratta dall’omonimo romanzo di M. L. Stedman.
The Light Between Oceans è un film sull’amore (non solo nella finzione del set) che per Tom rappresenta una sorta di riscatto dagli orrori della guerra; lui che pare quasi auto-infliggersi quella solitudine come punizione per le azioni passate. Il pentimento e il forte senso di colpa, però, nonostante la famiglia e l’amore sopravvivono nel personaggio interpretato da Fassbender e riemergono in maniera preponderante nel momento in cui conosce la madre della bambina trovata sulla spiaggia. Il sentimento immenso per Isabel lo porta a sovvertire le sue regole e gli schemi, ma è la scoperta della verità che trascina il personaggio a chiudersi in sè stesso, tradendo la fiducia della moglie.
Cianfrance ha sicuramente il “polso” per raccontare i grandi sentimenti, come ha fatto in Blue Valentine e Come un tuono, malgrado la pellicola non riesca a sbrogliare una matassa di emozioni troppo complesse e profonde, colpa probabilmente di rimanere oltremodo legato ad un’opera esistente. Sofferente. Incompiuto

ARRIVAL di Denis Villeneuve

Arrival è un’opera intensa, capace di portare sul grande schermo il gusto della fantascienza tanto cara a geni come Kubrick e Asimov. Quella basata sulla scienza, più che sull’azione, sul senso della scoperta, più che sugli effetti speciali. Ma la vera forza di Arrival divampa proprio quando decide di concentrarsi completamente sulla magnifica protagonista: Louise, interpretata da Amy Adams. La capacità della donna non viene da una scrittura orientata verso l’androginia (come la Ellen Ripley di Alien) ma proprio dalla sua fragilità. Una madre ferita sarà l’ultima speranza del mondo.
Arrival attinge a piene mani da Contact, unendolo con il Terrence Malick di The Tree of Life e raccontando le vicende con la chiarezza e la sicurezza del Nolan di Interstellar. Villeneuve dirige un classico istantaneo, una perla di fantascienza. La storia è intrisa del fascino della scoperta e procede focalizzandosi sulla fatica dei protagonisti. Gli effetti speciali sono quasi invisibili, e diventano funzionali alla narrazione. E il finale, perfetto e struggente, illumina lo schermo con 20 minuti di emozioni inedite, di gioia disperata. Lo spazio e il tempo collassano. Magnetico.

[In aggiornamento…]

CINEMA NEL GIARDINO

GEUMUL (THE NET) di Kim Ki-Duk

Dopo il feroce e spietato One On One, presentato alla 71. Mostra di Venezia, Kim Ki-Duk torna al Lido con la sua ultima fatica Geumul (The Net). Confermando l’interesse recente per le storie contemporanee, connesse con l’attualità e lo spaccato sociale, l’imprevedibile cineasta sud-coreano firma un lungometraggio cinico e provocatorio che focalizza l’attenzione sul rapporto tra l’uomo e l’ideologia politica radicata nei luogo di provenienza.
Geumul pone sotto la lente d’ingrandimento la vicenda di un pescatore della Corea del Nord che sconfina nei mari della Corea del Sud, a causa di un guasto alla sua imbarcazione. Catturato e brutalmente interrogato dalle forze di sicurezza del Paese ‘rivale’ con l’accusa di essere una spia, l’uomo viene rimpatriato poiché le prove a suo sfavore risultano insufficienti. La permanenza in un bunker di massima sorveglianza cambierà per sempre la sua vita e gli consentirà di riflettere sul lato cancerogeno di quella società ormai sedotta dal consumismo e da un inarrestabile sviluppo economico. Con uno stile analitico e diretto, Kim Ki-Duk traccia una parabola discente sul sacrificio e sulla condizione precaria di libertà, fisica e di pensiero, che inevitabilmente genera tristezza e provoca spaccature difficili da sanare. Deciso.

[In aggiornamento…]