Venezia 74: TUEURS, la recensione del polar di François Troukens e Jean-François Hensgens

Tueurs recensione

Tueurs © J.Voets

Tueurs, assassini. Una promessa mossa sin dal titolo di questo polar (crasi tra poliziesco e noir, indicante un genere i cui protagonisti sono appartenenti alle forze dell’ordine) 100 % belga, diretto da  François Troukens e Jean-François Hensgens. L’inizio è sorprendente: una donna, che successivamente si scoprirà appartenere alla giustizia, viene brutalmente assassinata in un parcheggio sotterraneo. Nel frattempo una banda di ladri si prepara a compiere l’ultima, consistente rapina. I destini si incroceranno con quelli di una coraggiosa poliziotta che, indagando sul killer potrebbe avere trovato una pista che porta ad inquietanti scenari politici.
Tueurs è un film di genere fatto e finito, consapevole delle convenzioni e del lavoro di chi l’ha preceduto. L’azione è il cuore pulsante che muove i registi e si sente. La cura negli spari, nel rumore delle pallottole contro i differenti materiali, così come gli spettacolari inseguimenti, sono la prova della grande ambizione che ha dato vita a questa produzione.
La regia è calda, a contatto con i personaggi, con una camera a mano sufficientemente dinamica da restituire la durezza delle coreografie dei combattimenti a fuoco. La distribuzione dei momenti di azione regala un notevole ritmo al film che sembra non fermarsi un attimo. Purtroppo però questa fretta eccessiva comprime all’inverosimile i passaggi logico-deduttivi. Rivelazioni chiave vengono passate quasi sotto silenzio, senza alcuna enfasi e senza che i personaggi abbiano compiuto un percorso tale da rendere logica la loro deduzione.
Tueurs recensione

Tueurs © J.Voets

È ammirevole la voglia del cinema di genere di ritornare al cuore dell’azione, alla ricerca del montaggio perfetto per fare procedere il lungometraggio nel minor tempo possibile. Eppure il continuo ricorso a dialoghi stereotipati per delineare la psicologia dei protagonisti è quanto mai esasperante.
Nella quasi totalità delle battute si percepisce l’opera di scrittura. Si sente il processo mentale che ha portato lo sceneggiatore François Troukens a imprimere le parole e i dialoghi nero su bianco. Tutto questo contrasta con ciò che si spera il film possa diventare.
Se i primi 10 minuti fanno ben pensare a un piccolo cult del genere, le scelte registiche (perché utilizzare i salti temporali solo all’inizio? Perché non dare più respiro al film? Perché quei dialoghi?) non fanno altro che riportare Tueurs ad essere un ottimo prodotto di genere adatto per la tv ma leggermente acerbo per il grande schermo.

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