The Bikeriders, la recensione del film di Jeff Nichols

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The Bikeriders è il nuovo film di Jeff Nichols in sala con Universal Pictures a partire dal 19 giugno.

Da cosa nasce il film di Jeff Nichols?

Jeff Nichols racconta attraverso la sua voce, da sceneggiatore, e il suo sguardo, da regista, le vicende di un gruppo di motociclisti tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70. La sua fonte di ispirazione principale, ammessa esplicitamente a partire dalla prima immagine del film, è l’album fotografico di Danny Lyon, che racconta attraverso fotografie e interviste i ragazzi appartenenti al Chicago Outlaws Motorcycle Club. Non si tratta tuttavia di un film che racconta una storia vera, più un racconto sognato di un regista che ha visto qualcosa in quegli sguardi ormai così lontani di motociclisti.

Di che cosa parla The Bikeriders?

Il film racconta attraverso un punto di vista a metà tra l’esterno (attraverso le interviste posteriori di Danny a Kathy) e l’interno (attraverso la rappresentazione diretta degli eventi) un gruppo di motociclisti, i Vandals di Chicago. Svettano per importanza i personaggi principali, Johnny (Tom Hardy), Benny (Justin Butler) e Kathy (Jodie Comer). Sono le loro tre storie, intrecciate, le principali su cui si regge il racconto.

Siamo negli anni ‘60, durante la golden age dei motorbiker. L’estetica proposta è semplice, spesso affrontata dal cinema, eppure ancora suggestiva. Giacche in pelle, giubbotto di jeans, scritta e stemma sulla schiena a individuare il gruppo di riferimento, bottiglie di birra, sporcizia, violenza e, naturalmente, la moto, con la sua velocità, il suo rombo del motore, il pericolo ricco di fascino e paura.

Johnny, il capo, è come dice Kathy “non sempre il più grosso, sicuramente il più cattivo”. Johnny ha aperto il club a partire da una suggestione cinematografica. Fonda il club, infatti, dopo essere stato affascinato da Marlon Brando ne Il selvaggio. Nonostante sia un lavoratore, fa infatti il camionista, un padre di famiglia, sceglie di costruire una seconda famiglia/clan, regolata da leggi “barbariche”, composta da ragazzi che hanno in comune la loro non appartenenza alla società, la loro vita ai margini.

The Bikeriders

I Vandals sono dei barbari?

I Vandals rappresentano davvero una sorta di gruppo di barbari, vige la legge del capo branco, riconosciuto da tutti per le sue doti. Comanda la legge del gruppo, della lealtà, dell’amicizia fedele, dell’appartenenza a qualsiasi condizione. In qualche modo è concessa la sfida al capo, attraverso un “duello” stabilito (pugni o coltelli), eppure, nonostante la violenza ammessa, il gruppo rimane coeso. Il capo può essere sfidato, non ucciso, così come i membri del gruppo sono sempre protetti prima di tutto dal capo, in secondo luogo dagli altri.

Da chi è composto il club?

Il club non è quindi formato da un gruppo di criminali, i personaggi che conosciamo sono particolari (Scarafaggio Cockroach mangia insetti, il lettone probabilmente sordo Zipco è rifiutato dai militari perché dall’apparenza indesiderabile), alcuni sono effettivamente perdigiorno, ma altri conducono vite semplici (elettricista, imbianchino, meccanico…), ma dignitose. Questi ragazzi che non si sentono parte desiderata della società si riappropriano del loro senso di appartenenza attraverso la partecipazione a un gruppo “osceno” come loro sono osceni agli occhi della società  delle gente “bene”, istruita al college, con macchina e lavori intellettuali.

Benny, però, è la mosca bianca del gruppo. Kathy inizialmente è respinta da questi ragazzi sporchi, grezzi e pericolosi, ma quando vede Benny ne è attratta. Benny è uno spirito libero, non lavora. Lui vive per la sua moto, per il gruppo, per la velocità. Non ha sentimenti, è a metà tra un animale e un essere sovrannaturale. Incarna perfettamente lo spirito del Biker, una creatura libera dagli schemi della società, ma non dalla legge del branco, che sente come unica legge di vita.

Com’è The Bikeriders?

Quando la golden age inizia a declinare con l’arrivo di nuovi ragazzi giovanissimi e ribelli anche nei confronti della legge del gruppo il film si ingolfa insieme al club di Johnny, si fa lento, cupo. Il cambiamento è quasi repentino. Sembra tradire l’atmosfera ben ripresa nella prima parte. 

La scrittura di alcuni personaggi, inoltre, risulta approssimativa. Sicuramente Kathy non è un personaggio femminile ben scritto e risente di alcuni stereotipi. Ricalca il cliché della donna che ambisce a cambiare il marito perché metta la testa a posto (anche se all’inizio del film sembra che ami proprio la libertà di Benny e il suo anticonformismo). 

Anche la mancata rappresentazione di personaggi appartenenti ad altre etnie è un punto a sfavore del film. È un peccato che un racconto della diversità, della vita ai margini non racconti nemmeno in modo trasversale le storie di minoranze. 

Anche il finale non convince, con un cambiamento di un personaggio chiave troppo repentino e ingiustificato rispetto a come era stato scritto in precedenza.

Il film è buono, anche se mostra elementi di debolezza che non gli permettono di brillare come avrebbe potuto. Rimane un film godibile, di atmosfera, con quell’estetica da Biker in grado ancora di suscitare fascino.

Recensione a cura di Teresa Paolucci