ZeroZeroZero: la recensione degli episodi 3 e 4

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ZeroZeroZero Harold Torres
Harold Torres in ZeroZeroZero
I primi due episodi di ZeroZeroZero (qui la nostra recensione) avevano messo decisamente molta carne al fuoco (forse troppa) nel presentare le diverse realtà dei personaggi, riuscendo a convincerci solo in parte sulle potenzialità della serie.
Nel terzo e quarto episodio, invece, ogni dubbio viene completamente dissipato, il livello generale si alza considerevolmente e ci troviamo di fronte un ritmo serratissimo, unito a degli ottimi spunti narrativi.
All’inizio del terzo episodio, avviene il cambiamento di alcune dinamiche che, seppur intuibile, conduce a uno sviluppo solido e ben realizzato.
Manuel (Harold Torres), il capitano della squadra di paramilitari in Messico, deve fare i conti con le azioni intraprese dal suo gruppo nella puntata precedente, passando dall’essere un infiltrato del cartello a ricoprire il ruolo di vero e proprio sicario al soldo dei Narcos, spinto da una folle e incomprensibile (almeno per il momento) missione “per conto di Dio”, figura apparentemente molto importante nella vita del militare.
Chris Lynwood, il personaggio interpretato da Dean DeHaan, dopo la morte del padre, si trova coinvolto negli affari di famiglia e decide di imbarcarsi nella “Miranda”, la nave che trasporterà un grosso carico di cocaina fino in Calabria per rifornire il boss locale, Don Minu (Adriano Chiaramida), alle prese con i tentativi del nipote di destabilizzarlo.
Il segmento con DeHaan risulta il più riuscito, lo vediamo passare da ragazzino cagionevole e impacciato a risolutore scaltro e tenace, facendoci comprendere perché nei primi episodi fosse stato volutamente interpretato dall’attore in maniera scialba e disinteressata.
Si troverà abbandonato a sé stesso, in mezzo al nulla… tradito dal proprio equipaggio che ha dato fuoco alla nave e lo ha rinchiuso in una cabina, condannandolo a morte certa, ed è qui che tutto il suo ingegno verrà fuori.
Questo cambiamento risulta molto convincente, Chris non è mai stato uno stupido e non siamo solo noi spettatori a rendercene conto con stupore ma anche sua sorella (Andrea Riseborough), la quale agiva in maniera iperprotettiva nei suoi confronti, reagendo decisamente male a questa presa di coscienza del fratello e generando un conflitto non verbale sulle capacità di leadership di entrambi.
Infine si torna in Italia, dove quello che sembrava l’ennesimo conflitto generazionale messo in scena da Stefano Sollima si trasforma in qualcosa di completamente diverso, più intimo e personale.
Scopriamo che Stefano, il Nipote del Boss, non vuole abbattere suo nonno per mere questioni di potere ma c’è un motivo molto più concreto e viscerale a guidarlo, ovvero la vendetta.
Sollima ci prende all’amo, inizia a raccontarci una storia fin troppo familiare, per poi giocare con quegli stessi cliché che lui stesso ha costruito negli anni per stravolgerne la prospettiva, facendo salire l’asticella dell’attenzione in maniera sapiente e graduale, confermandosi un grande regista e un ottimo analista del proprio metodo di scrittura.
ZeroZeroZero Dane DeHaan
Dane DeHaan in ZeroZeroZero
Il quarto episodio è una grande conferma di quanto visto precedentemente: non solo accelera maggiormente il ritmo della messa in scena ma, in modo incredibile, trova anche il tempo di fornirci un’ottima caratterizzazione dei personaggi e una splendida messa in scena, scandita da flashback, salti temporali e piccoli espedienti che danno grande respiro al racconto.
Il tema della famiglia diventa centrale, sia essa di sangue che metaforica e l’appartenenza a essa si tramuta nello stimolo a continuare la lotta nei confronti di ciò che si ritiene più giusto, poiché sono l’eredità e il senso di comunità a dare uno scopo ai personaggi, siano essi soldati o semplici criminali.
La famiglia rimane il fulcro di tutto, anche se si sceglie di fare una bella distinzione tra quella biologica e quella a cui si decide di appartenere, mostrando che solo nella prima esistono conflitti e tradimenti.
Tra i vicoli di Monterrey, Manuel e i sui fratelli di battaglia cominciano a seminare il caos tra i piccoli spacciatori locali, cercando di riunirli sotto l’unica bandiera dei Narcos.
Chris e la sorella Emma diventano ufficialmente dei ricercati, ritrovandosi a dover escogitare un modo per fuggire e portare quello che rimane del carico di cocaina fino a destinazione, dovendo inoltre fare i conti con la malattia del fratello che sembra aver iniziato il proprio corso e con alcune rivelazioni che incrineranno il solido rapporto tra i due.
La puntata più action vista finora e anche quella che contiene più interazioni umane tra i protagonisti, riuscendo finalmente a farci empatizzare con ognuno dei volti messi in scena dalle sapienti mani di Sollima.
ZeroZeroZero sembra aver trovato la propria strada e chiara è la decisione di voler continuare a schiacciare sull’acceleratore emotivo dei suoi personaggi, in modo da catturare lo spettatore e coinvolgerlo nelle loro avventure.